venerdì 19 aprile 2013

Julius Nyerere


Julius Nyerere











Spesso nel corso delle nostre ricerche siamo stati in grado di identificare gli agenti del Player C metaforicamente associati ai Rettiliani di David Icke chiedendoci il motivo del perchè l'antagonista (il Player B) apparentemente non facesse nulla per contrastare i loro piani di dominio configurabili nel NWO.

Forse perchè l'informazione volutamente omette di ricordare come meritano taluni personaggi. Quanti di voi infatti conoscono Julius Nyerere, primo presidente della Tanzania indipendente

Ci sono uomini che nascono con il destino di essere i primi, per meriti personali e circostanze casuali. Figlio di un capo tradizionale, Kambarage Nyerere era candidato a diventare guida degli Zanaki, la più piccola delle 128 etnie che compongono il popolo tanzaniano. Alla morte del padre la scelta cadde invece sul fratello. Ma un’altra responsabilità, ben più prestigiosa, si preparava per lui.

La scuola elementare, che il piccolo Kambarage completò saltando un anno, lo vide primo della classe. Dopo essersi diplomato maestro in Uganda ed avere cominciato a insegnare a Tabora, nella scuola secondaria dei Padri Bianchi, nel 1949 ottiene una borsa di studio a Edimburgo.

Primo studente del Tanganika in un’università britannica, Nyerere ne ritornerà con un Master of Arts. È in quei tre anni che mette a punto la sua filosofia politica. Si sposa e riprende l’insegnamento. Ma la politica ormai lo assorbe e il Mwalimu (maestro in kiswahili), come viene chiamato con affetto dai suoi amici e sostenitori, trasforma l’associazione culturale, di cui era membro, in partito, l’Unione africana nazionale del Tanganica (Tanu), il cui obiettivo non è altro che l’indipendenza.

A partire dal 1955 solca il Paese in ogni direzione a servizio della causa. E l’indipendenza arriva, il 9 dicembre 1961. Il primo presidente del Tanganica indipendente è lui, ovviamente, e dal 1964, quando riesce a cucire sapientemente l’unione con Zanzibar, è presidente della Tanzania. Lo resterà fino al 1985, quando, «stanco di dirigere un Paese obbligato a mendicare», passa la mano al Primo Ministro.

Questi accetterà i diktat dell’Fmi, il Fondo Monetario Internazionale, cui Nyerere mai si era piegato.

E adesso, se il processo per la beatificazione avrà buon esito, Nyerere sarà anche il primo Capo di Stato africano sugli altari.

Spentosi a Londra il 14 ottobre 1999 all’età di 77 anni per leucemia, anche da “pensionato” il Mwalimu ha continuato a lavorare fino all’ultimo per il suo Paese, pur constatando che si allontanava a larghi passi dal progetto da lui accarezzato per la Tanzania. Un socialismo davvero “non allineato”, basato su un’autentica indipendenza, sull’unità nazionale (cui ha contribuito non poco la promozione della lingua kiswahili), su un’economia in grado di auto-sostenersi, sulla riduzione del divario tra poveri e ricchi, sull’accesso alla salute e all’istruzione per tutti… «Perché lei ha fallito?», gli domandarono i big della Banca Mondiale, un anno prima della morte.

«L’impero britannico - replicò il Mwalimu dall’alto della sua dignità - ci consegnò un paese con l’85% di analfabeti, due ingegneri e dodici medici. Quando ho lasciato la mia carica, gli analfabeti erano il 9% e c’erano migliaia di ingegneri e di medici. Quando, tredici anni fa, io ho lasciato, il reddito pro capite era il doppio di quello attuale, mentre oggi abbiamo un terzo di bambini in meno nelle scuole, e la sanità e i servizi sono in rovina. In questi tredici anni, la Tanzania ha fatto tutto quello che la Banca Mondiale e l’Fmi le hanno imposto di fare».

E ritorcendo la domanda: «Perché voi avete fallito?».
Copertina Time
Nyerere propugnò una forma di socialismo rurale fondato sulla Ujamaa (in Kiswahili "famiglia"), cioè il villaggio comunitario autosufficiente. Sostenitore di una politica di non allineamento (ma favorevole al Commonwealth), ebbe un ruolo di primo piano nell'Organizzazione per l'unità africana.

