domenica 16 dicembre 2012

Parlando di Nibiru

Molti ne aspettavano il transito all’interno del sistema solare per il 21/12/2012, portatore di immani catastrofi sul pianeta tali da mettere la parola “fine” alla civiltà umana. Altri ne cercano traccia partendo dalle traduzioni delle tavolette sumere fornite dallo studioso Zacharia Sitchin, interpretandolo come casa natia del popolo degli Anunnaki, una razza aliena progenitrice del genere umano e venerati come dei nell’antichità per le loro tecnologie avanzate e per le loro conoscenze estremamente progredite.

Stiamo parlando di Nibiru: il distruttore, il pianeta dell’attraversamento, il pianeta X…  
 
Le origini della “leggenda” di Nibiru sono da ricercarsi proprio nella mitologia sumero-babilonese e in particolar modo nel racconto Enuma Elish nel quale viene descritta, secondo l’interpretazione del Sitchin, la formazione del nostro sistema solare.

L'Enuma Elish è il mito della creazione mesopotamico, come può esserlo la Genesi per i cristiani. La versione originale di questo poema, di data incerta e di autore totalmente sconosciuto, è stata col tempo modificata in qualche particolare, e adesso ne esistono diverse versioni, assiriche o babilonesi; si ritiene tuttavia che il poema sia un'opera originalmente babilonese.

In esso si parla di un corpo celeste, definito Nibiru, che secondo Sitchin, sarebbe appunto il pianeta di origine di una razza aliena, gli Anunnaki, i quali avrebbero creato l’umanità mediante una sorta di mutazione genetica forzata, e sarebbero quindi divenuti le prime divinità mesopotamiche.
 
 
Secondo l’interpretazione di Sitchin riguardo ad alcuni passi dell’Enuma-Elish, questo pianeta era chiamato Nibiru dai sumeri e Marduk dai babilonesi, ed avrebbe rivestito un ruolo chiave nella ipotetica modificazione della struttura primigenia del Sistema Solare. Questo corpo celeste apparterrebbe al nostro Sistema Solare, ma la sua orbita risulterebbe assai diversa da quella classica degli altri pianeti conosciuti: fortemente ellittica, alquanto inclinata rispetto al piano dell’eclittica, e retrograda rispetto a quelle di tutti gli altri pianeti del Sistema.
 
Nibiru per gli antichi Sumeri era il corpo celeste associato al dio Marduk. Il nome deriva dalla lingua accadica e significa punto di attraversamento o di transizione. Lo scrittore Zecharia Sitchin, sulla base di una propria interpretazione delle scritture sumeriche, giunge alla convinzione che Nibiru sia un diverso e sconosciuto pianeta realmente esistente.
 
Nella sua costruzione teorica affianca al pianeta Nibiru il pianeta Tiamat. Quest'ultimo sarebbe esistito collocandosi tra Marte e Giove. Egli suppone che fosse un fiorente mondo con giungle e oceani la cui orbita fu distrutta dall'arrivo di un grande pianeta che attraversò il sistema solare tra i 65 milioni e i 4 miliardi di anni fa.
 
L'impatto avrebbe creato il pianeta Terra, la luna e la fascia degli asteroidi. Tiamat sarebbe stato dapprima colpito da una delle 7 lune di Nibiru, spezzandosi in due. Una di queste due porzioni sarebbe poi diventata la Terra e sarebbe stata spinta nell'attuale posizione da un altro impatto con una luna di Nibiru. In seguito l'altra metà, colpita da Nibiru stesso, avrebbe dato vita alla fascia degli asteroidi. I restanti detriti dell'impatto avrebbero dato origine alle comete. Sitchin affermava che questa teoria spiegherebbe perché la geografia terrestre avrebbe la peculiarità di avere più continenti su un lato rispetto all'altro.
 
