venerdì 21 marzo 2014

L'Euro e la Terza Guerra Mondiale

Ho sempre pensato che prima di una possibile fine dell'euro e la caduta dell'occidente gli stati uniti avrebbero scatenato l'armageddon.

Ritengo, anche se devo ancora capire il perchè, che l'euro forte a 1,40 sul dollaro sia a tutela (e non a danno) di quest'ultimo e dell'economia statunitense dalle manovre cinesi... Per questo è impensabile una svalutazione dell'euro con possibile conseguente apprezzamento del dollaro sullo yuan. Svalutazione che consentirebbe alle economie come l'Italia di respirare un poco aumentando le esportazioni e tornando ad essere competitiva sul mercato senza bisogno di svalutare il lavoro.

euro-vs-dollaro

A dimostrazione di questo abbiamo lo studio pubblicato dalla Deutsche Bank che determina le 'soglie del dolore' dei paesi europei a un valore inferiore all'attuale 1,40 che presupporrebbe la necessità di svalutare la moneta per ricondurla a un livello di beneficio ANCHE per le economie delle nazioni mediterranee e non solo per la Germania (la cui soglia del dolore è a 1,80).

La validità dello studio della Deutsche è dimostrata anche dalla situazione francese... l'economia francese ha iniziato a peggiorare proprio dopo il superamento del tasso di cambio euro/dollaro di 1,30 ovvero la "soglia del dolore" francese.

Se ne conclude che il continente europeo è carne da macello... Sia in un caso (ci teniamo l'Euro) come nell'altro (usciamo dall'Euro).


E gli stati uniti (ma anche la UE) sembrano ormai avere veramente troppa fretta di chiudere la partita perché si sentono ormai crollare il mondo addosso!



Hanno fretta di neutralizzare il pericolo rappresentato dai russi e cercare di avvicinarsi il più possibile alla Cina per.. puntargli una pistola alla testa e impedire che riversino sul mercato le miliardate di dollari in riserva valutaria estera detenute dai cinesi.

Cina dove Febbario 2014 ha fatto registrate, rispetto a gennaio, un -18% sulle esportazioni. Questo vuol dire che l’economia cinese ha prodotto un disavanzo commerciale di 22 miliardi. Solo un mese fa c’erano stati 31 miliardi, ma di avanzo.

Cos’è cambiato in Cina? In realtà, responsabile di questa flessione è anche e soprattutto l’Occidente. Il “blocco ovest”, infatti, e soprattutto l’Europa, tradizionale mercato per le merci cinesi, è ormai inadatto a soddisfare le esigenze delle imprese dell’estremo oriente. A influire, in misura uguale se non maggiore, è anche il rinnovamento “forzoso” che il Governo cinese ha imposto al paese: questo si sta occidentalizzando anche dal punto di vista economico, e i consumi interni (piuttosto che quelli esterni) stanno prendendo sempre più piede.

L’evento “crollo dell’Export cinese” ha “smosso” il mercato valutario. Soprattutto, ha sortito effetti rilevanti sulle valute dei partner commerciali. Tra questi spiccano Canada e Nuova Zelanda. A farne le spese, quindi, sono stati il dollaro canadese e il dollaro australiano.

E ciò spiegherebbe anche il perché il perseverare inspiegabile nelle fallimentari politiche di austerity e rigore in UE a scapito dei cittadini del continente

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