venerdì 31 luglio 2015

A proposito di un’antichissima tecnologia per la lavorazione della pietra senza l’uso di strumenti metallici...

SHAMIR…SHIN MEM YUD RESH = 550 NOME DEL LEGGENDARIO VERME, DI CUI SI SAREBBE SERVITO RE SALOMONE PER TAGLIARE LE PIETRE NECESSARIE ALLA COSTRUZIONE DEL TEMPIO…SENZA RICORRERE A STRUMENTI METALLICI.
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Storia e leggenda

“Il quinto mese, il sette del mese, corrispondente al diciannovesimo anno di Nabuchadnèsar, re di Babilonia, giunse a Gerusalemme Nabuzardàn, comandante della guardia, subalterno del re di Babilonia” (2 Re 25, 8).

La prima volta che casualmente mi imbattei nello Shamìr, si trattava solo di un fuggevole accenno contenuto in un articolo che parlava della Massoneria, e diceva pressappoco quel che segue.

Durante la seconda conquista di Gerusalemme da parte dei Babilonesi (che la Bibbia chiama “caldei”) nel 587 a.C. – con susseguente saccheggio dell’intera città, messa a ferro e fuoco, e deportazione dei suoi abitanti – dal Tempio di Salomone fu portato via tutto quanto c’era ancora di prezioso. Ma quasi ogni arredo e oggetto in oro e in argento era già stato sottratto dieci anni addietro durante il primo episodio di questo genere, quello portato a termine nel 597 a.C. dallo stesso Nabuchadnèsar, o Nabucodonosor (1).

La spoliazione compiuta dai caldei – benché definitiva e, questa volta, completa – fu quindi, per forza di cose, più modesta quanto a valore venale, ma non per importanza. Oltre all’asportazione di tutti gli oggetti mobili, furono demoliti e portati via tutti gli accessori in bronzo del Tempio, compresa la grande vasca per la purificazione dei sacerdoti (2) e le due colonne, poste all’esterno ai lati dell’ingresso: modello comune a tutti gli impianti templari di questo periodo e di questo àmbito geografico. Le due colonne, delle quali la Bibbia riporta minuziose descrizioni (3), e alle quali Salomone aveva dato i nomi di “Jachin”, quella di destra, e “Boaz”, quella di sinistra (cioè, forse, “Stabilità” e “Forza”), erano cave. Fin qui, per quanto attiene la testimonianza “storica” dell’Antico Testamento.

La leggenda riportata dalla tradizione midràshica (4), tuttavia, fornisce ulteriori dettagli. Insieme alle colonne fu asportato il loro contenuto: nella loro cavità, infatti, veniva conservato l’intero archivio storico del popolo d’Israele, assieme ai documenti che riportavano la summa di tutto il sapere e tutti i segreti scientifici.

Pare poi che in seguito, per vie misteriose, quei documenti siano entrati in possesso della Massoneria, che li deterrebbe tuttora. Fra essi, era custodito il segreto di “qualcosa” che nessuno più sa cosa sia: il “magico Shamìr” (5). Il mio secondo incontro – anch’esso fortuito – con lo Shamìr avvenne leggendo un altro midràsh e fu molto più illuminante; ma non a sufficienza.

Il racconto riporta che, per la costruzione del Tempio (6), Salomone aveva dato ordini molto precisi. Secondo la Legge mosaica, Legge divina, nessun materiale (pietra, legno, oro, avorio eccetera) doveva essere lavorato con attrezzi di ferro (7), il metallo di cui son fatte le armi che portano morte.

L’altare, soprattutto, non doveva essere profanato in nessun modo da quel contatto, e nel cantiere non doveva entrare nemmeno un chiodo; né tanto meno martelli, scalpelli, picconi o altro. Tanto è vero che il materiale da costruzione – o almeno, sicuramente, la pietra – era arrivato sul posto già squadrato, se non rifinito, di modo che durante i lavori “non si udì nel Tempio nessun rumore prodotto da utensili metallici”.

L’unica maniera alternativa di lavorare la pietra senza impiegare strumenti di ferro era quella di usare il “magico Shamìr”(8). Dio stesso l’aveva dato sul Sinai a Mosè, che se ne era servito per incidere i nomi delle dodici tribù sulle pietre incastonate nel pettorale e nell'”efòd” che facevano parte dei paramenti del Sommo Sacerdote. Da allora però lo Shamìr era sparito e non si sapeva più che fine avesse fatto. Ma la storia racconta poi di come Salomone (in modo a dire il vero non troppo onorevole) riuscì a procurarselo.

Il dèmone Asmodeo (che sa dove si trovano tutti i tesori nascosti) fu costretto a rivelare al re che Dio aveva consegnato lo Shamìr a Rahav, l’Angelo (o il Principe) del Mare, il quale non lo affidava mai a nessuno se non, raramente e solo a fin di bene, al gallo selvatico (o gallo cedrone, o gallina di brughiera, o aquila di mare, a seconda delle versioni), che viveva lontano, ai piedi di montagne mai esplorate dall’uomo: questi se ne serviva per “forestare” intere colline nude e pietrose, producendovi – per mezzo dello Shamìr – innumerevoli forellini, nei quali poi piantava semi di varie piante e di alberi. Ciò veniva fatto nell’imminenza della migrazione di gruppi tribali divenuti troppo numerosi, che più tardi, arrivando sul posto, avrebbero trovato un ambiente vivibile.

In quell’occasione, re Salomone riuscì con l’inganno a sottrarre il magico “tarlo” al gallo selvatico, che se lo era fatto prestare da Rahav per un caso di forza maggiore: il re infatti, proprio per costringere il pennuto a questo espediente estremo, aveva fatta porre sopra il suo nido una piccola cupola di vetro, separandolo così dai suoi piccoli. Volò verso occidente l’uccello disperato, in cerca di Rahav; quando tornò portava nel becco lo Shamìr, con il quale in pochi istanti riuscì a perforare o a disintegrare il vetro, lasciando poi cadere lo Shamìr, che Salomone lestamente raccolse.

A lui che stupito chiedeva cosa mai fosse quella misteriosa e portentosa sostanza e da dove venisse, il gallo selvatico rispose che la si poteva trovare lontano, sulle Montagne dei Dormienti, e là lo condusse, dove il re ne fece scorta sufficiente a completare tutte le opere del Tempio che non potevano essere eseguite usando strumenti metallici. Particolare pietoso, si dice anche che il gallo selvatico, per la vergogna di aver perso lo Shamìr, si sia suicidato.

Vedremo fra poco quante e quanto strette analogie (luoghi, personaggi, miracolose caratteristiche e modalità degli avvenimenti) questa leggenda mostri con le altre sparse in tutto il mondo. Il racconto dà inoltre una interessante precisazione: lo Shamìr – che, almeno in alcune versioni, a fine lavori venne restituito al suo custode – venne da Salomone riposto e in seguito conservato (era quello l’unico modo di trattarlo correttamente) in un cestino pieno di crusca d’orzo. Ma che cos’era dunque lo Shamìr?

Particolari tecnici

Quella sopra riportata è solo una delle molte narrazioni relative allo Shamìr: segno che – malgrado l’incertezza dell’identificazione – a suo tempo era “qualcosa” di ben noto e diffuso. Infatti ho trovato più tardi numerosi altri dettagli.

Provengono da almeno una quindicina di midrashìm diversi (alcuni dei quali molto antichi) ma sostanzialmente concordi sui punti principali, che figurano in svariate antologie, ma meglio accorpati o riassunti in quella che è la più completa e ponderosa raccolta moderna del genere, “Le leggende degli ebrei” di Louis Ginzberg.

Rimandando ad uno studio più approfondito l’esame diretto delle fonti originali, i particolari che ne emergono sono i seguenti. Lo Shamìr, con altre creature soprannaturali, venne creato al crepuscolo del sesto giorno della Creazione. E’ grande più o meno come un grano di frumento o d’orzo, e possiede la mirabile proprietà di tagliare qualsiasi materiale per quanto durissimo, anche il più duro dei diamanti.

Per questa ragione venne utilizzato da Mosè per lavorare le gemme poste sul “pettorale del giudizio” del Sommo Sacerdote. I nomi dei capi delle dodici tribù furono dapprima tracciati con l’inchiostro sulle pietre destinate a essere incastonate nel pettorale (e anche sulle due onici dei fermagli posti sulle spalline dell'”efòd” – N.d.A.) poi lo Shamìr venne passato sui tratti che rimasero così incisi (dalla letteratura rabbinica).

Il fatto più straordinario fu che l’attrito (o l’azione) che segnò le gemme non produsse nessun residuo. Lo Shamìr venne inoltre usato per tagliare le pietre con cui fu costruito il Tempio, perché la legge proibiva di usare per quest’opera strumenti di ferro (dal Talmud e dalla letteratura midràshica).

Lo Shamìr non può essere conservato in un recipiente chiuso di ferro o di qualunque altro metallo, poiché lo farebbe scoppiare. Esso va avvolto in un panno di lana e deposto in un cesto di piombo pieno di crusca d’orzo. Lo Shamìr rimase in paradiso sinché Salomone non ne ebbe bisogno e mandò l’aquila (o un altro volatile) a prenderlo.

Era il più meraviglioso possesso del re. Con la fine dei lavori del Primo Tempio, o con la distruzione del Tempio stesso, lo Shamìr scomparve. (9) Chiaramente, la leggenda su re Salomone e il gallo selvatico ha soprattutto le caratteristiche di un racconto immaginario. Contiene tuttavia un paio di indicazioni concrete, e inoltre alcune informazioni che potrebbero consentire un collegamento – lo vedremo più avanti – con miti consimili appartenenti ad altri àmbiti culturali, sia geograficamente vicini che inverosimilmente lontani.

L’intero collage di citazioni midràshiche di Louis Ginzberg presenta da parte sua alcuni dati fantastici (la creazione dello Shamìr al crepuscolo del sesto giorno, insieme ad altre “creature soprannaturali”; il fatto che Salomone mandò l'”aquila” a prenderlo in paradiso), ma soprattutto vi dominano connotazioni e dettagli estremamente realistici, tali da suggerire fortemente l’impressione che la descrizione dello Shamìr che vi compare fosse frutto di osservazioni di prima mano, più che di pura fantasia.

Un articolo di Phillip Clapham poi, citandone un altro pubblicato da Velikovsky sulla rivista “Kronos” (VI: 1) (torneremo più avanti su entrambi), aggiunge il particolare, tratto probabilmente da qualche altro midràsh, che anche le due Tavole della Legge, scritte da Mosè sotto dettatura divina, erano state incise usando lo Shamìr.