Sempre secondo l'interpretazione data da Sitchin della cosmologia sumera, il sistema solare avrebbe un decimo pianeta, che seguendo un'orbita ellittica, rientrerebbe nel centro sistema una volta ogni 3.600 anni. Secondo Sitchin,   l'ipotetico pianeta sarebbe stato catturato dall’attrazione gravitazionale di Nettuno e deviato dal suo percorso verso l’interno, miliardi di anni fa quando il nostro sistema solare era ancora in via di formazione. Quindi, secondo lo scrittore azero, Nibiru era un pianeta vagante "catturato" dalla gravità solare.
 
Nibiru è detto anche il "pianeta del passaggio". Ogni 3.600, nel passaggio al suo perielio (quindi vicino al Sole e ai pianeti interni), Nibiru, a causa delle perturbazioni gravitazionali dovute alla sua massa, sarebbe all'origine dei grandi sconvolgimenti e cataclismi terrestri. Al suo passaggio sarebbero attribuiti gli spostamenti repentini dell'asse terrestre, molteplici impatti con gli asteroidi spinti fuori dalla fascia principale e un elevata attività tellurica e vulcanica sulla superficie del nostro pianeta. Secondo Sitchin, le storie raccontate dalla Bibbia, e quindi la genesi, il diluvio universale, la vicenda di Sodoma e Gomorra, ma anche alcuni racconti lasciatici dalle culture egizie e mesopotamiche, non sarebbero altro che le "cronache" degli effetti distruttivi di Nibiru.
 
Quando nel 1930 venne individuato Plutone, in base alle anomalie di Urano, si pensò che il nuovo pianeta fosse grande e gassoso tanto da influenzare l'orbita di Urano. Si scoprì, però, che Plutone è   meno massiccio del previsto e la sua rotazione di sei giorni è tipica dei piccoli pianeti; possiede un orbita più estesa ed ellittica fuori di 17 gradi e quando raggiunge il perielio attraversa l'orbita di Nettuno e non può causare anomalie nelle orbite degli altri due pianeti a lui vicini.
 
Per questo iniziò la caccia al decimo pianeta, sicuramente un gigante gassoso con una massa capace di causare le anomalie accertate. Tale pianeta è stato segnalato due volte. La prima nel 1972 dall'astronomo Joseph Brady che ne calcolò addirittura l'orbita con un afelio di 150 milioni di chilometri dal sole, un orbita di 464 anni, un'eccessiva inclinazione e una massa tripla rispetto a Saturno. Ma un tale pianeta non poteva essere sfuggito alle frequenti osservazioni e quindi non esisteva, perché la sua massa avrebbe influenzato tutto il sistema e non solo due pianeti. La seconda rilevazione, più recente e affidabile, proviene dal satellite astronomico IRAS che avrebbe segnalato un oggetto nel profondo spazio.
 
Secondo la NASA il corpo avrebbe una massa tale da poter causare irregolarità nelle orbite di Urano e Nettuno. Così scriveva il Washington Post: "Scoperto misterioso corpo celeste. Forse grande come Giove. Un corpo celeste forse grande come il gigantesco pianeta Giove e forse così vicino alla Terra che potrebbe far parte di questo sistema solare, è stato trovato nella direzione della costellazione di Orione, da un telescopio a infrarossi a bordo di un satellite astronomico U.S. in orbita.  
 
L'oggetto è così misterioso che gli astronomi non sanno se è un pianeta, una cometa gigante, una protostella vicina che non è diventata abbastanza calda da divenire una stella; oppure una galassia così giovane che si trova ancora nel processo di formazione, o una galassia avvolta dalle polveri che nessuna delle luci emesse dalla sue stelle passi attraverso la cortina.   "Tutto ciò che posso dire è che non sappiamo cos'è" - ha detto il Dr. Gerry Neugebauer capo scientifico dell'IRAS al Jet Propulsion Laboratory California e direttore dell'Osservatorio di Palomar.
 
