martedì 16 luglio 2013

Il Monolite su Marte

L’immagine di quello che sembra essere un enorme e misterioso monumento roccioso poggiato sulla superficie di Marte ha emozionato gli appassionati di spazio e gli ufologi di tutto il mondo.

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Quello che è già stato ribattezzato come il ‘monolite’ di Marte, misura diversi metri d’altezza, forse cinque, è di forma rettangolare e somiglia in maniera impressionante al monolite nero comparso nelle sequenze ormai leggendarie di 2001 Odissea nello Spazio.

La roccia è stata scovata da alcuni astronomi amatoriali all’interno dell’archivio fotografico della NASA, in un’immagine scattata qualche anno fa dallo strumento HiRise montato sulla sonda orbitante Mars Reconnaissance Orbiter da un’altitudine di 260 chilometri.

Si tratta di un oggetto naturale scolpito casualmente dalla natura dandogli forma rettangolare, oppure potrebbe essere la prova definitiva dell’esistenza di un’antica civiltà marziana?

Presentando la notizia sul suo blog, l’ex presentatore radiofonico David Tayler si è chiesto se il ‘monolito marziano’ non possa essere un reperto di un’antica civiltà andata distrutta. Potrebbe essere questo l’ultimo passo prima della divulgazione definitiva.

L’immagine è stata scattata il 24 luglio del 2008. 

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A smorzare gli entusiasmi degli appassionati ci pensa la Nasa, la quale tramite Yisrale Spinoza, portavoce del dipartimento che si occupa di HiRise, fa sapere che “non sarebbe saggio fare riferimento alla roccia coma ad un ‘monolite’ o una ‘struttura’, perchè questo implica che abbiamo a che fare con qualcosa di artificiale, come se fosse stato messo lì da qualcuno”.

Secondo il ricercatore, è più probabile che il masso si sia creato dalla rottura di una roccia che per caso ha forma rettangolare.

Eppure, a nostra personalissima opinione, dal punto di vista statistico, è più verosimile ipotizzare che si tratti della vestigia di un’antica civiltà marziana, piuttosto che la natura abbia provveduto, con una serie di fortunate coincidenze, a modellare un grosso parallelepipedo su Marte.

Ma la Nasa continua a voler credere (o a voler farci credere) che si tratti solo di un semplice sasso: “l’oggetto in questione è solo un grosso sasso. La sua vicinanza a un dirupo sembra infatti suggerire che si tratti di un pezzo di roccia che si è staccato ed è poi rotolato fino alla posizione attuale”, dice su livescience.com Jonathon Hill del Mars Space Flight presso l’Arizona State University. Il ricercatore, che per l’agenzia spaziale esamina le foto di pianeti sconosciuti.

A rincarare la dose contro i complottisti e gli ufologi è Alfred McEwen, ricercatore capo presso l’Università dell’Arizona che si occupa di HiRise: “Ci sono un sacco di massi rettangolari sulla Terra e su Marte. La stratificazione dei depositi rocciosi combinata con le fratture tettoniche crea piani ortogonali talmente deboli che dei blocchi rettangolari tendono a resistere e a rimanere fuori dal substrato roccioso”.

Risulta difficile capire la levata di scudi da parte della Nasa che sembra impegnatissima a smorzare qualsiasi entusiasmo extraterrestre. Facendo salva la buona fede dei ricercatori interpellati, perchè nessuno si è posto almeno il dubbio che possa trattarsi di qualcosa di artificiale? Eppure il dubbio dovrebbe avere una parte essenziale nella sensibilità di un ricercatore.

Ad ogni modo, a gettare benzina sulla fiamma degli ufologi ci sono almeno altri tre fatti che sembrano far pendere la bilancia a favore dell’ipotesi artificiale:

1) c’è un altro monolite su Marte!

2) C’è ne uno anche su Phobos, una delle lune di Marte;

3) e le curiose dichiarazioni di Buzz Aldrin, già al centro del sospetto a causa del progetto Red Sun, una fantomatica missione segreta che avrebbe portato lui e Neil Armstrong su Marte già nel 1970. Ma andiamo con ordine!