Nel semileggendario “Testamento di Salomone” (del III° secolo d.C.) si narra inoltre che, durante la costruzione del Tempio, gli operai addetti ai lavori soffrivano di un male misterioso che provocava grande spossatezza: ogni giorno più pallidi, con profonde occhiaie, deperivano, non riuscivano più a lavorare, e ogni notte erano visitati da vampiri e dèmoni che li affamavano rubando loro il cibo (il che, a parer mio, significa che rimettevano anche l’anima).

Quando incominciarono a morire, il re salì sul monte Moria e pregò Dio, il quale gli mandò in dono – tramite l’arcangelo Michele – il famoso anello d’oro, con incisi la stella e il Suo ineffabile Nome, che dava poteri straordinari e immensa saggezza (in quell’anello fu più tardi incastonato lo Shamìr, che era una specie di rutilante “pietra verde”, un “portentoso gioiello che irradiava luce”). Vampiri e dèmoni furono messi, al posto degli operai, a tagliar pietre giorno e notte. Questo è, più o meno, tutto quello che si sa sul “magico Shamìr”. Complessivamente, dai brani citati si possono trarre le seguenti informazioni “tecniche”:

1. lo Shamìr poteva essere usato per foggiare e per lavorare qualunque minerale, anche le pietre più dure – un midràsh dice “anche il legno duro come pietra” – diamante compreso (che, in alcune versioni, figura tra le gemme del pettorale); era in grado di intaccare anche il vetro; la sua azione non lasciava residui (10);

2. il suo aspetto era quello di un “qualcosa” delle dimensioni di un granello d’orzo, forse di colore verde;

3. non poteva essere conservato in un contenitore metallico chiuso, che sarebbe esploso (o si sarebbe fuso): liberava vapori? o che altro?

4. solo il piombo, anzi un recipiente non ermetico di piombo, se protetto da una adeguata coibentazione, poteva resistere alla corrosione (o comunque alla reazione chimica) da esso prodotta;

5. non danneggiava la lana né la crusca, e – con qualche problema – si poteva manipolarlo a mani nude (11);

6. non inibiva la crescita delle piante;

7. con l’andar del tempo (si parla di circa 400 anni, quelli intercorsi fra la costruzione e la distruzione del Tempio; ma forse ne occorsero molti meno) “scomparve”, o meglio “divenne inattivo” (12).

Appare piuttosto evidente che la descrizione di questo “qualcosa” fosse dovuta, in origine, all’esperienza diretta di chi con questo “qualcosa” aveva avuto a che fare, e che l’aveva usato. Ed appare ugualmente evidente – poiché all’epoca della stesura di questi testi, di cosa fosse di preciso lo Shamìr si era ormai persa la memoria – che le straordinarie caratteristiche di questo “oggetto misterioso” non sono riferibili ad alcuna delle più comuni interpretazioni che ne vengono date.

Il dizionario ebraico-italiano, alla voce “SHAMIR”, elenca infatti diverse, mirabilmente eclettiche definizioni:

1.diamante (?) (sic)
2.verme leggendario che tagliava le pietre per il Santuario;
3.finocchio;
4.paliuro.

E questo è tutto. L’unica indicazione aggiuntiva viene dal termine, subito sotto riportato, di “niàr shamìr” che in ebraico moderno a tutt’oggi, correntemente, indica la comune “carta vetrata”, cioè qualcosa che consuma e corrode.

Qui ci troviamo evidentemente nel campo delle ipotesi. Dirò di più, siamo al livello degli indovinelli da bambini: minerale, animale o vegetale? Ora, è chiaro che siamo costretti a considerare attendibili i dati forniti. D’altronde, non abbiamo alternative.

Quindi, sulla base degli elementi descrittivi a nostra disposizione, e alla luce delle conoscenze scientifiche attuali, cercherò per prima cosa di escludere le interpretazioni “impossibili”, e quindi (anche mettendo in atto i collegamenti cui prima accennavo) di identificare tentativamente il favoloso Shamìr. Ma che cos’era insomma? Sette spiegazioni e mezza..

MINERALE

E’ doveroso oltreché pertinente, in questa sede, riportare le origini del termine e le sue successive modificazioni. “Shamìr” viene, pare, dall’antica parola indoeuropea “smer”, che indica una “polvere minerale per levigare o segare”; e non si può negare che in effetti la funzione del “nostro” Shamìr sia quella, né che nei due vocaboli sia presente la medesima radice “SMR”.

In greco quel materiale venne chiamato “smeris” o “smiris”, in latino “smericulum”, in francese e in inglese moderni rispettivamente “émeri” ed “emery”, in italiano infine “smeriglio”. In ebraico, come abbiamo visto, sono stati invece conservati sia il senso che, insieme, la forma della parola. Tutte queste versioni hanno sostanzialmente lo stesso significato: “smeriglio”, per l’appunto.

Solo che questa interpretazione non mi procura una particolare soddisfazione, poiché con quel termine si definiva (e si definisce tuttora) un notissimo abrasivo proveniente dall’isola di Naxos nelle Cicladi (che tuttora lo esporta), e ricavato polverizzando una locale varietà granulare compatta di corindone. Da nessuna parte sta scritto che fosse un dono divino gestito da un uccello, circondato da un alone di leggenda, né che avesse abitudini esplosive, o che facesse ammalare la gente, o che avesse l’aspetto di un granello d’orzo, o che si inattivasse dopo un certo tempo.

Tutto ciò che questo materiale inerte sa fare è unicamente levigare e lucidare, più o meno come la normale pomice o la polvere di quarzo (c’è una bella differenza con quanto si legge a proposito dello Shamìr!). E a me questo non basta. Per cui, ritenendo valida soltanto – e soltanto in parte – l’affinità dell’uso, sarò costretta ad accantonare questa ipotesi. C’è una sola notazione interessante e curiosa da fare: “smeriglio” viene chiamata anche una specie di uccello predatore molto piccola appartenente alla famiglia dei Falconidi, ed è pure un altro nome con cui viene indicato lo sparviere. Ma vediamo ora cosa dice il dizionario.

“Diamante” (?): E’ il dizionario stesso che, con quel punto interrogativo, manifesta nei riguardi di questa interpretazione la sua perplessità. Infatti (per quanto il termine “Shamìr” compaia diverse volte nei Libri di alcuni Profeti (13) a indicare qualcosa di più duro della roccia e del ferro), è chiaro che, accogliendo tale definizione, ciò che viene considerato, pure qui, è soltanto il possibile effetto, il risultato dell’azione svolta sul materiale lavorato.

Anche questo punto di vista, in più, lascia aperti altri problemi, poiché un’incisione eseguita con una punta di diamante produce limatura o polvere, contrariamente a quanto veniva detto dello Shamìr (anzi era proprio questo, per gli autori dei midrashìm, uno dei suoi aspetti più straordinari).

L’ipotesi, oltre tutto, diviene ancora più fragile se si considera che in teoria con quel “diamante” dovrebbero essere state tagliate in misura e rifinite le enormi pietre (14) messe in opera nella costruzione del Tempio. In ogni caso, l’impiego per quell’uso del diamante (pietra pure allora assai rara e preziosa, tanto da far parte forse del pettorale del Sommo Sacerdote) sarebbe stato insostenibilmente dispendioso.

E, a parte questo, dove avrebbe potuto Salomone procurarsene i quantitativi necessari, visto che non risulta che in Israele né in Egitto o in altri paesi vicini esistano giacimenti diamantiferi? D’altronde, nemmeno tale lettura tiene in alcun conto le altre numerose indicazioni contrarie: né le dimensioni indicate, né il carattere “esplosivo” dello Shamìr, e neppure l’affermazione che col tempo esso divenisse “inattivo”. Insomma, a parte l’effettiva “capacità” del diamante di tagliare qualunque pietra, non c’è nessun elemento che concordi.

Cosa che, credo, ci autorizza a escludere questa identificazione. E, poiché stiamo indagando sulla possibile natura minerale dello Shamìr, è in questa sede che devo inserire una ipotesi molto più originale ed interessante di quella dello smeriglio o del diamante, ma che gli antichi esegeti e autori di midrashìm non potevano certo prendere in considerazione, anzi non potevano neppure immaginare.

Sostanza radioattiva: Sempre a partire dalla stessa (e unica) fonte di Ginzberg, altri ricercatori giungono a conclusioni completamente nuove e diverse che, sostanzialmente, vedono nello Shamìr una qualche – non ben precisata – forma di energia.

Un articolo di David Salkeld (15) richiama ed approfondisce quello già citato di Velikovsky (16), il quale a lungo si occupò pure di questi problemi e le cui teorie “eretiche” sollevarono grande scalpore verso gli anni ’50. Diversamente dagli esegeti biblici, sostenitori di più tradizionali interpretazioni (a giustificazione dei quali, comunque, è appena il caso di ricordare che non erano di certo scienziati dell’era nucleare), Velikovsky aveva invece preso in esame alcune altre caratteristiche dello Shamìr, da questi solitamente trascurate – immagino, per mancanza di spiegazioni sensate -: “colore verde” (forse), simile a quello di alcuni sali di elementi pesanti; corrosività nei confronti di tutti i minerali e metalli tranne il piombo; “inattivazione” nello spazio di 400 anni o meno. Era perciò giunto a identificare – per quanto non esplicitamente – lo Shamìr con qualche tipo di sostanza radioattiva.

Poteva forse trattarsi del radium, o di un suo sale, o di qualche altro isotopo della serie dell’uranio, dell’attinio o del torio: purché avesse una “vita energetica” compatibile con la durata documentata dell’attività dello Shamìr (valutata in circa 900 anni, cioè dall’epoca dell’esodo a quella della distruzione del Primo Tempio; ammesso naturalmente, come ho rilevato alla nota 12, che si trattasse sempre dello stesso Shamìr). Se non è vera, è ben pensata, come diceva un mio vecchio maestro. Perché fin qui il discorso torna, o parrebbe tornare.

Ma vedremo più avanti perché invece non sia così. Salkeld cerca di avvalorare questa tesi con diverse argomentazioni. E’ un dato di fatto che oggi in natura i minerali radioattivi – per quanto forse più abbondanti in passato – sono rarissimi sulla superficie terrestre (3-4 grammi di radium dispersi in 2000 tonnellate di pechblenda), e possiamo supporre che, 3500 anni fa, chi non ne conoscesse le potenzialità ben difficilmente avrebbe investito il suo tempo e le sue energie per procurarseli con l’estrazione mineraria. E c’è inoltre il problema che, anche in questo caso, né in Israele né nei paesi limitrofi sono noti giacimenti di tali minerali.