La più affascinante spiegazione di questo corpo misterioso, così freddo da non emettere luce e non essere mai stato avvistato da telescopi ottici situati sulla terra o nello spazio, è che si tratta di un gigante gassoso grande come Giove e vicino alla Terra a 50 bilioni di miglia. Mentre può sembrare una grande distanza in termini terrestri, è ad un tiro di sasso in termini cosmologici; così vicino infatti che potrebbe essere il corpo celeste più vicino alla Terra oltre Plutone. Il Dr. James Houck, del dipartimento di Astrofisica dell'Università di Cornell, ha dichiarato: "Se è realmente così vicino potrebbe far parte del nostro sistema solare".
 
Un comunicato ANSA del 12 dicembre 2002 ed un articolo della rivista britannica New Scientist ci informano dell’esistenza di un "decimo" pianeta nel nostro sistema solare. Si troverebbe oltre l’orbita di Plutone, ai confini della fascia di Kuiper, dove stazionano asteroidi e materiale interstellare. Le informazioni inviate dalle sonde spaziali suggeriscono, infatti, l’esistenza di un altro pianeta o di un corpo celeste, oltre Plutone, che influenza le orbite dei pianeti esterni. Grande come Giove o come la Terra? Passerà a 42 milioni di miglia e tutti temono la sua coda, detta del "Drago", già visibile ai telescopi, perché investirà il nostro pianeta con meteoriti e polveri. La notizia inoltre evidenzia che secondo gli astronomi il nostro sistema solare potrebbe contenere ben novecento pianeti; solo otto si troverebbero fuori della fascia di Kuiper. In pratica si teme che il suo passaggio sia causa di una catastrofe di proporzioni globali.
 
Come detto in apertura, David Nesvorny ritiene che il sistema solare in passato aveva un quinto pianeta gigantesco, che è stato poi espulso a causa delle interazioni gravitazionali. Osservando i corpi celesti della fascia di Kuiper - il gelido anello di asteroidi che circonda il sistema solare oltre Nettuno - e studiano le "impronte digitali" lasciate nei crateri da impatto della Luna, Nesvory è stato in grado di mettere insieme alcuni indizi fondamentali per ricostruire l'adolescenza del nostro sistema solare.
Il ricercatore ha dimostrato che l'instabilità dinamica, che si è verificata circa 600 milioni di anni dopo la nascita del sistema solare, ha fortemente influenzato l'orbita dei pianeti giganti e distribuito i corpi più piccoli nelle varie orbite. Alcuni di questi sarebbero andati a costituire quella che è conosciuta come Fascia di Kuiper e la nube di Oort - serbatoio di proto-pianeti che si trova oltre l'orbita di Nettuno - altri, invece, viaggiando verso l'interno, hanno lasciato il segno del loro passaggio impattando sulle Luna e sugli altri pianeti interni. La carambola descritta da Nesvorny ricorda molto la cosmogenesi descritta nei miti dei Sumeri.
 
Il "pianeta perduto" potrebbe essere ancora la fuori. Ma dove? Le ipotesi plausibili sono tre. La prima prevede che il pianeta espulso dal sistema solare abbia cominciato a fluttuare solitario nella galassia. Nel mese di maggio del 2011, un team di astronomi giapponesi annunciò di aver individuato numerosi pianeti solitari che vagano nello spazio interstellare. Questi lupi solitari potrebbero essere più comuni di quanto si pensi. Uno di essi potrebbe essere proprio l'ex gigante perduto del nostro sistema solare.
 
In ultima analisi, c'è l'ipotesi che potrebbe spiegare l'origine di Nibiru (Marduk o Pianeta X) e della sua orbita fortemente ellittica. L'orbita di Nibiru avrebbe tre caratteristiche molto particolare: 1) la forte eccentricità; 2) l'inclinazione di 30 gradi rispetto al piano orbitale degli altri pianeti solari; 3) il moto retrogrado della sua orbita, cioè Nibiru si muoverebbe in senso inverso rispetto agli altri pianeti del sistema solare. L'espulsione gravitazione del quinto pianeta, sarebbe in grado di spiegare tutte e tre le caratteristiche. Nibiru sarebbe stato scagliato via dalla forza gravitazionale di Giove per poi essere catturato dalla gravità solare nell'orbita ipotizzata da Sitchin.
 