1) Il secondo monolito su Marte

Dalla segnalazione postata da un utente su thelivingmoon.com, apprendiamo che su Marte esiste un secondo curioso oggetto rettangolare scovato grazie al software Google Earth che consente di visualizzare le mappe di Marte. L’oggetto si trova alle coordinate:  27 24 40.06 S – 35 18 30.46 W.

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L’oggetto in questione colpisce soprattutto per la lunghezza della sua ombra, pari a circa 50 metri. L’immagine risulta estremamente interessante. Potrebbe essere una formazione naturale? Certamente, e statisticamente sarebbe un bel colpo: due formazioni naturali rettangolari sullo stesso pianeta!

2) Un monolito anche su Phobos

Phobos, il satellite di Marte scoperto da Asaph Hall nel 1877, continua ad attirare ancora la nostra attenzione. Ci sono alcuni ricercatori che sono convinti che ci sia qualcosa di molto strano in questa piccola luna di Marte.

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Tra questi c’è Richard Hoagland, un ex dipendente della Nasa e celebre scopritore di anomalie spaziale, secondo il quale ci sono molte ragioni per le quali Phobos deve essere attentamente esaminato.

Quando l’astronomo Douglas Sharpless studiò la luna di Marte nel 1945, notò che strana accelerazione nel moto di Phobos. Lo studioso concluse che Phobos non segue le leggi di gravità di Newton in quanto la luna sembra che la luna sia sempre un pò più avanti di dove dovrebbe essere sulla sua orbita. I dati sembrano confermare un’accelerazione costante di Phobos.

Un’altra informazione scioccante arrivò dall’astrofisico russo Iosif Samuilovič Šklovskij, vincitore del Premio Lenin nel 1960 e della Bruce Medal nel 1972. Nel 1959 Šklovskij esaminò il moto orbitale di Phobos concludendo che la luna di Marte stava lentamente cadendo verso Marte a causa dell’attrito causato dall’atmosfera del pianeta.

Secondo lo scienziato russo questo significa che la densità di Phobos deve essere eccezionalmente bassa, fino al punto da poter ipotizzare che Phobos possa essere cavo e di origine artificiale. Iosif Samuilovič Šklovskij, insieme a Carl Sagan, ha sostenuto per anni la teoria degli ‘Antichi Astronauti‘, cioè di arcaici viaggiatori extraterrestri che poi sono state considerate divinità dai nostri antenati.

Un altro dato che lascia perplessi è la notevole serie di incidenti alle sonde che hanno tentanto la difficile osservazione di Phobos. Sebbene le sonde Mariner 9 nel 1971, Viking 1 nel 1977 e Phobos nel 1988 siano riuscite ad ottenere alcuni dati preziosi sulla luna marziana, le sonde successive hanno rappresentato una serie avvilente di fallimenti:

1988: la sonda russo Phobos-1 riesce a raggiungere l’obiettivo, mentre la Phobos-2 scompare mentre si trova a soli cinquanta metri dalla luna marziana;

1999: Mars Climate Orbiter viene smarrita mentre si trova nei pressi di Phobos; poco dopo si persero notizie anche del Mars Polar Lander, scomparso pochi attimi prima di toccare l’atmosfera marziana;

2003: la sonda britannica Beagle-2 scompare misteriosamente dagli strumenti senza più dare segni di vita;

2012: Phobos-Grunt è stata una missione spaziale dell’Agenzia Spaziale Russa che prevedeva il ritorno sulla Terra di campioni raccolti su Phobos. La missione è fallita il 15 gennaio 2012, con la caduta della sonda sull’Oceano Pacifico.

Qualche maestro del sospetto ha ipotizzato che su Marte possa esserci una forza aliena che impedisce alle nostre sonde di avvicinarsi e analizzare la luna di Marte? Davvero potrebbe essere una ‘struttura cava’, una sorta di base orbitante, con degli alieni a bordo?

L’idea che Phobos possa essere artificiale aveva già sfiorato la fantasia del suo scopritore, il quale aveva ipotizzato che la luna di Marte potesse essere una ‘Stazione Spaziale Orbitante‘. Inoltre, la scoperta di Hall nel 1877 fu del tutto inaspettata, tanto che Sklovskij ritiene che la loro comparsa ‘improvvisa’ farebbe pensare ad un loro ‘lancio’ recente.