Tuttavia, poteva anche darsi che la miracolosa e inidentificata sostanza fosse stata trovata “concentrata” in superficie, cioè – per così dire – già pronta all’uso, e che, riconosciutene la natura “speciale” e le peculiari proprietà (ma come?), fosse stata conservata e quindi utilizzata nei modi già visti. Per la supposta esistenza di questo elemento, Salkeld dà due possibili spiegazioni:

1. Precipitato con un bolide meteoritico.

A sostegno di questa supposizione, vengono citati diversi elementi. La presenza, nel racconto su re Salomone e il gallo selvatico, sia dell’Angelo del Mare che di un uccello: “segno” che lo Shamìr veniva dal cielo. Una “pestilenza” verificatasi sotto il regno di Davide, durata tre giorni e che uccise 70.000 persone, portata a Gerusalemme da un “Angelo sterminatore che stava fra cielo e terra con la spada sguainata” (17): si trattava forse di “morte nucleare” da contaminazione radioattiva?

Ma quale “peste”, nucleare o biologica che sia, agisce solo per tre giorni? Il “fatto” che, dopo quell’avvenimento, il re Davide – con grande costernazione di tutta la corte – divenne stranamente debole e impotente (ma aveva anche settant’anni!), e che pure Salomone più tardi fu ben poco prolifico.

Secondo quanto Salkeld ipotizza, questi potrebbero essere indizi dei nefasti effetti delle radiazioni, prodotti dallo Shamìr sulla persona di chi, venutone in possesso, se lo fosse portato sempre addosso come un talismano celeste: l’uno e poi l’altro re, appunto. Ora, a favore della tesi meteoritica, bisogna ammettere che è pur vero che molte leggende in tutto il mondo parlano di “pietre magiche” dai presunti straordinari poteri, di solito cadute dal cielo. E’ parimenti vero che molti santuari e luoghi di culto divennero oggetto di particolare venerazione proprio per la presenza di un meteorite che, nell’anima popolare, avrebbe rappresentato il segno concreto di una particolare benevolenza divina verso quel sito: la Kaaba della Mecca e il Tempio di Diana ad Efeso, per non citarne che un paio.

(Per converso, una credenza assai diffusa, e che si è in parte conservata anche fino ai giorni nostri, vuole che la caduta di pietre dal cielo e/o il passaggio ravvicinato di comete siano inesorabilmente portatori di guai, e strettamente connessi con pestilenze, carestie, guerre e catastrofi in genere.) Tuttavia, come lo stesso Salkeld riconosce, in nessun meteorite recuperato sono mai stati segnalati inconsueti valori di radioattività né, per altro, nessuno di essi è mai stato trovato dotato di particolari “poteri” (18).

I midrashìm affermano che lo Shamìr fu creato il sesto giorno: ciò, secondo Salkeld, sembra suggerire (oltre al fatto che forse era noto già in un lontano passato) che, in ogni caso, la sua origine sarebbe da collocarsi al tempo dei catastrofici sconvolgimenti della Creazione. La sua seconda apparizione – questa volta, “pubblica” -, nelle mani di Mosè, risalirebbe ai tempi dell’esodo: pure questo un evento collegato, secondo Velikovsky, ad altri disastri cosmici.

E per concludere, anche la performance dello Shamìr che, come sopra detto, si sarebbe verificata durante il regno di Davide, avrebbe un’origine meteoritica. Comunque dopo la sua creazione, essa pure ovviamente “celeste”, sia nell’uno che nell’altro caso (dell’uso che Salomone ne fece però non si parla) la presenza dello Shamìr sarebbe in relazione con la caduta di qualche bolide molto anomalo e strano. Ancora più strano, però, appare il fatto che questo tipo di detriti cosmici veramente “speciali” sarebbe caduto soltanto in quelle rare occasioni – sempre sul territorio di Israele – e poi mai più. In alternativa, Salkeld propone una seconda, non meno immaginosa ipotesi.

2. Creato da scariche elettriche.

Sostiene Velikovsky che nel lontano passato elementi radioattivi, come quelli che oggi otteniamo artificialmente in laboratorio, potrebbero essersi formati “naturalmente” sulla superficie terrestre (a partire da altri elementi), nel corso di eventi eccezionali quali tremende scariche elettriche prodotte da un bombardamento cometario o meteoritico.

Salkeld, cautamente, concorda, rammentando una delle geniali (e sconvolgenti per la scienza “ufficiale”) previsioni azzeccate di Velikovsky: il quale era convinto che sulla Luna sarebbero stati trovati alti livelli di radioattività, e ne attribuiva la causa alle scariche elettriche interplanetarie di 2700 e 3500 anni fa, verificatesi nel corso delle presunte catastrofi cosmiche da lui teorizzate.

Infatti l’esplorazione lunare gli ha dato ragione: che nel cratere Aristarco siano presenti emissioni di radon-222 di almeno quattro volte più alte della media lunare, è appunto per gli accademici un mistero senza spiegazione.

Sfortunatamente, né Salkeld né – si pensa – nessun altro è attualmente in grado di calcolare di quale potenza, per “formare” sostanze radioattive da altre, inerti, dovrebbero essere le mostruose scariche elettriche intercorse, in ipotesi, fra la terra ed un altro corpo celeste, nel corso di un “incontro ravvicinato”.

Dipende, mi sembra, dalla differenza di potenziale fra i due oggetti. E nemmeno siamo al presente in grado di dire se quel fenomeno – non tanto le scariche, quanto le loro conseguenze – si sia effettivamente potuto verificare. Né, tanto meno, quando. O in concomitanza con cosa. Visto che di un simile evento non esiste alcuna memoria storica – e neppure, quanto a questo, leggendaria -, né testimonianza geologica o scientifica d’altro tipo, dovremo accontentarci di supporre che quanto affermato “potrebbe” – chissà quando – essere successo.

Ma le prove sono un’altra cosa. Salkeld peraltro non insiste né sull’una né sull’altra teoria, consapevole del fatto che – se mai radioattività c’è stata – al giorno d’oggi non sarebbe ormai più rilevabile: in tutti i casi il normale decadimento avrebbe già da tempo reso qualunque materiale (“caduto” o “formatosi” in un passato così abissalmente lontano) nulla più che un innocuo pezzo di pietra (19). Si limita a sottolineare, spezzando un’ultima lancia a favore dell’ipotesi nucleare in genere, che – come sembra accertato – in molti siti megalitici in Inghilterra (per la precisione, al centro di preistorici cerchi di “pietre erette”) si registrano tuttora significative letture di radioattività – di origine ignota -, ovviamente residua rispetto ai valori presumibili all’epoca della costruzione.

Indubbiamente erano luoghi sacri e speciali.

Ma – e con Salkeld abbiamo finito – viene naturale chiedersi se questa “sacralità” fosse positiva o negativa. In altre parole (per quanto non sia chiaro come, all’epoca, fosse possibile misurare le radiazioni), se quei cerchi venissero eretti come strutture “off limits”, segnali della pericolosità di un luogo cui non conveniva avvicinarsi, o per il motivo opposto (20), facendo salvo in tutti i casi il loro significato magico-astronomico.

Comunque, a puro titolo di curiosità, sarebbe interessante sapere cosa mai possa racchiudere – o racchiudesse – il sottosuolo del sito in cui fu eretto il Tempio: minerali radioattivi? metano? che altro? A questo proposito è indispensabile un’osservazione. Salomone era un pozzo di scienza, lo sanno tutti; era di una sapienza e di una saggezza strabilianti; da mezzo mondo tutti i più potenti re della terra venivano a Gerusalemme per consultarlo, per avere lumi.

Se lo Shamìr era veramente radioattivo, e quindi gravemente deleterio per la salute, non è pensabile che, conoscendo tali proprietà negative o effetti collaterali indesiderati, fosse così incosciente da portarselo sempre addosso (meglio sorvolare sul fatto che obbligava i suoi dipendenti a maneggiarlo quotidianamente).

A quanto pare, invece, il “magico Shamìr” era qualcosa che si poteva – con molta precauzione, e probabilmente riportandone danni non indifferenti – manipolare ed utilizzare almeno per un certo tempo. E allora non era radioattivo.

Infine, non concordano con questa sua presunta natura nemmeno altre affermazioni relative allo Shamìr, affermazioni in grado di invalidare anche altre tentate identificazioni: che non danneggiasse i materiali organici (la lana, la crusca), che non inibisse la crescita delle piante, che avesse la dimensione di “un granello di orzo”.

Alla luce di quanto sopra esposto, mi sembra perciò inevitabile escludere anche l’identificazione “nucleare”: con un certo disappunto, devo dire, poiché sembrava molto promettente, ed era sicuramente affascinante. D’altronde, i giochi sono aperti. Solo qualche tempo fa, un eminente studioso mi ha espresso molto seriamente la sua convinzione che il misterioso Shamìr altro non fosse che una specie di laser primitivo, in cui la luce coerente sarebbe stata prodotta (ma da quale fonte, non lo ha detto) facendola passare per un forellino, ottenuto dallo stampo (se di una certa dimensione) di un capello di un adulto, oppure da quello del capello di un bambino (se serviva un foro ancora più piccolo) (21). E ora, possiamo tornare alle interpretazioni “tradizionali”.

ANIMALE

“VERME“: Per la verità il midràsh che ne parla, nella raccolta di Ginzberg, dice che “la salamandra e lo Shamìr sono i più mirabili tra i rettili”; ma diversi altri racconti, e anche il dizionario, lo definiscono senza incertezze come “verme”. Non mi è chiaro il motivo della forte propensione che un buon numero di autorevoli rabbini ed esegeti biblici ha manifestato – e forse manifesta tuttora – ad accogliere questa versione. In ogni caso, trasformare in “rettile” il “verme”, o in alternativa il “tarlo” (o altro insetto), sembra proprio l’interpretazione di una interpretazione. (Il termine “insetto”, fra l’altro, deriverebbe dall’erronea traduzione del latino “insectator”, cioè “tagliatore”).

A me pare invece che tale significato possa essere utile solo ad indicare – come nel caso del diamante e dello smeriglio – l’azione meccanica ed un effetto consimile che tali animali potrebbero avere prodotto, ma di sicuro non sugli stessi materiali.

A voler essere generosi, tuttavia, è comprensibile anche questa identificazione, alla luce del fatto che quando questi testi vennero messi per iscritto, nessuno già più sapeva per certo in che cosa consistesse né come operasse lo Shamìr. Ho letto anche una cavillosa (ed anche un po’ pretenziosa) ipotesi, secondo la quale il “verme” potrebbe essere assimilabile ad un “serpente”, animale mitico di cui le tradizioni religiose e cosmiche traboccano, ma onestamente non mi sembra che possa essere presa in considerazione. E poi, che razza di verme era?