L’idea di un corpo celeste caratterizzato da una orbita così ellittica tale da portarlo in prossimità del sistema solare ogni 3600 anni è sempre stata molto controversa e oggetto di numerose critiche e ridicolaggini da parte dell’astronomia tradizionale, nonostante gli astronomi cercassero da sempre il cosiddetto “Pianeta X”, ovvero un corpo celeste oltre l’orbita di Plutone in grado di spiegare le anomalie delle orbite dei pianeti più esterni del sistema solare.
 
Questo almeno fino al 15 Marzo 2004, quando tre astronomi operanti rispettivamente a Caltech, al Gemini Observatory e alla Yale University hanno annunciato la scoperta del corpo celeste più distante dal Sole, finora individuato all’interno del nostro sistema solare. Il gelido oggetto è stato trovato ad una distanza 90 volte superiore di quella esistente fra il Sole e la Terra e circa 3 volte oltre Plutone, il "pianeta" fino ad oggi riconosciuto come "il più lontano".
 
Molto singolare, ed interessante scientificamente, l’orbita di Sedna, un’orbita fortemente ellittica e che impiega, pensate, ben 10500 anni per compiere il suo movimento di rivoluzione. Gli astronomi che l’hanno scoperto conoscono ormai piuttosto bene l’orbita di Sedna. Dopo l'individuazione nel novembre del 2003 hanno ritrovato tracce del planetoide a partire dal 2001 tra i dati degli archivi astronomici.
 
 
 
Ma il primato di Sedna è durato poco. non è il solo pianeta ad essere stato scoperto ad avere queste caratteristiche. Con i suoi circa 1000 km di diametro Sedna riesce a giungere, al suo afelio, alla considerevole distanza di 975 Unità Astronomiche (la distanza dalla Terra al Sole). L’orbita molto eccentrica lo porta altresì a sole 76 Unità Astronomiche al perielio. Una vera eccezione.
 
Ma oggi c’è chi lo ha battuto. Il suo nome è per il momento molto meno intrigante: 2006 SQ372. Scoperto nel 2006, solo recentemente si sono potute stabilire con buona precisione le sue caratteristiche orbitali e sono risultate da primato. L’afelio raggiunge le 2005 Unità Astronomiche ed il perielio soltanto le 24.
 
Con i suoi circa 1000 km di diametro Sedna riesce a giungere, al suo afelio, alla considerevole distanza di 975 Unità Astronomiche (la distanza dalla Terra al Sole). L’orbita molto eccentrica lo porta altresì a sole 76 Unità Astronomiche al perielio. Un oggetto molto strano che forse può far parte della ipotetica nube di Oort interna. Una vera eccezione. Ma oggi c’è chi lo ha battuto. Il suo nome è per il momento molto meno intrigante: 2006 SQ372. Ma, in clima di Olimpiadi, anche lui ha conquistato una medaglia d’oro. Scoperto nel 2006, solo recentemente si sono potute stabilire con buona precisione le sue caratteristiche orbitali e sono risultate da primato. L’afelio raggiunge le 2005 Unità Astronomiche ed il perielio soltanto le 24.
 
Né Sedna, né 2006SQ372, né gli altri pianeti Trans-nettuniani finora scoperti hanno ovviamente le caratteristiche di Nibiru, né ovviamente su di essi sussistono le condizioni per il sostentamento di una civiltà evoluta come quella prevista dalle teorie di Sitchin. Ma il punto è che se esistono pianeti come Sedna o Eris non possiamo più escludere a priori l’esistenza di un pianeta come Nibiru.
 
