mercoledì 13 maggio 2015

La Bufala degli italiani "choosy" del Corriere della Sera

Tanto presto fa la cosiddetta informazione tradizionale a irridere i canali di informazione alternativa ... e poi si scopre che i primi a raccontare "bufale" sono loro!
 
Persino Il Secolo XIX denuncia, in modo molto diplomatico, (cane non mangia cane), la menzogna del Corriere "di regime".

Dai tempi della Fornero l'appellativo "choosy" è diventato il nuovo leit motiv per giustificare la disoccupazione giovanile elevata da parte degli organi di regime... la verità non è proprio così.
 
Leggiamo sul Secolo XIX:
 
"... Insomma, può darsi che una certa quota di candidati abbia rifiutato il lavoro, ma da queste e da altre testimonianze più che la pigrizia dei giovani sembra emergere la frammentarietà dei contatti e la disorganizzazione del reclutamento, influenzato, probabilmente, dai ritardi in tutta la macchina dell’Expo..."
 
Da che ne deduciamo che l'articolo del Corriere che ha scatenato tutta questa diatriba sarebbe da additare al pari di come certa stampa attacca i canali di informazione alternativa.
 
Mi domando se vedremo pertanto i vari "sbufalatori" come Attivissimo,  scagliarsi secondo il loro stile ANCHE contro questi giornalai di regime che diffondono falsità per giustificare il tasso di disoccupazione giovanile altissimo e il luogo comune che gli italiani non vogliono più fare certi tipi di lavoro e che per questo serve tenere aperti i canali migratori che arricchiscono malavita organizzata, politici, associazioni varie vicine al vaticano... tutto questo sulla pelle dei poveri sventurati morti nel mediterraneo di cui si è animatamente discusso nel corso delle settimane appena trascorse.
 
Secondo il quotidiano milanese, l’agenzia interinale incaricata di reclutare il personale (si tratta di tirocini semestrali) ha dovuto faticare parecchio per coprire tutti i posti e - scrive oggi Manpower - 800 posti sono ancora disponibili (chi è interessato legga in fondo a questo articolo). Eppure nello stesso articolo è scritto che, al contrario, i volontari che si sono offerti per lavorare gratis o con limitati benefit sono molti più dei posti disponibili e concordati con i sindacati.
 
L’albero della vita, finalmente pronto all’Expo di Milano
 
Altra incongruenza: non risulta da nessuna parte che qualcuno abbia lamentato che 1300-1500 euro netti siano una paga troppo bassa per un lavoro a tempo determinato e men che meno per il fatto di lavorare durante i festivi e il periodo estivo. Non risulta perché, proprio nello stesso articolo, i reclutatori si lamentano del fatto che chi non ha risposto alle convocazioni non abbia mandato nemmeno una mail di preavviso.

Da questa mattina l’articolo è on line e sta suscitando reazioni ovviamente disparate. Chi lo trova come una conferma che i giovani italiani sono troppo “choosy”, come li definì una volta la ministra Fornero, o dei “bamboccioni” (altro ministro) e chi invece avanza dubbi e perplessità. E i diretti interessati, gli accusati di aver snobbato il lavoro? Alcuni stanno intervenendo in vari siti e sui social network.
 
Mapu Pompeo di Moncalieri, una delle giovani che avevano superato la selezione di Manpower, scrive così su Facebook: «Ecco il mio punto di vista: Ho mandato il cv a Manpower per far parte dello staff di Expo a Ottobre, ho fatto tutti i test attitudinali a dicembre, ho fatto il colloquio di gruppo e il colloquio individuale a Gennaio, mi hanno dato un riscontro il 10 aprile, chiamandomi al telefono e dicendomi “Congratulazioni è stata presa, domani le mandiamo la graduatoria ufficiale”.
 
La graduatoria ufficiale non è mai stata mandata. Ho mandato mail, ho chiamato e mi è sempre stato risposto che non ne sapevano nulla. Il 16 Aprile mi chiama un incaricato di Manpower per dirmi che la formazione sarebbe cominciata il 21 Aprile e che mi avrebbero mandato (’naltravolta) la graduatoria. Nulla. Mi ritelefona il 17 Aprile dicendomi che ci saremmo risentiti per la conferma ufficiale nei giorni successivi. Il 20 Aprile mi mandano una mail con su scritto che avrei dovuto cominciare la formazione il 22 Aprile a Milano. Non una graduatoria ufficiale, nessuna menzione al contratto di lavoro o di stage.
 
Il 21 Aprile mi mandano una mail dicendomi che per essere confermata dovevo superare un questionario. (Scusa ma non ero già stata preso e non incomincio il giorno dopo la formazione?). Ho fatto ripetute domande circa la formazione senza nessuna risposta (La formazione verrà pagata? Dopo la formazione si firmerà un contratto di lavoro?). Tutto questo senza contare che per una posizione di Communication and Social Network il compenso è 500 euro al mese per 6 mesi, dopodichè sei sicuramente a casa,di cui ne avrei dovuti spendere 350 per un abbonamento ai mezzi per arrivare là in quanto Expo non ha nessuna convenzione con i mezzi di trasporto.
 
Quindi ricapitolando ho rifiutato un lavoro perchè con 150 euro al mese non mangio, perchè non mi sembra serio questo processo di selezione (e in generale la gestione dell’Expo in toto) e perchè ho la fortuna di avere un lavoretto e non posso mollarlo dall’oggi al domani (dato che la conferma semiufficiale scritta mi è arrivata il 20 Aprile e avrei dovuto cominciare il 22 Aprile SENZA un cavolo di contratto). Fine».
 
Raffaele Boffilo, barista milanese, conferma il racconto di Mapu: «Successo anche a me. Pari pari. Ero stato selezionato per il padiglione caffè illy. Test superati ecc ecc. Fanno schifo. Nelle agenzie interinali lavorano solo capre».
 
Insomma, può darsi che una certa quota di candidati abbia rifiutato il lavoro, ma da queste e da altre testimonianze più che la pigrizia dei giovani sembra emergere la frammentarietà dei contatti e la disorganizzazione del reclutamento, influenzato, probabilmente, dai ritardi in tutta la macchina dell’Expo. Peter Carlaiof, da Palermo, ancora su Facebook, racconta: «Ragazzi, io ho superato le prove, fatto il colloquio a Milano (partendo da Palermo), tante belle parole e L’ ALTRO IERI mi hanno comunicato via mail che non sono idoneo. Mi avessero detto di sì avrei avuto un giorno per trasferirmi e tre per fare la formazione».
 
Lui però una fortuna l’ha avuta: mentre i reclutatori lamentano di non aver nemmeno ricevuto le mail che comunicavano la rinuncia all’impiego, un altro giovane scrive: «Scopri anche che tanti hanno mandato il CV ( ragazzi qualificati, sia chiaro) e neppure hanno avuto risposta. Chi l’ha avuta si è sentito proporre una cifra di gran lunga inferiore, neppure sufficiente per le spese».

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