Uno che dopo quattrocento anni “diventava inattivo”? Non mi stupisce. Era “esplosivo”? Era come un grano d’orzo? Non impediva la crescita delle piante? Lo si poteva manipolare? A difesa di questa teoria (che, peraltro, si basa principalmente sul fatto che si dovesse trattare comunque di un essere vivente), si può dire solamente che, per tradizione, tutta la storia letteraria dell’antico Vicino Oriente – compresa ovviamente quella ebraica – manifesta un forte interesse per il ruolo, spesso simbolico, svolto da molti animali nella vita degli uomini, soprattutto in senso didattico, moralistico e sapienziale. In fin dei conti, né Esopo, né Fedro, né La Fontaine hanno inventato niente di nuovo.

Così, nessuno dei lettori cui erano destinate queste favole e queste leggende si sarebbe stupito di trovare perfino le creature più umili – come potrebbe essere appunto il verme – che parlano con Dio, interagiscono con gli esseri umani, svolgono compiti vari.

Nel caso in esame, si diceva che quel singolare animaletto sarebbe strisciato dentro o sul pezzo da lavorare riuscendo a intaccarlo o a fenderlo con un taglio perfetto. Si diceva pure che un suo semplice tocco potesse scindere la pietra, che si apriva “come le pagine di un libro”. Certo che il supporre che il “verme” avrebbe volonterosamente tagliato le pietre del Santuario (per compiacere Salomone, naturalmente) denota una grande fiducia nella pazienza e nell’abilità di chi lo doveva addestrare: come riuscivano a convincerlo o a costringerlo a collaborare?

Per non parlare dei tempi di lavorazione. E non voglio nemmeno pensare a come dovesse sentirsi il gallo selvatico, mentre volava trasportandolo nel becco. Insomma, oltre all’ovvia constatazione che il verme è “capace” di scavare (mele, di solito), non abbiamo nessun altro elemento che concordi. A riscattare, almeno in parte, la dignità del povero verme, c’è però una notazione bizzarra e anche un po’ inquietante: si diceva che il suo sguardo facesse morire, così come quello di Medusa faceva impietrire. Ma, a parte il fatto che mi sembra piuttosto problematico riuscire a capire se il verme ti sta fissando o meno, francamente non so che cosa pensarne.

E’ stato anche proposto che non propriamente di un “verme” si trattasse, ma di sue ipotetiche e particolari secrezioni corrosive. E questo potrebbe anche avere un senso, volendo sorvolare sulla proclamata natura di “essere vivente” dello Shamìr oltre che sull’indubbia difficoltà di procurarsi – forse strizzando gli sventurati anellidi – adeguati quantitativi di quella prodigiosa sostanza, a condizione però di mettere su un allevamento. Chi prende in considerazione una soluzione del genere non dovrebbe tuttavia dimenticare che il re Salomone (al quale l’anello fatato consentiva di parlare con tutti gli animali del buon Dio, con i quali aveva un ottimo rapporto) mai e poi mai avrebbe fatto una cosa simile. E’ vero che già con il povero gallo selvatico non si era comportato troppo bene, ma strizzare i vermi, insomma… Anche con il verme, comunque, abbiamo chiuso.

VEGETALE

“FINOCCHIO“: Per quanto riguarda questa modesta pianta mangereccia, non saprei davvero che proprietà possa avere nel campo che ci interessa, e mi spiace dover ammettere che non mi viene in mente niente. Ma, pur riconoscendo di non aver fatto approfondite ricerche sull’argomento, oserei dire che – probabilmente – il fatto che porti lo stesso nome sia sostanzialmente una coincidenza, e che l’umile finocchio non abbia proprio niente da spartire con il “magico Shamìr”.

Quindi, con rincrescimento, manderò anche il finocchio dove sono finite tutte le altre proposte. Così, per risolvere il mistero di cosa potesse essere lo Shamìr, una volta eliminate tutte le interpretazioni a parer mio impossibili, esaurite tutte le altre eventuali identificazioni connesse ai regni minerale, animale e vegetale, non ci resta ormai più che il “paliuro”. Ma chi, o per meglio dire “cosa” era costui?

“PALIURO” (Paliurus) – botanica: Va sotto questo nome una pianta della famiglia delle Ramnacee, che ne comprende sei specie, cinque delle quali però (presenti in Cina e Giappone) non si trovano nei nostri climi. Quello che a noi interessa, poiché cresce in Africa e nell’Europa mediterranea, è il Paliurus spina-Christi, detto anche Paliurus aculeatus Lamarck, o più popolarmente “marruca”, che è il nostro biancospino.

Viene descritto come un arbusto (ma può raggiungere anche i sei metri di altezza) molto ramoso e spinoso dal legno duro e resistente, con foglie alterne ovate, dotate di due stipole spinose disuguali. Porta fiori piccoli raccolti in cime, e frutti (drupe) con margine alato largo fino a tre centimetri. Il nome “spina di Cristo” deriva dalla credenza che dei suoi rami fosse fatta la “corona” con la quale Gesù fu proclamato “re dei Giudei”.

E’ citato da Teocrito, Strabone, Euripide e Teofrasto, il quale nel IV° libro dell'”Historia plantarum” ne dà una descrizione un po’ diversa; ma in sostanza, almeno apparentemente, è una pianta che non ha proprio niente di misterioso né tanto meno di portentoso. Sembrerebbe, purtroppo, che siamo arrivati a un punto morto. Ma, attenzione! Perché il profeta Isaia (a differenza di Geremia, Ezechiele e Zaccaria – citati alla nota 13 – i quali quando si riferiscono allo Shamìr intendono sempre qualcosa di “più duro del diamante”), tutte le volte che nomina quello stesso Shamìr, ne parla come di “spini e pruni” o di “rovi e pruni”? E’ chiaro che per Isaia non si trattava di un minerale né tanto meno di un animale, ma di una pungentissima pianta, che di sicuro non era il finocchio, ma che – forse – poteva essere più o meno propriamente indicata con il nome – tradotto – di Paliurus.

E allora – poiché non ci sono alternative – continuiamo su questa strada, per quanto cosparsa ed irta appunto di spine e triboli, e tentiamo di scoprire se ci sono altri elementi che stiano ad indicare che lo Shamìr fosse davvero un rappresentante (per ora in incognito) del regno vegetale. La nostra ricerca ci porterà, questa volta, fuori dai confini d’Israele, in luoghi anche molto lontani, impensati. Avrete parecchie sorprese.

https://edinterranunnaka.wordpress.com/2015/07/20/la-vera-natura-del-magico-shamir-parte-i/

giovedì 30 luglio 2015

Le Coincidenze secondo la Fisica Quantistica

L’universo è pieno di misteri che sfidano le nostre conoscenze. Nella sezione ‘Ai confini della realtà: Viaggio nei misteri della Scienza’ Epoch Times raccoglie storie che riguardano questi strani fenomeni per stimolare l’immaginazione e aprire possibilità ignote. Se siano vere o no, sei tu a deciderlo.


Quando si verificano coincidenze sorprendenti, ci sembra di essere connessi con il mondo intorno a noi in modo misterioso. Ad esempio, mentre pensi a una canzone che non senti da anni, in quel preciso istante passano quella canzone alla radio. In questo caso, la tua mente sembra connessa con il mondo che ti circonda; la coincidenza si verifica tra uno stato mentale e uno stato fisico.

Le coincidenze si verificano anche tra la psiche di due persone. Ad esempio, tu e un tuo amico comprate nello stesso momento involontariamente la stessa maglia.

«I fenomeni di sincronismo sono caratterizzati da una coincidenza significativa che si verifica tra uno stato mentale (soggettivo) e un evento del mondo esterno (oggettivo)», spiegano il dottorando Francois Martin, del Laboratorio di fisica teoretica dell’Università di Parigi e Federico Carminati, dottorando in Fisica dell’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare (Cern), in un articolo intitolato Syncronicity, Quantum Information and the Psyche (Il sincronismo non può essere spiegato dalla fisica classica. Sincronismo, informazione quantistica e la psiche), pubblicato sul Journal of Cosmology nel 2009....


Martin e Carminati affermano che il sincronismo non può essere spiegato dalla fisica classica. Si rivolgono all’entanglement quantistico per spiegare la connessione tra la mente e la materia e tra le menti di tante persone. Utilizzano la fisica quantistica per esaminare il collegamento tra la mente cosciente e quella inconscia, e per studiare il libero arbitrio.

COME LA MENTE COSCIENTE INTERAGISCE CON L’INCONSCIO

Nella fisica quantistica, un elettrone esiste in forma di onda oscillante: non è fisso finché non viene misurato. La misurazione fa crollare la funzione ad onda.

In questo caso Martin considera la mente inconscia simile ad un elettrone. Si trova in vari stati potenziali, e la mente cosciente fa da strumento di misurazione che la blocca (almeno momentaneamente) in uno stato particolare. La mente cosciente fa crollare la funzione onda della mente inconscia.

«Il libero arbitrio ha un ruolo fondamentale nel passaggio da forma potenziale a forma reale e vice versa», scrive in un altro articolo intitolato Quantum Psyche: Quantum Field Theory of the Human Psyche (Psiche quantistica: la teoria del campo quantistico della psiche umana), pubblicato nel 2005 su NeuroQuantology.

Quindi, secondo questa teoria, un processo quantistico si verifica tra le varie parti della tua mente. Ma questo processo si estende oltre la mente di una persona, fino a eventi di sincronismo, Martin e Carminati si chiedono se la mente di un individuo sia connessa all’inconscio collettivo attraverso l’entanglement.



COME DUE O PIÙ PERSONE POTREBBERO ESSERE COLLEGATE

L’entanglement quantistico è un fenomeno per cui coppie o gruppi di particelle che sono state in contatto sembrano rimanere in contatto anche a grandi distanze. Quando si agisce su una delle particelle, si possono osservare cambiamenti corrispondenti anche nelle altre.

«L’analogia per spiegare lo stato di legame per la psiche umana è il nucleo familiare, in cui tutti i membri di una famiglia sono ‘tenuti’ insieme da interazioni costanti, siano esse interazioni emotive, finanziarie, [o] sociali che nascono dalla convivenza nella stessa abitazione», ha scritto Martin nel suo articolo del 2005. «L’analogia del collegamento tra due persone è, ad esempio, il legame continuo tra i figli che sono adulti e i loro genitori che invecchiano; in un caso del genere, non c’è più un’abitazione in comune e nessuna dipendenza finanziaria o di qualsiasi altro tipo; ma il collegamento può continuare ad esistere anche a grandi distanze di spazio e tempo. Il collegamento tra queste persone apparentemente non connesse rappresenta bene il concetto del collegamento di due o più psiche».

TRASFERIMENTO DI INFORMAZIONI QUANTISTICHE

Martin riconosce che le sue ipotesi necessitano di ulteriori ricerche; c’è ancora tanto da scoprire nel campo della fisica quantistica applicata alle particelle, figuriamoci nel campo di quella applicata alla psiche umana.