Ciò che più colpisce di questi oggetti è la forma della loro orbita, apparentemente inspiegabile. Una simulazione prodotta con l’applicativo Orbit Simulator cerca di riprodurre un esperimento degli astronomi Alessandro Morbidelli e Harold F.Levinson volto a dimostrare l’origine dell’orbita di Sedna (e di conseguenza di altri corpi celesti simili).
 
L’esperimento parte da un assunto di base ancora più sconvolgente, ovvero che il Sole non sia da solo, ma faccia parte di un sistema stellare binario e che sia accompagnato da una nana bruna. Tra l’altro le osservazioni astronomiche hanno dimostrato che è più probabile riscontrare sistemi stellari binari o addirittura più complessi piuttosto che stelle singole, soprattutto per quanto concerne la classe astronomica del Sole.
 
All’inizio della simulazione una nana bruna, stella con massa 0,05 masse solari, si trova nel punto più vicino al sistema solare a circa 200 UA. Il punto verde rappresenta Nettuno, il punto giallo il Sole.
 
 
Il sistema orbitante attorno alla nana bruna subisce l’influsso gravitazionale del sole il cui impatto distorce le orbite dei pianeti rappresentati dai punti rosa.
 
 
 
Alcuni corpi originari del sistema stellare della nana bruna vengono strappati via e vengono catturati dal campo gravitazionale del Sole.
 
 
Alla fine della simulazione, dopo che il sistema solare è rientrato in equilibrio, alcuni oggetti che originariamente orbitavano intorno alla nana bruna si trovano ora a girare intorno al Sole con orbite similari a quelle di Sedna o Eris. Anche Plutone sarebbe stato un ex oggetto di questo sistema stellare compagno del nostro Sole.
 
 
Ma anche in questo caso l’orbita dei pianeti catturati dal sistema solare non interseca le zone interne del sistema solare così come invece vorrebbe essere il Nibiru degli Anunnaki.
 
Altrettanto l’ipotesi dell’esistenza di una nana bruna ormai spenta, oggi visibile solo all’infrarosso, che orbita intorno al Sole nelle profondità dello spazio attorno alla quale orbitano i resti di un sistema stellare ormai morto i cui resti sono visibili nei pianeti che, a intervalli regolari di millenni, vengono a fare visita al sistema solare è oltremodo affascinante e ci permette di fare un passo avanti alla ricerca di Nibiru.
 
 
Questa idea è infatti ripresa nella teoria proposta da Andrew Lloyd il quale attribuisce alla presunta nana bruna il nome di Dark Star, anche conosciuta come Nemesis.
 
 
L’idea originale di Andrew Lloyd è che Nibiru sia in realtà un corpo celeste orbitante intorno a questa stella, Nemesis, la cui orbita lo porta ad avvicinarsi al sistema solare ogni 3600 anni in accordo con quanto affermato da Sitchin, ma soprattutto dai miti sumeri ai quali Lloyd sembra ricondursi nelle sue ricerche.
 
Ecco lo schema elaborato partendo dall’ipotesi elaborata da Andrew Lloyd, nel quale possiamo osservare come l’orbita di Nibiru, segnata in rosso, intorno alla Dark Star, essendo estremamente distante dal centro, consente allo stesso di avvicinarsi in modo significativo al sistema solare interno.
 
 
L’orbita rossa di Nibiru è supposta da Lloyd ancora una volta circolare, ma proviamo per un attimo a ipotizzare una orbita più ellittica intorno alla stella madre, che lo conduce nei pressi del sistema solare secondo il disegno in alto a sinistra.
 
Il pianeta Nibiru potrebbe venire pertanto utilizzato come “traghetto” da Nemesis al sistema solare e viceversa per ipotetici abitanti dei pianeti interni del sistema stellare compagno del Sole.
 
Potremmo allora intendere Nibiru non come il pianeta patria di origine degli Anunnaki, quanto una sorta di astronave generazionale, utilizzata centinaia di migliaia di anni fa, per raggiungere i pianeti interni al sistema solare adatti alla vita come la Terra o Marte, in previsione della conclusione del ciclo vitale della loro stella di origine: Nemesis.
 
