martedì 11 dicembre 2012

Melchisedek


Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino:
era sacerdote del Dio altissimo
e benedisse Abram con queste parole:
“Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,
e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici”.

Genesi 14, 18-20


Nella Genesi (14, 18-20) compare il personaggio più enigmatico dell’Antico Testamento. Si narra di Abramo che di ritorno da una battaglia incontra Melchisedek, presentato come “Sacerdote dell’Altissimo”. Melchisedek, Re di Salem, benedice Abramo. Questo episodio è straordinario, per i seguenti motivi.

Abramo è il capostipite della religione ebraica, il fondatore, e riceve tale investitura direttamente da Dio, secondo la Bibbia. Se gli Ebrei avessero solamente voluto scrivere un testo che santificasse la loro religione e giustificasse il loro rapporto privilegiato con Dio, per quale motivo avrebbero inserito  Melchisedek nella Genesi?

Egli è infatti “Sacerdote dell’Altissimo”, ma il ruolo di sacerdote implica anche l’esistenza di un culto, un culto quindi precedente all’ebraismo.

Non solo, Melchisedek benedice Abramo, gesto che può concedere un “superiore” ad un “inferiore”, ed Abramo addirittura conferisce la decima a Melchisedek, riconoscendo la sua superiorità. I compilatori ebrei dell’Antico testamento ci raccontano quindi di come il loro Patriarca mostrasse devozione ad un Sacerdote di un culto precedente; si riconosce quindi implicitamente in tale modo la superiorità sull’ebraismo stesso del culto professato dal “Sacerdote dell’Altissimo” Melchisedek.

E tutto questo nella  Bibbia ebraica, nel Testo che gli ebrei avrebbero scritto per poter vantare un rapporto privilegiato del loro popolo e della loro religione con Dio. Melchisedek significa letteralmente “Re di Giustizia”, ed inoltre egli viene descritto anche come “Re di Salem”, ovvero “Re di Pace”.

Ebbene, secondo i testi sacri vedici, redatti migliaia di anni fa, esiste un culto eterno che nel tempo conferisce autorità alle vere religioni tradizionali. I sommi rappresentanti di questo culto sarebbero tre, e sono individuati nella tradizione Vedica come il Re di Pace, il Re di Giustizia ed un terzo che riunisce le due precedenti funzioni. Il potere temporale, il potere spirituale, e la sua sintesi.

Quello che ci dice la Bibbia quindi nell’oscuro passaggio di Melchisedek è che la religione fondata da Abramo riceve la benedizione dagli esponenti di questo culto eterno che attraversa i secoli e che si manifesta sotto la forma esteriore delle diverse religioni.

Sono questi forse gli Elohim? I superstiti della civiltà atlantidea discendenti degli Anunnaki sumeri che giunsero sulla Terra centinaia di migliaia di anni prima?

E il Cristianesimo?

C’è un episodio nella nascita di Gesù che forse non è stato analizzato con la dovuta accuratezza: l’adorazione dei Magi. I tre Re Magi portarono come dono a Gesù Oro Incenso e Mirra, che sono i simboli dei tre sacerdoti dell’Altissimo della antica Tradizione.

Il significato simbolico dell’evento pare  palese: i rappresentanti della Tradizione eterna riconoscono in Gesù il rappresentante legittimo della continuazione del Sapere Sacro, il culmine di questo percorso, secondo il cristianesimo, e gli rendono omaggio.

Le similitudini nella Storia di Gesù con elementi simbolici ricorrenti in alte tradizioni (nascita verginale, morte e resurrezione e così via) indicano solamente la “legittimità” del culto cristiano, in un tempo che essendo ciclico ripropone con nuovo vigore elementi ricorrenti che fanno parte dell’essenza stessa della legge universale e delle regole del cosmo.

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