Garret Moddel, professore di ingegneria dell’Università del Colorado che ha lavorato molto con la meccanica quantistica, spiega a Epoch Times quanto possa essere facile semplificare eccessivamente l’entanglement. L’effetto «è molto sottile. Non è un effetto causale, è un effetto correlazionale. Per capire quale sia la distinzione tra le due parti ci vuole una spiegazione abbastanza paziente e dettagliata».

«Le persone tendono a pensare che entanglement quantico significhi che se io scuoto una particella potrò vedere l’effetto su un’altra particella, ma non è così», ha dichiarato.

Niente indica che un’informazione possa essere comunicata attraverso l’entanglement, o almeno, non per come noi pensiamo a ‘un’informazione’ nell’ottica della fisica classica.


Per l’informazione tradizionale, c’è un sistema binario composto da bit, che accetta solo due valori: 0 o 1. «Un bit quantico (abbreviato in qubit) può considerare nello stesso tempo i valori 0 e 1», spiegano Martin e Carminati. I qubit sono nella superposizione di entrambi gli stati nello stesso tempo.

Un primo passo avanti verso la raccolta dei dati è stato fatto nel 2008, quando gli scienziati hanno trasferito lo stato di superpotenza di un qubit a un altro.

Martin e Carminati scrivono: «Supponiamo che i sistemi mentali inizialmente proposti da Freud, come l’inconscio, il preconscio, la coscienza, siamo formati da qubit mentali. Sono serie di qubit mentali». Dicono che questi livelli di coscienza sono legati in modo quantistico.

Il legame della mente cosciente con l’inconscio collettivo (delle persone con le quali abbiamo un legame affettivo, ecc.) potrebbe spiegare le coincidenze in cui la psiche di due o più persone sembrano collegate.

Ma la mente cosciente è anche legata alla materia, dicono, spiegando così le coincidenze che vedono il mondo fisico comportarsi come uno specchio dei nostri pensieri.

«Si potrebbe vedere il sincronismo tra la sfera mentale e quella materiale come una conseguenza dell’entanglement quantistico tra mente e materia. Per noi la sfera mentale e quella materiale della realtà saranno gli aspetti, o le manifestazioni, di una realtà sottostante in cui mente e materia non sono separati».

Ritengono che l’esistenza del sincronismo rigetti il punto di vista strettamente materialistico: «La proiezione della nostra soggettività nell’ambiente in cui viviamo (cioè i fenomeni di sincronismo), secondo la meccanica quantistica, respinge l’ipotesi locale (‘ogni persona è un pezzetto di spazio-tempo’), e anche l’ipotesi realistica (‘l’oggetto ha una realtà ben definita e indipendente dal soggetto che lo osserva’)».


COMPORTAMENTO COLLETTIVO, GLOBALE

Martin e Carminati concludono con un riferimento al condensato di Bose-Einstein (Bec). L’Enciclopedia Britannica definisce il Bec come «uno stato di materia in cui atomi separati o particelle subatomiche, ad una temperatura vicina allo zero… si fondono in una singola unità quantistica».


Martin e Carminati scrivono: «Per finire, lasciateci menzionare l’effetto quantistico che può avere un’importante conseguenza nei fenomeni mentali, per esempio la consapevolezza (per la comparsa della coscienza). È il condensato di Bose-Einstein, in cui ogni particella perde la sua individualità a favore di un comportamento collettivo, globale».

mercoledì 29 luglio 2015

La visione di insieme di Michael Tellinger. Dagli Anunnaki al Campo Unificato

Nel seguito riporto tradotta traduzione e e sintesi del video  della lunga conferenza che Michael Tellinger (sudafricano) ha tenuto in Germania, di recente,  partecipando ad una conferenza sulla scienza alternativa, in occasione anche del suo  tour europeo 2014. Con l’occasione presenta il suo progetto Ubunto. 

UBUNTU, come si leggerà ampiamente nel seguito, è una filosofia di vita e di comunità senza denaro, che trae spunto dalle antiche civiltà presenti in Sud Africa e che Tellinger ha studiato e ricercato (le sue esperienze archeologiche) essendone nativo e residente. 

Tellinger ha anche costituito  “Ubuntu” in un partito, perché era il solo modo per poter concorrere alle recenti elezioni di maggio in Sud Africa. Nonostante le premesse, UBUNTU ha ottenuto risultati piuttosto al di sotto delle aspettative. Ma la fede e soprattutto la visione di Tellinger, restano vive e perseveranti, radicate in questa alternativa di vita, che va oltre il controllo draconiano sulla umanità


Michael Tellinger si presenta sinteticamente:

“Il mio campo di intervento è quello della ricerca sulle origini della umanità, facendo dei collegamenti  con la cultura africana e quella sumerica; ma anche di indagare ciò che hanno  tramandato alcuni “detentori della conoscenza” del Sud Africa per poter trarre conclusioni da ciò che gli antichi avevano compreso, per usare questa conoscenza  a beneficio dell’umanità ora. 

Di recente, ho scritto il libro del movimento “UBUNTU CONTRIBUTIONISM”, impronte della prosperità umana, anche se il mio ultimo libro è Temples of African Gods (Tempi di dei africani)

Quando si scoprono piu’ di 10 milioni di rovine in pietra, in una parte del mondo e nessuno ha mai parlato di questo e nessuno sa niente, si capisce quanto depistaggio e cattiva interpretazione sia stata scritta nei libri di testo e ci si rende conto  di aver a che fare con una civiltà scomparsa di cui non sappiamo nulla. E 10 milioni di strutture, non è proprio un numero piccolo. Cio’ indica chiaramente che, molto molto tempo fa, c’era un gran numero di persone che vivevano in Sud Africa.

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Ciò mi fa pensare che stiamo scoprendo qualcosa di nuovissimo  di cui non si è mai scritto e pare che io sia il primo a farlo. Ho cominciato presto ad aver interesse per questo mondo archeologico: dai miei 18 anni, quando lessi il primo libro di von Daeneken,”Charriots of the Gods”, quindi ho cominciato a leggere il più possibile di scienza alternativa. Quando stavo studiando Farmacia alla facoltà di Medicina in Sud Africa, mi resi conto che quel che mi stavano insegnando, non era necessariamente tutta la verità e che dovevo uscire dall’Accademia  mainstream, per imparare di più su ciò che succedeva nel mondo.

Ho cominciato ad interessarmi alle origini della umanità, perché in qualche modo mi rendevo conto che esse erano connesse alle stelle, con esseri che arrivavano sul pianeta da altre parti dell’Universo, come dico in Slave Species of God (Specie schiave di Dio), il mio primo libro, che pare essere stato molto gradito.

GLI ANNUNAKI E IL DENARO-SCHIAVITU’

Mi fu cosi chiaro che centinaia di migliaia di anni fa, l’umanità viveva senza denaro, si trattava di schiavitù assoluta: l’umanità non era nemmeno consapevole del livello di schiavitù in cui viveva. Poi la sua consapevolezza cambiò, una volta che uscì dal livello di profonda ignoranza, su quanto fosse completamente inconsapevole come specie. A questo punto l’umanità si rese conto di essere manipolata e incominciò a mettere in discussione le cose, i suoi dei e padroni di schiavitù.


Cominciai a rendermi conto che c’erano punti specifici  nella storia umana, dove il denaro veniva inserito come mezzo di schiavitù. Quando non puoi più controllare le persone che fai? Crei il denaro: un mezzo di assoluta schiavitù. Infatti fu introdotto con grande furbizia. La forma più antica di denaro, è rappresentato da tavolette sumere di argilla, di oltre 2000 anni a.C. Queste prime forme di denaro furono implementate nel modo, che oggidì definiremmo come “strumenti negoziabili”; tutto questo è scritto nell’argilla. E questi strumenti negoziabili venivano emessi da “re-sacerdoti”, che furono i primi banchieri.

Le persone andavano al tempio per fare le loro operazioni in denaro; anche se usavano pezzi di argento come specie di moneta e di scambio, era la tavoletta d’argilla che era il vero strumento di negoziabilità.

Gli Annunaki, secondo il testo Sumero,nominavano i “re-sacerdoti” nella umanità. Era il tempo in cui il regno veniva portato dalla terra al cielo egli Elohim, o Annunaki, nominavano alcuni umani per governare sugli altri. Essi avevano profonde conoscenze di Alchimia e magia, che davano loro armi per terrorizzare le persone. Il denaro fu introdotto attraverso questi livelli e questi primi banchieri appartengono al lignaggio degli attuali banchieri: ecco come collegare le cose dall’antichità ai nostri giorni. L’industria bancaria risale a migliaia e migliaia di anni fa.

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Il CONTRIBUZIONISMO,  che uso per il movimento UBUNTU, è una parola che mi venne in mente mentre scrivevo il primo libro (Slaves Species of God). Se il denaro fu introdotto come mezzo di schiavitù, allora il denaro non fa parte della evoluzione umana. E’ stato imposto alla umanità. Cosi ho cominciato ad immaginarmi un mondo senza denaro, cosa non facile perché ne siamo cosi assorbiti e la nostra mente è cosi controllata e avvelenata dal denaro. Esso si è inserito in ogni piccola fessura del nostro essere, al punto che la più parte della gente, non può immaginare un mondo senza denaro. Ecco come è diventata tossica la nostra mente.

Nel 2005 venni invitato ad una cena privata in Sud Africa, da una donna che era una senior manager della Barclays Bank. Mi invitò per parlare ai suoi ospiti di Contribuzionismo (CONTRIBUTIONISM-Ubuntu), ovvero di un mondo in cui il denaro non esiste e dove le persone contribuiscono con i loro talenti acquisiti o le doti che Dio ha dato loro, per il bene di tutti nella comunità. Non è uno scambio o commercio o un sistema di baratto, ma un sistema di uno verso molti. 

Cosi si crea una dinamica interessante ed un flusso di scambio, che porta abbondanza in ogni livello, perché non si basa sullo scambio uno-a-uno.

E’ una cena che non mi dimenticherò mai, perché mi hanno quasi preso a botte: dei tipi molto arroganti, pregni delle loro grandi case e auto, dai corpi possenti e con “lavori che contano”, che si rifiutarono di credere che potesse esistere un mondo senza denaro. Arroganza oltre ogni limite, che non voleva vedere oltre, in un mondo senza denaro. Tutto ciò mi portò ad approfondire ulteriormente e mi sono reso conto di come sulla umanità sia stato imposto uno scudo di ignoranza, imposto ferocemente su di noi per tenerci il più obbedienti possibile, il più ignoranti possibili.

E proprio tutto ciò che viene scoperto nelle istituzioni militari segrete e che viene imposto sulla umanità, dal controllo attraverso le frequenze, dal fluoro nell’acqua … e tutta la lunga lista che potete fare, scie chimiche incluse, è pensato proprio per tenere ottenebrata e anestetizzata l’umanità, per evitare che faccia le domande che non dovrebbe fare.

