domenica 13 gennaio 2013

Shamir e Antimateria

Lo strumento capace di generare antimateria è conosciuto sin dall’antichità. Uno degli studiosi più convinti di tale ipotesi è senza dubbio il Dottor Matest M. Agrest, d’origine bielorussa.

Egli si è laureato all’Università di Leningrado nel 1938 in Scienze e nel 1946 in Fisica e Matematica. Si è ritirato da codesta Università nel 1992, trasferendosi poi negli Stati Uniti. Ha scritto oltre 100 pubblicazioni, alcune delle quali hanno trattato la questione dei contatti nell’antichità degli extraterrestri con uomini della Terra.

È stato il primo scienziato a formulare questa ipotesi, tanto è vero che nel 1959 arrivò alla conclusione che la gigantesca terrazza di Baalbek, in Libano, fosse una base di lancio per velivoli spaziali e che la distruzione delle città bibliche di Sodoma e Gomorra, antiche città gemelle della Palestina, fosse avvenuta per mezzo d’esplosioni nucleari.

Nello studio di antichi documenti, Agrest si è accorto della presenza di uno strumento miracoloso, conosciuto col nome di Shamir, capace di tagliare e incidere pietre durissime. È probabile che il Tempio di Salomone sia stato edificato con l’ausilio di tale strumento. Il tempio, alla cui costruzione, durata sette anni, contribuirono anche architetti fenici, fu ultimato intorno all’anno 960 a.C. e costruito in blocchi di pietra calcarea. Misurava all’incirca 54 metri in lunghezza, 27 di larghezza e 15 di altezza.

L’idea di erigere un tempio a Dio, venne a Davide quando la peste si abbatté sul Regno d’Israele e proprio in quel periodo l’Angelo del Signore apparve sullo spiazzo roccioso del Monte Moria. Finita la peste, Davide volle innalzare un altare a Dio su questo spiazzo. Comperò l’area, cominciò ad accatastare pietre perfettamente squadrate, molto ferro e bronzo. Una volta costruito il tempio, nell’area antistante venne eretto un muro, costruito con tre ordini di pietre squadrate e un’assise di travi di cedro, che lo circondava completamente. Lo spiazzo era destinato ai pellegrini e ai fedeli, mentre la Casa di Dio era accessibile solo ai sacerdoti.

A Davide succedette il figlio Salomone che rappresentò il massimo dei Re per gli Ebrei: divenne leggendario per i Giudei proprio durante la loro prigionia a Babilonia. Fu dichiarato mago, giacché dotato di poteri eccezionali, dalle tradizioni folcloristiche medievali. Con il Regno di Salomone e la costruzione del Tempio, Gerusalemme assurse a centro principale della vita d’Israele, raggiungendo l’apice del suo splendore.
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Probabile disposizione architettonica del tempio di Salomone: 1 e 2, le due colonne Yakin a destra e Boaz a sinistra; 3 elam; 4, heikhal; 5, devir; 6, yazi’a.
È da ricordare inoltre che nel corso del lungo periodo delle peregrinazioni compiute dal popolo d’Israele, l’Arca dell’Alleanza fu custodita in una tenda speciale che prese il nome di tabernacolo. Nacque così l’esigenza di dare una degna dimora all’Arca, compito che assolse pure Re Salomone. È probabile che lo Shamir, tra le altre cose, gli avesse procurato tanta fama.

Agrest ha formulato l'ipotesi che lo stesso Mosè avesse posseduto uno strumento capace di far cose eccezionali, che però andò perso con la distruzione del secondo Tempio di Gerusalemme.

Tale fatto è riportato al capitolo 9° del trattato Mishnajot.

Addirittura nel 5° capitolo del trattato Abot, facente parte sempre del Talmud babilonese, si fa un riferimento chiaro sull’origine non terrestre dello strumento. Si dice poi che Mosè portò lo Shamir nel deserto per costruire l’Efod, il ricco paramento sacro dell’antico culto ebraico destinato ad Aronne, come stabilito nel patto col Signore, cui fa riferimento pure la Bibbia (Esodo 28,9): "...Prenderai poi due pietre di onice e vi scolpirai i nomi dei figli di Israele: sei nomi sopra una pietra e sei nomi sull’altra, in ordine di nascita. Farai incidere le due pietre con i nomi dei figli d’Israele da un incisore in pietra, come si incidono i sigilli, e le incastrerai in castoni d’oro. Porrai le due pietre sopra le spalline dell’Efod..."

Nel Talmud Babilonese (Sotah 48,8) l’evento è descritto con più dettagli: "In un primo tempo i nomi erano stati scritti con l’inchiostro, allora fu mostrato loro lo Shamir e furono incisi sulla pietra al posto di quelli scritti con l’inchiostro".

Non tutti potevano usare questo strumento, tanto è vero che furono istruiti alcuni incisori.

Esodo 36,1: "Besaleel, dunque, e Ooliab e tutti gli uomini esperti, dotati dal Signore d’abilità, d’intelligenza e di saggezza da saper fare tutti i lavori richiesti per l’erezione del Santuario, li eseguiranno secondo tutto quello che il Signore ha comandato...".