Un pianeta-astronave, ormai catturato dal campo gravitazionale del sole, e pertanto posizionatosi in una orbita simile a quella di Sedna come l’esperimento di Morbidelli e Levinson hanno dimostrato, che lo porta ogni 3600 anni ad avvicinarsi al sistema solare interno, non intersecando le orbite dei pianeti interni come previsto da Sitchin, ma comunque in grado di determinare interferenze a livello dei corpi celesti del sistema solare, eventualmente scagliando asteroidi e/o comete verso l’interno, coinvolgendo la Terra con violenti cataclismi.
 
 
La fine della glaciazione di Wurm e il conseguente cataclisma ricordato come Diluvio Universale e la fine dell’Età dell’Oro atlantidea potrebbe essere stato causato proprio da uno dei passaggi di Nibiru.
 
L’esistenza di Nemesis è stata rilanciata recentemente da un articolo pubblicato su Extremamente.it il blog di Sabrina Pieragostini, giornalista Mediaset appassionata di misteri. In esso si afferma che un tempo, anche il nostro sistema solare sarebbe stato binario, ovvero formato da due Soli.
 
La causa potrebbe essere stata una giovane stella che avrebbe influenzato i pianeti in formazione prima di sparire. L’ipotesi è stata formulata da un ricercatore che lavora negli Stati Uniti per giustificare le orbite a dir poco singolari di alcuni pianeti extrasolari che sembrano sfuggire alle leggi della fisica.
 
Nel 1995, alcuni astronomi svizzeri per la prima volta individuarono un gigante gassoso, definito “Giove bollente”, in orbita attorno ad una stella. Per spiegare come mai si trovasse dove non si aspettavano di trovarlo, ipotizzarono che il pianeta si fosse formato altrove, ma fosse poi migrato vicino alla stella, attirato nella spirale del disco protoplanetario di gas e polvere che una volta le turbinava attorno. Il pianeta sarebbe rimasto poi nel disco e la sua orbita avrebbe coinciso con quella della stella di riferimento.
 
Ma la teoria della migrazione ha subìto un duro colpo nel 2008, quando gli astronomi hanno iniziato a trovare dei pianeti simil-Giove un po’ ovunque, con orbite inclinate e persino retrograde rispetto alle loro stelle. Ciò faceva immaginare che le forze di attrazione di altri pianeti ancora più massicci li avessero cacciati di forza dai loro percorsi alterandone le orbite.
 
Ma adesso Kostantin Batygin, del Centro Harvard-Smithsonian per l’Astrofisica di Cambridge, in Massachusetts, ha un’altra idea. “Le orbite non allineate sono un naturale effetto della migrazione nel disco, solo se si accetta però il fatto che i sistemi planetari si formino, solitamente, in ambienti multistellari“, dice il ricercatore.
 
Nel suo studio pubblicato su Nature, Batagyn ha calcolato come il disco protoplanetario di una giovane stella venga alterato da una seconda stella che le orbiti intorno. Quando un pianeta gigante si muove in spirale seguendo questo disco inclinato, inevitabilmente la sua orbita risulterà non allineata al piano dell’equatore solare.
 
“La ritengo un’ipotesi del tutto plausibile“, sostiene Josh Winn, astronomo dell’Istituto di Tecnologia del Massachusetts che ha misurato le orbite di svariati pianeti gioviani. “E la cosa migliore di questa idea è che la possiamo verificare“. Infatti, se Batagyn ha ragione, questi mancati allineamenti dovrebbero essere ancora più frequenti dei giganti gassosi, perchè l’alterazione del disco non richiede necessariamente la presenza di un Giove bollente.
 