Quindi sono arrivato alla parola CONTRIBUZIONISMO, come per mezzo per cercare e trovare un termine che al meglio descrivesse un mondo senza denaro. Il sistema che chiamo tale, è molto simile all’ antica filosofia africana dell’UBUNTO, ecco perché l’ho chiamato Ubunto Contributionism; ho preso l’antico sapere e saggezza dell’antica civiltà e l’ho fuso con un nuovo modo di pensare del presente, perché vivo oggi e non posso tornare indietro di migliaia di anni e vivere come allora.

Dobbiamo continuamente e quotidianamente affrontare la realtà: imparare dagli antichi e fare una fusione con il nostro nuovo approccio, per capire come trasformare questo mondo pazzo, depresso e malato mentalmente, in un bellissimo mondo utopistico, dove il denaro non esiste e dove c’è condivisione fra le persone per il beneficio di tutti e del tutto.

Sarebbe impossibile operare con una struttura capitalistica vicino ad una comunità di Contribuzionismo, perché li ci sarebbe una tale abbondanza creata dalle persone in una simile realtà UBUNTO, dove tutto è creato per il bene di tutti. Stiamo creandone una ora nella comunità dove vivo in Sud Africa. Non è facile perché subito vediamo quanto siamo controllati dal denaro; è purtroppo spettacolare vedere come si è insediato in ogni fessura del nostro essere e società ed interazioni umane. Ma creare una società Ubunto è solo difficile, non impossibile. 

Dobbiamo semplicemente far partire il processo. Credo che il sollievo da questa violenta crisi in cui siamo, giunga  solo da un tipo di vita comunitario, posto nei termini descritti, in cui ognuno contribuisce con alcune ore settimanali, sia che si tratti di persone senza dimora o orfani o con professioni ambite nelle aziende. In questo progetto di comunità, ognuno mette 3-5 ore a settimana e questo genera grande abbondanza, come mai visto.

LE CULTURE ANTICHE IN SUDAFRICA AVEVANO ACCESSO ALLA FREE ENERGY

Che so … settimana prossima imparerò a creare mattoni in modo naturale, a fare il pane, piantare vegetali, progettare un ponte etc. Lavorare in progetti comunitari, significa anche imparare nuovi skill e in cambio di questo si avrà elettricità gratis. Questo credo sarà il catalizzatore.

Quel che ho scoperto di incredibile è che le culture antiche in Sud Africa, avevano accesso alla free energy. Tutti quei resti di strutture archeologiche che ci circondano, sono dispositivi per produrre energia liberamente. Dobbiamo solo capire, ma ci siamo molto vicini, come attingere a questo sapere.

Credo che daremo presto al mondo energia libera …al punto da sentirne il sapore in bocca. Immaginate ora di avere un progetto di comunità che è operativo: potete continuare ad avere un lavoro in città o altrove e continuare a guadagnare denaro, poiché attraverseremo una fase di trasformazione. Ma anche se ci saranno tanti passi intermedi, non significa che il tempo di transizione debba essere cosi lungo. Significa solo che dobbiamo attraversare queste fasi.

Devo sottolineare la differenza tra una comunità di Contribuzionismo ed una basata sull’autosostenibilità. Quest’ultima soffoca se stessa perché diventa un organismo chiuso.La prima invece è una comunità che crea abbondanza, oltre i propri bisogni: qui è il punto della diffusione della filosofia UBUNTU, ovvero al di fuori della propria comunità. Bisogna creare 5 volte il proprio fabbisogno, qualsiasi esso sia, cosi se ne consuma 1/3 per la propria comunità e il resto è disponibile per quelli che stano intorno.

In questo modo si è reso disponibile un prodotto verso gli altri intorno, ad una frazione di costo rispetto all’approvvigionamento che si dovrebbe fare in modo “normale”, perché nella comunità contribuzionista si produce con energia libera e gratuita.

In questo modo si puo’ far crollare il presente modello economico e la struttura capitalistica. Sono le persone che fanno le cose e non il denaro. Capisco che questo è un modello che puo’ partire prima in Africa, per il forte impatto che può avere la possibilità di avere energia libera a disposizione, rispetto all’Europa.

Questo aumenterà consapevolezza, perché tutti vogliono vivere felici e non depressi, preoccupati e disperati come invece succede ora. Tutti vogliono questo, tutti vogliono vivere una vita bella e felice.

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 IL DNA SPAZZATURA SI STA ATTIVANDO OGNI GIORNO DI PIÙ 

Il nostro DNA si sta attivando ogni giorno, la consapevolezza sta crescendo. Quello che chiamano DNA spazzatura, si sta attivando continuamente e questo ci permette di ricaricare i nostri pensieri. Tanto pù veloce il risveglio, tanto più in fretta l’individuo aumenta la sua consapevolezza.

Le informazioni che svelano i meccanismi perversi dei banchieri e del sistema bancario, da alcuni anni vengono egregiamente rivelate.David Icke, primo fra tutti si è occupato di questo. Ora che abbiamo capito dobbiamo mettere in opera questa nuova consapevolezza.

UBUNTO è il progetto per diffondere abbondanza, felicità, gioia di vivere, senza bisogno di conflitti. Una domanda che ci si pone spesso è perché la vita in grossi conglomerati urbani. Il meccanismo illude facendo credere che bisogna entrare nella grossa città per avere ricchezza, fama, successo e lavorare, ma poi si scopre che li invece si è intrappolati, senza possibilità di sfuggirvi. E’ una trappola in cui si trovano miliardi di persone nel mondo.

La soluzione esiste e si basa su un sistema senza denaro. Son più che sicuro che questo sia fattibile, non è più fattibile invece vivere in questo assoluto e draconiano controllo imposto sulla umanità, da parte di quel lignaggio di banchieri che sta governando questo pianeta da centinaia di migliaia di anni.

LA NATURA UMANA E’ CREATIVA E NON PIGRA 

Un’altra osservazione frequente che mi si fa è: “l’essere umano è pigro e non vuole fare un tubo”. Falso. E’ una maldestra comprensione dell’animo umano. La natura umana puo’ essere al meglio descritta come “creativa”, quel che i bambini del resto vogliono fare, vogliono creare e la società puntualmente ha bloccato la loro creatività. La società li ha inscatolati e spediti a scuola. 12 anni dopo ne escono come macchine programmate per entrare nel salumificio e cercarsi un lavoro, anzi una laurea prima, perché questa porterà il lavoro migliore, ovvero maggior denaro. Ecco quindi che la trappola del denaro è una ragnatela tessuta con precisione, per distruggere la natura umana e trasformarla in ciò che poi definiamo “pigrizia”.

Ma la natura umana primariamente vuole creare perché siamo aspetti della creazione divina ed andiamo in risonanza con la primaria fonte della creazione. Se non andassimo in risonanza con essa, con la Fonte Divina, moriremmo all’istante. Tutto nella creazione deve vibrare in una risonanza coerente, se non fosse cosi è dissonante e morirà, sarà distrutto. 


IL CAMPO UNIFICATO, DIO 

Se ogni cosa non va in risonanza con il Primo Campo Unificato (Dio), inizia la distruzione. Con Ubuntu possiamo dire che ci sia “l’imposizione” di questa armonia di creazione, per poter vivere in armonia assoluta con il nostro pianeta, con gli altri esseri umani e rompere la struttura che ci ha imposto la dissonanza.

Certamente credo in Dio, ma bisogna definire cosa/chi è Dio. E’ da qui purtroppo che arrivano le divisioni. Ricordatevelo che l’umanità è governata da principi di divisione e le religioni organizzate sono il mezzo principale per imporre questa divisione, che è probabilmente il maggior distruttore dell’anima umana e dello spirito umano.

E’ fondamentale che le persone prendano coscienza che siamo tutti Uno con il creatore. State lontani da queste divisioni della religione. Guardate dentro di voi, nel vostro cuore e vedrete che siamo tutti aspetti del Divino Creatore, diversamente non saremmo qui.


Noi stessi siamo alieni: abbiamo un DNA alieno nel nostro sangue . Siamo uno con Dio che è in noi e chiunque si frapponga tra l’individuo e Dio, si sta imponendo sul libero arbitrio dell’individuo.

Può darsi che Gesù non fosse un alieno ma certo era un Maestro con molte migliaia di vite sulle spalle, che è venuto per insegnarci come sfuggire al controllo draconiano dei nostri controllori e come uscire da questa trappola, da  questi

4 LIVELLI DI SCHIAVITU’ UMANA:

1)   quella fisica, con la manipolazione genetica
2)   quella mentale, perché non capiamo che succede
3)   quella emozionale, perché il non capire chi siamo e da dove veniamo, ci rende confusi ed instabili
4)  quella spirituale: le religioni organizzate ci  confondono su ciò che siamo, come esseri divini, parte della creazione divina.

Credo che Gesù Cristo sia stato un profeta e un Maestro, un essere avanzato con grande conoscenza, ma non è stato il solo né prima né dopo di lui.

Il Karma non è di natura universale. C’è una manipolazione forzata che può accadere, uno scudo sull’anima, che viene imposto e che impedisce di ricordare chi siamo e crea questa griglia che è sul pianeta. Se siano stati gli Annunaki a porla o altri, il punto è che c’è evidenza di questa griglia, messa sul pianeta Terra, perché agisca come una trappola karmica, che impedisce alle anime di allontanarsi dal corpo e riunificarsi con la Sorgente e quindi esse sono costrette a tornare, causa questa stessa trappola karmica, fino a che non sopraggiunga l’illuminazione.

Ma le persone non sanno che significa illuminazione, tuttavia possiamo riunirci alla fonte e sfuggire alla trappola karmica o al karma, solo se ci illuminiamo. E quando cominciate a leggere ciò che Gesù Cristo ha detto, chiunque egli fosse, comincerete ad avere le chiavi per liberarvi.


 IL SUONO E LA RISONANZA: LA COSA PRIMORDIALE  

Il suono è la cosa più primordiale del tutto. L ‘OM-AUM primordiale, il suono di Dio. Tutte le civiltà antiche credevano che il suono e la risonanza, fossero la fonte di tutte le cose, quindi con esse si po’ fare tutto: manifestare una forma fisica, distruggerla, levitare e guarire. Ne è prova il fatto che i cerchi di pietra delle antiche culture (come le ho potute studiare in Sud Africa), fossero degli amplificatori giganti, che usano le frequenze della Madre Terra  e le convertono in un campo di energie estremamente potente, che corrono orizzontalmente e verticalmente, creando vari vortici. Si trattava  di Tecnologie delle Leggi di Natura, per usare il suono di Madre Terra.

martedì 28 luglio 2015

Perché i cittadini dovrebbero pagare gli errori delle Banche?