È da concludere perciò che lo Shamir non fosse facile da usare e, soprattutto il suo utilizzatore doveva avere qualità psicofisiche-spirituali di un certo valore. Sappiamo inoltre (Zoar 74 a, b) che lo Shamir era in grado di spaccare e tagliare ogni cosa; ecco perché fu indicato come un "tarlo metallico divisore" ed anche un "verme tagliente" nel Pesachim 54, che fa parte sempre del Talmud.

Tornando alla Bibbia, in Geremia 17,1, troviamo il peccato di Giuda che è scritto con stilo di ferro e impresso con punta di diamante sulla tavoletta del loro cuore e sugli angoli dei loro altari.

Con il nostro linguaggio d’oggi, potremmo affermare che si trattava di una penna (lo stilo che si usava all’epoca per incidere sulle tavolette di cera) recante una punta di diamante. Era un congegno "divino", affidato in casi speciali agli umani per eseguire opere di notevole importanza materiale ma soprattutto spirituale. Potremmo dire che si trattasse di una penna laser, dalla punta di diamante.
I testi antichi descrivono lo Shamir con diverse grandezze: addirittura Re Salomone ne aveva scoperto uno piccolo come un chicco di grano.

A parte tutte le altre cose, il diamante per questo tipo di strumento è una materia di primaria importanza. Il minerale è una delle tre forme cristalline del carbonio allo stato puro. Per la sua eccezionale durezza e le sue peculiari proprietà ottiche, rappresenta da una parte la gemma più importante nel mondo di oggi, e, dall’altra, uno strumento insostituibile nell’industria moderna. I modi di ritrovamento del diamante sono essenzialmente "in situ" nei camini vulcanici e nei depositi alluvionali, derivati dal disfacimento dei precedenti e dal successivo trasporto per opera dei fiumi.

Nel nostro pianeta i primi diamanti sono provenienti dai depositi alluvionali dell’India centrale, vicino a Golconda. Nel 1725 il minerale fu rinvenuto nelle acque di lavaggio dell’oro nello Stato di Minas Gerais in Brasile e le pietre brasiliane dominarono il mercato fino al 1867, anno in cui fu riconosciuto il primo diamante, rinvenuto vicino all’Orange River in Sud Africa. Questa data ha aperto l’era moderna dello sfruttamento e dell’impiego su vasta scala del diamante. Dal 1908 la maggior fonte di diamanti è localizzata in una striscia di costa della larghezza di circa 450 Km che si estende a nord della foce dell’Orange River. Nel 1910 furono ritrovati in un immenso deposito alluvionale che si estende nello Stato dell’Angola. Altri depositi si trovano nel Ghana, nella Guaiana Britannica, in Australia, in Venezuela, nel Borneo, nel Sud Africa vicino al deserto del Kalahari.

Fuori dell’Africa i soli ritrovamenti importanti sono quelli delle zone della Siberia Orientale, proprio nel bacino del fiume Viliuj.

Questo è un altro tassello che si incastra benissimo nella teoria sulle costruzioni metalliche extraterrestri, ritrovate in quella zona della Siberia. Gli antichi costruttori necessitavano proprio del diamante per realizzare generatori d’antimateria di notevole potenza per contrastare i possibili effetti devastanti degli asteroidi.

Anche gli egizi hanno utilizzato uno strumento tipo Shamir e il Dio Seth è rimasto nei miti di quel popolo per aver tagliato le rocce ad Abuzir. Gli Dei egiziani disponevano in sostanza del lanciatore di raggi mortali, dell’Ureus, con simbolo un cobra femmina in collera, dalla gola turgida, che personificava l’occhio infuocato del re. Lo si vede sulla fronte dei faraoni, sui fregi dei templi e adorna il capo di molte divinità solari. Con la decadenza dell’impero egiziano però l’Ureus divenne un simbolico ornamento che raffigurava un semplice serpente dalla testa alzata.
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L’Ureus egiziano.
Trasferendoci poi nell’America del Sud precolombiana, ci troviamo di fronte ad una tecnica muraria degli Incas che ha dell’incredibile. Non si può spiegare simili opere se non pensiamo che gli antichi popoli andini usassero sistemi di taglio straordinari del tipo Shamir. Sono state costruite città con muraglie difensive enormi, composte di massi asimmetrici perfettamente tagliati e incastrati uno nell’altro che suscitano tanta meraviglia. Nell’America Centrale poi notiamo che la civiltà Azteca ci ha lasciato alcune statue che raffigurano il cosiddetto "serpente di fuoco": lo Xiuhcoatl.
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Rappresentazione azteca del "serpente di fuoco": lo Xiuhcoatl.
Si tramanda che fosse uno strumento che emetteva raggi infuocati, capaci di perforare corpi umani. Cercando tra le leggende irlandesi, troviamo il popolo dei Tuatha de Danaan venuto dal cielo su una nuvola magica proveniente da quattro città: Findias, Gorias, Falias e Murias.