Un’ultima curiosità che riguarda Phobos proviene dalle immagini ottenute dalla sondaMars Global Surveyor della NASA, dalle quali sembra emergere in bella mostra un grosso oggetto rettangolare, molto simile ai monoliti visti su Marte. Qui potete osservare le immagini originali, ma le elaborazioni migliori del ‘Monolite di Phobos’ sono pubblicate da lunexit.it:

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3) Buzz Aldrin e il Monolite

A rendere famoso il monolite di Phobos è stato tutto il chiacchiericcio provocato da alcune dichiarazioni rilasciate da Buzz Aldrin, uno dei componenti del primo equipaggio umano atterrato sulla Luna, durante un’intervista rilasciata a C-Span alcuni anni fa:

“Dobbiamo visitare le lune di Marte. C’è un monolite lì, una struttura molto particolare su questo piccolo satellite di Marte a forma di patata”.

Le parole di Aldrin confermano sia l’esistenza del monolite, che l’interesse da parte dell’agenzia spaziale americana per la misteriosa formazione rocciosa. La domanda seguente, quindi, sembra essere: ‘qualcuno lo ha messo lì?’

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Come spiegato da Alessia Serafin su strangedays.it, nel 2007 la Canadian Space Agency ha finanziato uno studio per una missione senza equipaggio verso Phobos nota come PRIME (Phobos e Reconnaissance International Mars Exploration).

Il monolite, grande come un edificio, è il principale sito di atterraggio proposto, ma ufficialmente non perché gli scienziati sospettino una attività UFO: il motivo ufficiale è che l’oggetto sarebbe un macigno rimasto esposto relativamente di recente in una zona altrimenti piatta di Phobos, che ha tutto sommato più l’aspetto di un grosso sasso nello spazio che di una vera luna.

Il ricercatore Dott. Alan Hildebrand del team PRIME ha detto che l’analisi del “Monolite” potrebbe rispondere a domande sulla composizione della Luna di Marte e la sua storia. “Se riusciamo a avvicinarci a questo oggetto, noi probabilmente non abbiamo bisogno di andare altrove”, ha detto al suo team scientifico.

Comunque, a suonare la carica per una prossima missione verso Marte è proprio Aldrin, secondo il quale, dopo la conquista della Luna l’umanità ha bisogno di affrontare nuove sfide interplanetarie e Marte rappresenta la frontiera più prossima per gli eredi delle missioni Apollo, idee affermate durante la recente presentazione del suo libro “Mission to Mars: my vision for space exploration” in cui spiega perché l’uomo dovrebbe andare sul pianeta rosso.

“Un insediamento permanente dell’uomo su Marte – spiega – è l’obiettivo per rendere quella umana una razza insediata in modo stabile su due pianeti. L’idea di una possibile catastrofe sulla Terra potrebbe fungere da stimolo per le nuove generazioni.

Dopo le missioni Apollo gli Stati Uniti hanno raggiunto il giusto grado di conoscenza e le capacità scientifiche e tecnologiche per un’impresa del genere e ora abbiamo bisogno di quel’ispirazione e quello stesso impegno; lo si potrebbe fare anche in occasione del 50esimo anniversario degli ultimi sbarchi sulla Luna, nel 2022″.

Insomma, lo spirito pionieristico dell’uomo che guarda sempre oltre le proprie colonne d’Ercole non è mai domo e forse, tra 10 anni, si potrà davvero, come dice Adrin, assistere a un nuovo “piccolo passo per un uomo, ma un grande, grandissimo balzo per l’umanità”.

Insomma, gli scienziati della Università dell’Arizona, che hanno catturato le immagini, pensano che i monoliti siano solo dei massi insignificanti capitati lì per caso. Altri pensano che comunque vale la pena andare ad indagare e altri ancora pensano che si tratti di una struttura artificiale lasciata lì da qualche antica civiltà extraterrestre.

Come al solito, le domande sono più delle risposte, ma quella che frulla nella testa di tutti noi è solo una: chi ha messo lì quei monoliti?


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