Dedicato agli ‪#euroinomani‬ drogati di ‪‎euro‬... anche in Carinzia hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità come in Grecia e in Italia?!

Se i ‪‎Bankster‬ fanno porcate non vedo perché debbano essere i cittadini a pagare, in Grecia come in Austria... e domani toccherà a noi.

E la colpa sarà dei dogmatici euristi nostrani...

La Carinzia rischia di dover pagare miliardi di euro per il fallimento della banca Hypo Alpe Adria

In Austria, la Carinzia rischia il default per il crack della banca Hypo Alpe Adria
 
Mentre l’Europa attende di scoprire il destino della Grecia travolta dalla crisi economica, con il bilancio pubblico tenuto in piedi solo dai prestiti internazionali, un disastro economico su scala minore rischia di svolgersi lontano dai riflettori in uno Stato federale austriaco, ai confini con l’Italia.

La questione è tornata d’attualità dopo che il quotidiano britannico Telegraph ha pubblicato sabato 7 marzo un articolo dal titolo «L’Austria sta rapidamente diventando l’ultimo incubo del debito per l’Europa». Nell’articolo, il giornalista economico Jeremy Warner ha scritto che «i mercati finanziari e i politici» stanno sottostimando il rischio che viene dai guai di Heta, la bad bank creata per gestire le perdite del defunto istituto di credito Hypo Alpe Adria.

Poco tempo fa alcuni revisori dei conti hanno trovato nei bilanci di Heta un ulteriore ammanco stimato tra i 4 e i 7,6 miliardi di euro. Il ministro delle Finanze austriaco Hans Jörg Schelling si è affrettato a dichiarare che Heta non riceverà più soldi pubblici per sanare i suoi debiti e che bisognerà passare a un bail in che ricadrà sui creditori privati. Il cancelliere austriaco Werner Faynmann ha detto che il governo vuole sedersi a un tavolo con i creditori per proporre loro un piano di riduzione del debito. Il prossimo futuro rischia di vedere una pioggia di ricorsi legali.

Nel frattempo, venerdì 6 marzo l’agenzia di rating Moody’s ha declassato il debito dello Stato federale della Carinzia di ben quattro gradini, da A2 a Baa3, con outlook negativo.

Il governo centrale si è tirato indietro e ha sospeso i pagamenti sul debito. Il problema, però, è che il debito di Heta è formalmente garantito dalla Carinzia, su cui si potrebbero rivalere i creditori. La Carinzia, Kärnten in tedesco, è uno dei nove stati che compongono la repubblica federale austriaca, un rettangolo di novemila chilometri quadrati a nord del Friuli. Con circa 560mila abitanti e un bilancio annuale di 2,2 miliardi di euro, è lo Stato federale più povero del paese.

«Hypo manderà in bancarotta la Carinzia», ha previsto Warner sul Telegraph, «una mini-Grecia che va a finire male nel cuore dell’Europa». La situazione, ha aggiunto, rischia di avere conseguenze a cascata in altre Landesbanken creditrici di Heta fuori dall’Austria, in particolare in Baviera. La stampa austriaca riporta che alcuni istituti di credito tedeschi stanno già pensando ad azioni legali per riavere i loro soldi.

Il ministro delle Finanze austriaco Schelling ha dichiarato ieri a Bruxelles che il paragone tra l’Austria e la Grecia è «completamente inappropriato», ma ha proseguito con frasi meno rassicuranti: «Non riguarda la Repubblica austriaca. Abbiamo detto dall’inizio che rispetteremo in pieno i nostri impegni. Riguarda il Land della Carinzia».

Il governatore Peter Kaiser, del Partito socialdemocratico austriaco (SPÖ), ha dichiarato il 3 marzo che la situazione è «precaria» e che lo Stato, da solo, non può onorare il debito complessivo di 11 miliardi di euro ereditato da banca Hypo Alpe Adria.

I guai di Hypo Alpe Adria

La banca, un tempo uno dei principali datori di lavoro in Carinzia, non è un problema nuovo per le finanze del paese: i contribuenti austriaci, prima dello stop, ha già fornito oltre 5 miliardi di euro dopo la nazionalizzazione. Il governatore Kaiser ha sottolineato che i guai vengono dal periodo del suo predecessore, il controverso politico di estrema destra Jörg Haider. Haider è morto l’11 ottobre 2008 in un incidente stradale a poca distanza da Klagenfurt, la capitale della Carinzia.

Durante il suo lungo mandato da governatore, cominciato nel 1999, Haider permise che Hypo Alpe Adria – in cui il governo locale aveva una quota di maggioranza fino al 2007 – si trasformasse da piccolo istituto locale fondato nel lontano 1896 a protagonista di operazioni finanziarie molto rischiose. In particolare, Hypo Alpe Adria dava prestiti con scarse garanzie in Croazia, Bosnia e altri paesi, forte delle garanzie del governo locale che le permetteva di trovare soldi a tassi molto vantaggiosi sui mercati.

Nell’arco di pochi anni si ritrovò con una montagna di crediti inesigibili e venne travolta dalla crisi finanziaria internazionale. La banca bavarese BayernLB comprò Hypo Alpe Adria nel 2007, ma due anni dopo lo Stato austriaco fu costretto a nazionalizzarla per evitare gravi conseguenze per il settore bancario europeo. Un anno fa venne istituita ufficialmente Heta, la bad bank per le sofferenze di Hypo Bank

Una commissione indipendente nominata dal governo austriaco, la cosiddetta Commissione Griss, ha concluso un anno di indagini sulla vicenda rilasciando, tre mesi fa, un documento che chiama in causa tutti: le autorità della Carinzia, in primo luogo, ma anche la banca centrale austriaca e il governo di Vienna, che secondo la commissione hanno ignorato molto a lungo i segnali di allarme.

Nel frattempo, delle operazioni della banca si sono cominciate a interessare anche le autorità giudiziarie, scoperchiando uno dei più grandi scandali finanziari della storia austriaca. Nel 2010, due anni dopo la morte di Haider, decine di persone finirono sotto inchiesta in Austria, in Germania e nei paesi balcanici per reati di frode, tangenti, insider trading e una moltitudine di altri reati collegati alla vicenda. Il 27 ottobre scorso l’amministratore delegato di BayernLB, Werner Schmidt, è stato condannato da un tribunale di Monaco a 18 mesi di carcere per aver pagato tangenti a Haider durante i negoziati per l’acquisizione.

Ora è iniziato un altro capitolo della storia, che promette di non essere l’ultimo. L’ente di regolazione austriaco del settore bancario, la FMA, ha preso il controllo della banca e ha detto che fino a maggio del 2016 non verranno pagati i debiti in scadenza né gli interessi, agendo sulla base dei nuovi regolamenti sul settore bancario approvati dall’Ue in conseguenza della crisi finanziaria europea.

Se la Carinzia sarà lasciata da sola e i creditori vorranno andare per le vie legali, il Land potrebbe trovarsi sul lastrico. Da parte sua, il governatore Kaiser ha detto che il default di uno Stato federale austriaco non si è mai verificato prima, e quindi non è chiaro che cosa potrebbe succedere. Ma il ministro delle Finanze austriaco Hans Jörg Schelling dispensa sicurezza, dicendo che né la Carinzia né Heta sono a rischio di insolvenza e che il bilancio federale non verrà toccato dalla vicenda.

lunedì 27 luglio 2015

Titanic: gli oppositori della Fed eliminati in una volta sola

Nel 1912 affondò il Titanic, di cui non esiste neanche una lista completa delle vittime.

Nel 1913 ci fu la privatizzazione della Federal Reserve. I principali oppositori alla Federal Reserve scomparvero in una volta sola. Non so a voi, ma a me ricorda la caduta dell’aereo del governo polacco…. che si opponeva all’euro….e ai vaccini…


Scorrendo la lista dei passeggeri, si scoprono cose molto interessanti, ad esempio che Sir William Pirrie, primo Visconte Pirrie, presidente di Harland and Wolff cancellò il viaggio all’ultimo minuto, e che il finanziere J. P. Morgan, Milton S. Hershey, fondatore della Hershey Company, Henry Clay Frick, Theodore Dreiser, Guglielmo Marconi, Edgar Selwyn, e Alfred Gwynne Vanderbilt avevano previsto di viaggiare sul Titanic, avevano comprato il biglietto – che costava tra i 4000 e i 10000 euro attuali, ma cancellarono il viaggio all’ultimo minuto.

Sempre tra i passeggeri di prima classe, dove si salvarono prima le donne e i bambini, la percentuale di uomini di affari e notabili salvati è assai elevata, 57 uomini salvi su 118 vittime, per cui si capisce che è bizzarro che Astor, il passeggero più abbiente del Titanic, fu lasciato a bordo per dare la precedenza a donne e a bambini mentre altri notabili uomini meno importanti furono fatti salire sulle scialuppe di salvataggio.

domenica 26 luglio 2015

Dagli ‪Elohim‬ alle sovrastrutture "invisibili" di oggi il passo è breve...

GLI IBRIDI NEL PASSATO

Chi sono gli Ibridi, gli Ibridi sono il risultato di una seconda ibridazione sugli esseri umani, un ibridazione con più geni degli Elohim (chiamati anche "dèi" nel passato e "dio" nel presente) rispetto all'altra venuta in precedenza, proprio come testimoniano tutti i testi antichi; questa seconda ibridazione viene anche chiamata dagli Elohim "perfezionamento" della razza. 


Questi Ibridi con più DNA degli Elohim diventarono poi i faraoni egizi, gli imperatori romani, i re, eccetera, fino ad arrivare agli odierni nobili. Queste persone, che amano definirsi "semidei" sono sempre state ossessionate dal loro corredo genetico, infatti i faraoni egizi arrivarono persino ad usare incesti come sposarsi tra fratelli per non diluire il loro "sangue blu". Cosi anche per i nobili, che davano i propri figli in matrimonio solo a persone di sangue blu puro, di sangue reale puro, quindi con DNA più simile agli Elohim. Persino nella Bibbia leggiamo che Yaweh -uno degli Elohim- ordina di fare matrimoni tra fratellastri per non far diluire il DNA. 

Ora questi matrimoni tra consanguinei non sono più palesi come nel passato, ma continuano in modo più discreto. E' sulla base di questo "sangue blu" che gli Ibridi hanno sempre rivendicato il diritto di comando e sovranità verso gli altri umani; dicendo espressamente che essendo loro con più geni degli "dei" o "dio" (in base al periodo storico) avevano il diritto di governare ed essere serviti dall'intera umanità.