Finora, il telescopio spaziale della Nasa Kepler ha misurato l’inclinazione di un solo sistema multiplanetario: i tre pianeti che orbitano attrono a Kepler 30, tutti allineati con l’equatore della loro stella. Ma in futuro, Winn prevede di osservare molti altri sistemi planerari per mettere alla prova la teoria dell’astrofisico.
 
Da parte sua, Kostantin Batagyn è pronto a scommettere sulla validità del suo modello intepretativo, sicuro che una prima prova potrà essere trovata osservando Alpha Centauri, un sistema stellare ternario con almeno un pianeta in orbita attorno alla stella più luminosa. “Ci sono buone chance che gli astronomi trovino che dissallineamenti. Alpha Centauri A e Alpha Centauri B sono abbastanza vicine da aver influenzato a vicenda il piano di inclinazione dei loro sistemi planetari”.
 
Ma non basta. Perchè in realtà, noi conosciamo già un sistema solare nel quale i pianeti mostrano l’inclinazione delle orbite: il nostro. Tanto che il ricercatore azzarda:”Io credo che da qualche parte, nella Via Lattea, ci sia una stella resposabile della nostra alterazione. Sospetto che il Sole, una volta, avesse una stella compagna che ha trascinato la nebulosa solare di 7 gradi. Poi ha lasciato la scena poco dopo la comparsa dei primi pianeti.”
 
La Terra, dunque, continuerebbe ad orbitare con quell’inclinazione strana rispetto all’equatore solare di circa 7 gradi, provocata da quella ipotetica stella gemella che faceva compagnia al nostro Sole prima di perdersi nello spazio, chissà dove.
 
Ma se, a dispetto della conclusione del ricercatore, questa stella, invece di essersi perduta nello spazio fosse rimasta legata al sistema solare? La teoria di Andy Lloyd riguardo alla nana bruna Nemesis, e Nibiru, pianeta o astronave generazionale che sia, troverebbe un possibile conforto.
 
E anche a quanto raccontatoci dai Sumeri relativamente alla durata della sua orbita se osserviamo la cadenza di alcuni degli eventi storici fondamentali della storia del genere umano analizzati secondo il punto di vista del Progetto Atlanticus:
 
1) 8848 a.C. - Diluvio Universale, distruzione di Atlantide e patto di concessione del pianeta
2) 5228 a.C. - Completamento della Rinascita Enkilita e ripartenza degli Anunnaki
3) 1608 a.C. - Mosè, esplosione di Santorini
 
Transiti la cui violenza dell'esito dipende dalle posizioni dei corpi celesti coinvolti. A tal proposito riteniamo che 3600 anni fa, l'ultimo passaggio non sia stato così catastrofico come il primo, ma sufficiente per stimolare l'attività vulcanica del pianeta. L'esplosione dell'isola di Santorini è infatti collocata storicamente proprio in quel periodo.
 
Inoltre un biologo italiano, Sirio Trevisanato, ha ricostruito gli eventi che afflissero l’antico Egitto di circa 3600 anni fa leggendo gli antichi papiri medici cosi detti di Ipuwer, e ora dà delle risposte.L’iniziativa è patrocinata dalla “Society for the Studies of Ancient Egypt e dall’Istituto Italiano di Cultura di Toronto”.
 
Ipuwer è un antico poema che narra dello sconvolgimento che subì l’Egitto nel 1600 avanti Cristo circa e che gli studiosi hanno interpretato in vari modi.  
 
Il biologo Trevisanato - che dal 2004 in poi ha generato 5 articoli ed un libro. Sostiene,   leggendo i papiri medici egiziani, ho notato come sia possibile ricostruire eventi dell’antico Egitto. Per esempio come un passo del papiro medico di Londra permettesse di identificare la natura del morbo (tularemia) che afflisse la capitale economica dell’Egitto del diciassettesimo secolo a.C.».
 
«Riguardo la presentazione – aggiunge il biologo – il testo di Ipuwer, frainteso in più modi dal mondo accademico, è restituito alla realtà descritta nel testo: un Egitto in preda a divisioni politiche, contrasti sociali molto pronunciati, occupazione straniera e disastri naturali… l’Egitto del 1600 a.C. afflitto dalla ricaduta di ceneri vulcaniche dell’eruzione di Santorini».
 