In queste grandi "città" essi impararono le potenti scienze e gli studi sulle grandi magie con i saggi. Ogni città aveva un saggio come Re e da queste i Tuatha de Danaan portarono quattro magici doni all’Irlanda. Da Falias venne la pietra chiamata Lia Fail (era la pietra del destino), sulla quale i grandi Re d’Irlanda sedevano quando erano incoronati. La Lia Fail si sarebbe mossa, o avrebbe vibrato, per manifestare la sua approvazione quando il giusto monarca sarebbe stato degno di portare la sua corona. Da Gorias venne il Cliamh Solais (detto anche la Spada di Luce). Da Findias arrivò una lancia magica, e da Murias venne la "Grande Caldaia" che poteva nutrire un esercito e non essere ancora vuota.

Nelle leggende celtiche si riporta che si conosceva l’Occhio di Balor, che il più vecchio dei giganti Femori aveva sull’elmo, dal quale partiva un raggio mortale e che usava contro il nemico. Lo stesso nipote di Balor, Lugh, possedeva la "Lancia Solare", ossia un lungo cilindro metallico dal quale usciva un raggio fulminante.

Per tornare alla Bibbia, nell’Esodo (31,18) troviamo una dichiarazione che non lascia molti dubbi: "Quando il Signore ebbe finito di parlare con Mosè sul Monte Sinai, gli dette le due Tavole della Testimonianza; tavole di pietra, scritte col Dito di Dio."

Che cosa poteva essere questo "Dito di Dio", se non una "penna laser" capace di incidere un messaggio tanto importante da testimoniare il Patto col Signore, un Essere in carne ed ossa, capace di rappresentare la Forza Onnicreante dell’Universo.

Un fatto simile, ma dal contenuto storico o meglio fondamentalmente preistorico, è accaduto nel centro e nel sud America. Un commerciante tedesco, Waldemar Julsrud, e il suo aiutante Odilon Tinajero raccolsero fra il 1945 e il 1952, nei pressi di Acambaro (regione di Guanajato, Messico), oltre 30.000 pietre incise con profili di sauri e mammiferi probabilmente estinti, nonché figure simili a mummie. I reperti sono stati datati al 1600 a.C. circa. Altrettante pietre riccamente incise, furono recuperate per puro caso in una cavità nascosta nei pressi della città di Ica, in Perù. Alcune di esse arrivano a pesare almeno 200 Kg, mentre la maggioranza pesano solamente qualche chilo. Tali pietre sono state per fortuna catalogate nel museo privato, appartenente al chirurgo dottor Javier Cabrera, poiché in tempi recenti sono state prodotte migliaia e migliaia di false pietre incise, copiate spesso dalle foto comparse sui giornali, a beneficio dei numerosi turisti.
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Pietra ritrovata ad Ica (Perù) in cui è incisa un’operazione chirurgica.
Quelle originali, sono pietre incise magistralmente e con una tecnica talmente precisa che ha lasciato disegni assai chiari e dettagliati da suscitare semplicemente stupore e meraviglia. Nell’osservarle, non si può fare a meno di dedurre che sono state elaborate con un congegno tipo laser che si può associare tranquillamente allo Shamir. Tra le figure incise si riconosce, tra l’altro, quella di un uomo che sta esaminando dei fossili con una lente d’ingrandimento. Un altro scruta il cielo tenendo in mano un telescopio. Accanto a mappe di regioni sconosciute, dimostrando così che la morfologia del pianeta Terra è più volte cambiata nel tempo, sono raffigurati i sauri. In altre sono riprodotti interventi chirurgici sul cervello e trapianti di cuore, con dei dettagli che hanno dell’incredibile.

Per dovere di cronaca si deve affermare che le false pietre, scolpite in questi ultimi anni, si possono riconoscere facilmente proprio per la mancanza di accuratezza del disegno e della tecnica d’incisione inimitabile.

Approfondendo i messaggi incisi nelle pietre di Ica, si scopre che dobbiamo veramente riscrivere la storia o meglio la preistoria, ed in particolare la teoria dell’evoluzione di Darwin. Le incisioni sono mirabilmente perfette e, in definitiva, raffigurano una cultura veramente sorprendente se si considera il tempo in cui queste pietre sono state elaborate.

Si conferma per l’ennesima volta che esseri d’altri mondi, già in quel tempo, istruivano i terrestri e soprattutto badavano a rendere possibile la loro sopravvivenza. Gli antichissimi reperti archeologici, di notevole importanza per recepire la verità di ieri e di oggi, concedono all’umana intelligenza la possibilità di focalizzare uno dei più importanti cardini su cui si basa l’evoluzione storica dell’umana specie, confortata dalla presenza di pionieri cosmici muniti di una superiore scienza e di una superiore coscienza. Il non volerli prendere in seria considerazione, studiandoli con solerte intelligenza e analizzandoli con scrupolosa attenzione, dimostra che l’uomo attuale vuole ignorare quelle indiscusse prove che valgono ad affermare un discorso sulle visite di esseri molto più evoluti, provenienti dagli spazi esterni. Lo stesso Shamir non sarebbe più quell’oggetto misterioso, fatalmente scomparso dalla nostra cultura e dalla nostra civiltà.

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