C’è un uomo, un Padre Bianco, che più di chiunque ha titolo per parlare di Nyerere, avendone accompagnato da vicino il pensiero e la traiettoria. È Bernard Joinet, autore di un libro che a suo tempo suscitò interesse e dibattito, Le soleil de Dieu en Tanzanie (1977). Gli abbiamo chiesto come vedrebbe il Mwalimu “beato”. Ci ha risposto con sincerità e facendoci scoprire altri aspetti della sua personalità. «Le beatificazioni e canonizzazioni - spiega padre Bernard - non sono più quel che erano. Giovanni Paolo II ne ha pronunciate a centinaia. Fra tanti santi e beati, sono apparsi anche molti “politici” che lottarono contro le dittature di Hitler e di Stalin.

A questo titolo può trovare il suo posto anche Nyerere, che lottò contro il colonialismo conducendo il suo popolo all’indipendenza ». Uno però dovrebbe essere proclamato beato per essere offerto come modello ai credenti… «Io ritengo che Nyerere possa divenire un esempio universale per tre motivi. Il primo è dato dai rapporti che ha saputo tenere con l’islam e le altre religioni.
Nyerere
Il Mwalimu ha saputo far coesistere in seno al suo partito musulmani e cristiani. Una coesistenza pacifica, che rifletteva quella che si praticava nel Paese. Non ci sono tensioni religiose nella Tanzania continentale (problemi di tolleranza emergono di tanto in tanto sulle isole di Zanzibar e Pemba) e non esiste un partito di ispirazione religiosa. Nyerere ha insistito sulla necessità di incorporare nella nazione e nel partito persone di altre culture, indiani ed europei. Possiamo dire che il Mwalimu ha messo in pratica lo spirito di Assisi prima di Assisi. In questo, è stato esemplare».

«In secondo luogo - continua Joinet - va evidenziata la sua relazione con il potere. Nyerere è sempre stato convinto che il potere politico era la chiave dell’indipendenza e della costruzione di una società egualitaria. Occorreva assolutamente conquistarlo e mantenerlo. Eppure, ciò che più mi ha colpito in lui era la sua libertà nei riguardi proprio del potere. L’ha infatti ceduto non appena i suoi mandati presidenziali sono pervenuti a regolare scadenza. Ha resistito all’enorme pressione della popolazione che non voleva privarsi del suo Padre».

«Un’altra cosa che colpisce è il suo distacco dal denaro. Nyerere indossava sempre un abito semplice, a maniche corte. Risiedeva in una villetta in riva al mare e la moglie, Maria, faceva personalmente la cucina. Aveva fatto costruire nel giardino un lungo edificio con il solo piano terra per alloggiarvi i parenti e quanti andavano a trovarlo. Non ha fatto erigere un palazzo presidenziale. La sua famiglia non ha goduto di privilegi».

«Tutte queste scelte», chiarisce il missionario, «erano ispirate dalla sua fede viva. Nyerere ha chiesto il battesimo a vent’anni, prendendo il nome cristiano di Julius, a conclusione di una lunga riflessione personale. Anche da presidente partecipava tutte le domeniche alla messa nella sua chiesa parrocchiale. E il suo sogno di una società solidale era ispirato alla fede, come dimostra anche il suo biglietto di auguri inviato ai Capi di Stato nel 1967: “Avevano un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune” (Atti 4,32).

Per tutte queste ragioni il Mwalimu può essere portato come esempio, soprattutto ai detentori del potere». Ma i capi tradizionali che sono stati incarcerati per la loro opposizione alla sua politica di unificazione della nazione, i nove milioni di persone trasferite a forza nei “villaggi della rivoluzione”, rischiano di non apprezzare granché questa beatificazione. «Sono misure che si resero probabilmente necessarie per l’edificazione del Paese e per dare a tutti i cittadini la possibilità di un’istruzione, l’accesso ai servizi sanitari e una formazione politica di base, ma hanno anche indotto grandi sofferenze, forse inevitabili, che però milioni di tanzaniani non hanno ancora dimenticato ».

Insomma, beato sì o beato no? «Personalmente non avverto il bisogno di beatificare Nyerere per ispirarmi al suo esempio - commenta padre Joinet - Credo però che la beatificazione di questo grande leader africano riempirebbe di gioia e di orgoglio un gran numero di suoi concittadini».

http://www.pagoni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=63:julius-nyerere&catid=37:africa-e-miti&Itemid=61

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