L’attuale isola di Santorini è in realtà l’antica Tehra che si trova nel mare Egeo. è un piccolo arcipelago delle Cicladi Meridionali. Le isole che lo compongono formano un anello montagnoso che racchiude il mare in un’ampia baia ovale il cui diametro massimo è di 11 chilometri e quello minimo di 7.
 
La maggiore delle isole, Thira o Santorini (75 chilometri quadrati), forma una mezzaluna aperta a ovest che abbraccia la baia per oltre 200°. La baia presenta un paesaggio sorprendente: essa è circondata da gigantesche pareti ocra, striate di bianco, chiazzate di nero a tratti, culminanti talvolta a 330 metri; al centro emergono isolotti nerastri, spogli, i Kaiménès o “isole bruciate”.
 
L’arcipelago costituisce un bellissimo esempio di vulcano esploso e sventrato. La sua forma è direttamente legata all’esplosione che avvenne nel 1470 a.C. ( gli ultimi dati danno l’eruzione intorno al 1600 a.C.) La camera magmatica si svuotò, 60 chilometri cubi di materiali vennero proiettati nell’atmosfera ed essendo crollata la volta, il mare irruppe nella caldera così formata. Dell’antico vulcano che sorgeva al centro della baia attuale, è rimasta soltanto l’Isola di Thira, a forma di falce di luna, in pratica metà del cono vulcanico.
 
Questa esplosione cambiò la vita sociale ed economica dell’Egitto e di buona parte del Mediterraneo in quanto le ceneri rimasero in sospensione per lunghissimo tempo.
 
La presenza di ceneri era già nota da ritrovamenti sul fondo del Mediterraneo e di laghi egiziani – continua Sirio Trevisanato – e la data dell’eruzione è tuttora controversa per via della non accettazione da parte di storici ed archeologi dei dati più attendibili, ossia quelli al radiocarbonio, come indicato recentemente dall’Università di Aarhus in Danimarca sulla base di materiale proveniente dall’ultimo meristema di un tronco di ulivo sepolto da ceneri e pomice dell’eruzione a Santorini.
 
Ipuwer costituisce un testo storico databile grazie a papiri medici egizi, che confermano una data all’interno dell’arco determinato in base al radiocarbonio e ciò metterebbe a tacere ogni controversia che storici ed archeologi potrebbero sollevare», afferma ancora lo studioso italiano, il quale aggiunge anche che esso «consente pure di scatenare una diversa controversia. La dinamica dell’eruzione di Santorini (ceneri seguite da una pausa nell’eruzione di 2-24 mesi, a seguito della quale subentrò la fase finale dell’eruzione) e questo combacia con le cosiddette dieci piaghe bibliche d’Egitto nell’ordine indicato nei testi biblici: ricaduta di ceneri con conseguente acidificazione di acque e reazione a catena da questa per piaghe; anomalie meteorologiche per via di ceneri rimaste sospese nell’atmosfera; pennacchio della fase finale dell’eruzione; reazione psicologica e culturale.
 
Compare nel testo così un indizio importante: le acque trasformate in sangue, come si legge nelle Sacre Scritture. L’Esodo era un altro effetto della crisi che attanagliava il Medio Oriente? Alcuni studiosi hanno pensato alla caduta di un meteorite che avrebbe sconvolto la regione, ma ora si pensa al vulcano di Santorini.
 
Probabilmente il Papiro di Ipuwer potrebbe ricordare l’epoca terribile del grande disastro, quando siccità e carestia attanagliarono l’Egitto per la sospensione delle ceneri nell’atmosfera che impedivano al sole di scaldare la terra, al punto di far decidere al faraone di cacciare gli “schiavi” ebrei.
 
Questo accadeva 3600 anni fa…
 

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