RELIGIONE SUMERA: LA RELIGIONE DEGLI IBRIDI

In passato per controllare le masse hanno usato la religione di regime, con essa hanno asservito l'uomo e sempre grazie ad essa sono riusciti ad uccidere -con la scusa del "demoniaco"- chiunque aveva una pensiero spirituale differente da quello che ordinava il regime. Sono riusciti a creare un popolazione pecora e sottomessa, grazie ai dogmi e alle inquisizioni. 

Il cristianesimo per esempio non è altro che la religione sumera con altri nomi, e cosi anche tutte le altre religioni, che non sono altro che la stessa religione di Sumer ma con nomi diversi; ad esempio: indovinate di chi sto parlando ? "Nacque da una vergine per immacolata concezione attraverso l'intervento dello spirito santo. Con ciò si avverava un'antica profezia. 

Quando nacque, il tiranno allora in carica voleva ucciderlo. I suoi seguaci dovettero fuggire in un luogo sicuro. Tutti i bambini di sesso maschile sotto l'età di due anni furono uccisi per ordine di quello stesso sovrano. Angeli e pastori lo accolsero alla nascita e gli furono elargiti in dono oro, incenso e mirra. Fu venerato come il salvatore degli uomini e condusse una vita virtuosa e umile. Compì miracoli, tra cui la guarigione di malati, la restituzione della vista ai ciechi, l'allontanamento degli spiriti maligni, la resurrezione dei morti. Fu giustiziato sulla croce tra due ladri. Discese all'inferno e risorse per ascendere in paradiso". 

Sembra proprio che si tratti di Gesù, vero? Ma non è lui! 

Così venne descritto il dio salvatore orientale Virishna, 1200 anni prima della presunta nascita di Cristo. Se cercate un dio salvatore che muoia affinché i nostri peccati possano essere perdonati, non avrete che l'imbarazzo della scelta, perché il mondo antico ce ne offre una miriade. Perchè le religioni hanno tutte la stessa matrice, tutte venerano lo stesso culto antico, il culto di Sumer.

Ora in occidente la religione non ha molto effetto come lo può essere in medio-oriente (dove continua a ad essere il maggior mezzo di controllo), ma gli ibridi semplicemente usano altri mezzi per tirare le fila dei nostri destini e per manipolarci. Come ad esempio la TV e i media di regime in generale, come vedremo tra poco.



GLI IBRIDI AI GIORNI NOSTRI

Ora ai giorni nostri questi Ibridi (gli ex faraoni, re, eccetera) appartengono a tredici delle più ricche famiglie del mondo e sono i personaggi che veramente controllano e comandano il mondo da dietro le quinte. Vengono, da molti, anche definiti la “Nobiltà Nera”. 

Rispetto al passato dove regnavano alla luce del sole, ora hanno optato per un potere occulto, perchè è molto più producente e duraturo, infatti cosi non rischiano nulla, visto che in caso di rivolta od altro, a rischiare sono i loro pupazzi politici, politici che non fanno altro che seguire gli ordini degli Ibridi, anche se in TV sembra che litighino, in realtà entrambi gli schieramenti prendono ordini dalla stessa elite di Ibridi. Ma vediamo chi sono e come agiscono. La loro caratteristica principale è quella di essere nascosti agli occhi della popolazione mondiale. 

Il loro albero genealogico va indietro migliaia di anni, e risale alla civiltà sumera/babilonesi, son frutto di una seconda ibridazione di una razza extraterrestre chiamata: Elohim. Sono molto attenti a mantenere il loro legame di sangue di generazione in generazione senza interromperla. Il loro potere risiede nel controllo specie quello economico (gruppo Bilderberg ecc), “il denaro crea potere”, "noi siamo semidei", sono la loro filosofia e il loro motto. Il loro controllo punta a possedere tutte le banche internazionali, il settore petrolifero e tutti i più potenti settori industriali e commerciali. Sono infiltrati nella politica e nella maggior parte dei governi e degli organi statali e parastatali. Inoltre negli organi internazionali primo fra tutti l’ONU e poi il Fondo Monetario Internazionale. Ma qual è l’obiettivo degli Ibridi? 

Creare un Nuovo Ordine Mondiale (NWO) con un governo mondiale, una banca centrale mondiale, un esercito globale e tutta una rete di controllo totale sulle masse. A capo ovviamente loro stessi, per sottomettere il mondo ad una nuova schiavitù, non fisica, ma “spirituale” ed affermare il disegno che gli Elohim hanno prestabilito. Questo progetto va avanti da millenni, ma ebbe un’incremento nella prima metà del 1700 con l’incontro tra il “Gruppo dei Savi di Sion” e Mayer Amschel Rothschild, l’abile fondatore della famosa dinastia che ancora oggi controlla il Sistema Bancario Internazionale. L’incontro portò alla creazione di un manifesto: “I Protocolli dei Savi di Sion”. Suddiviso in 24 paragrafi, che descrive come soggiogare e dominare il mondo con l’aiuto del sistema economico. 

E anche se molti definiscono questi protocolli dei falsi, chiunque li legge si accorge invece di quanto siano profetici. E questo Sistema Bancario Internazionale servirà per portare un piccolo e ristretto numero di persone al potere assoluto di tutto il globo unito. Quindi un potere sempre più centralizzato e facile da controllare.


IL PIANO

Loro hanno un piano ben preciso che portano avanti a piccoli passi, proprio per non destare alcun sospetto. La loro strategia è creare la divisione delle masse, è un passo fondamentale, in  politica, nell’economia, negli aspetti sociali, con la religione, l’invenzione di razze ed etnie ecc… 

Scatenare conflitti tra stati, così da destabilizzare l’opinione pubblica sui governi, l’economia e incutere timore e mancanza di sicurezza nella popolazione.  Corrompere con denaro facile, vantaggi e sesso, quindi rendere ricattabili i politici o chi ha una posizione di spicco all’interno di uno stato o di un’organo statale. Scegliere il futuro capo di stato tra quelli che sono servili e sottomessi incondizionatamente. 

Avere il controllo delle scuole: dalla scuola infantile all’Università per fare in modo che i giovani talenti siano indirizzati ad una cultura internazionale e diventino inconsciamente parte del complotto. 

Indottrinare la popolazione su come si può o non può vivere, su quali sono le regole da rispettare, gli usi e i costumi ecc… Infiltrarsi in ogni decisione importante (meglio a lungo termine) dei governi degli stati più potenti del mondo. Controllare la stampa e l’informazione in generale, creando false notizie, false emozioni, paura ed instabilità. 

Abituare le masse a vivere sulle apparenze ed a soddisfare solo il loro piacere ed il materialismo così da portare la società al vuoto e superficialità assoluta, stadio in cui l’uomo non abbia più una spiritualità sana e cada nel nichilismo più nero. Creare un tale stato di degrado, di confusione, di spossatezza e nichilismo, che le masse debbano reagire cercando un protettore o un benefattore al quale sottomettersi spontaneamente. 

Uno degli ultimi loro obbiettivi è cippare la popolazione così da manipolare il loro pensiero ed il loro comportamento, oltre che rendere molto facile la loro identificazione e localizzazione. Tutto questo con la scusante della sicurezza personale. 

In pratica usano la tattica PROBLEMA-REAZIONE-SOLUZIONE, esempio: Se voi guardate in tutti i TG di regime, tutte le notizie riguardanti i fatti dell’11 settembre (il famosissimo auto-attentato servito per invadere il medio-oriente) provengono dalle sole fonti ufficiali controllate dal regime: FBI, CIA, Pentagono, Casa Bianca, eccetera. Queste notizie manipolate servono per creare paura e terrore nelle masse. Se osservate i giornalisti non fanno altro che ripetere le notizie senza mai confutarle, e quelli che vogliono scoprire che cosa è veramente accaduto, vengono licenziati in tronco ed emarginati. 

Quindi i giornalisti di regime non sono altro che portavoce di organismi governativi e servono per portare a termine il disegno finale. Una volta che tu grazie ai media di regime sei riuscito a suscitare questa reazione di paura del pubblico che si chiede che cosa faranno le autorità per proteggerli, non devi fare altro  che offrire su un piatto d’argento la soluzione del problema. Ecco che così utilizzando questa tecnica (gli Ibridi) possono introdurre delle normative, delle leggi che mai al mondo sarebbero state accettate senza aver creato prima il problema.

PROBLEMA: Crei un auto attentato. REAZIONE: I giornalisti fomento la paura della gente, che chiede soluzioni e protezione al regime. SOLUZIONE: Gli Ibridi introducono le leggi che servono per portare avanti il disegno prestabilito.

Nel 1871 il piano di Weishaupt viene ulteriormente confermato e completato da un suo seguace americano, il gran maestro, Albert Pike che elaborò un documento per l’istituzione di un Nuovo Ordine Mondiale (N.W.O.) attraverso tre Guerre Mondiali. Lui sosteneva che attraverso questi tre conflitti la popolazione mondiale, stanca della violenza e della sofferenza, avrebbe richiesto spontaneamente protezione e pace e la creazione di organi mondiali che controllassero ciò. 

Dopo la Seconda Guerra Mondiale venne fatto il primo passo in questa direzione con la formazione dell’ONU. Per Pike, la Prima Guerra Mondiale doveva portare gli Ibridi, che già avevano il controllo di alcuni Stati Europei e stavano conquistando attraverso le loro trame gli Stati Uniti di America, ad avere anche la guida della Russia. 

Quest’ultima sarebbe poi servita alla divisione del mondo in due blocchi. La Seconda Guerra Mondiale sarebbe dovuta partire dalla Germania (cosa che accadde), manipolando le diverse opinioni tra i nazionalisti tedeschi e i sionisti politicamente impegnati. Inoltre avrebbe portato la Russia ad estendere la sua zona di influenza e reso possibile la costituzione dello Stato di Israele in Palestina. La Terza Guerra Mondiale sarà basata sulle divergenze di opinioni che gli Ibridi avranno creato tra i Sionisti e gli Arabi (occidente cristiano contro l’Islam cosa che si sta avverando e anche velocemente), programmando l’estensione del conflitto a livello mondiale.

Ovviamente non potevano pensare di conseguire i loro obiettivi da soli, avevano ed hanno bisogno di una “struttura operativa”, composta da organizzazioni o persone che esercitando del potere  ed operino più o meno consapevolmente nella stessa direzione. 

La loro strategia ha fatto leva su 2 capisaldi: la forza del denaro, loro hanno costituito e controllano il sistema bancario internazionale; la disponibilità di persone fidate, ottenuta attraverso il controllo delle società segrete. Gli Ibridi e chi con loro controlla queste società, sono pressoché  empatici e spietati. praticano la magia nera e sacrifici umani verso i loro "dèi". I loro dèi sono gli Elohim e attraverso queste pratiche e riti occulti manipolano e influenzano le masse.

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