martedì 11 dicembre 2012

Jewish Files - Il Libro delle Guerre di Yahweh

Credo che il contenuto di questo perduto testo sia oltremodo rivelatore di molte delle domande che ci poniamo in merito al nostro passato.

Per questo motivo non abbiamo accesso a tale fonte.

Altrettanto non credo sia andato perduto, ma custodito gelosamente da qualcuno.

Vaticano?

Ebrei?

Non saprei... ma in mancanza di quello possiamo comunque attingere ad altre fonti.

Ecco un articolo di Alfredo Lissoni, tratto dal libro "UFO progetto Genesi" al quale mi sono permesso di introdurre tra parentesi quadre alcuni miei commenti personali... spero l'autore non me ne voglia

IL DILUVIO DEI BENE-ELOHIM
Di Alfredo Lissoni


Uno dei temi maggiormente ricorrenti nei jewish files è il racconto del diluvio universale, che una fazione della moderna ufologia rilegge come una punizione scatenata contro l'umanità non già da Dio ma dagli extraterrestri; sia come sia, in realtà tale evento è presente a livello locale presso quasi tutte le civiltà antiche del pianeta, e questo si spiega presumibilmente con il fatto che, in passato, tutti conobbero le inondazioni; dietro eventi catastrofici di tale portata gli antichi videro un preciso monito dell'autorità divina.

Già presso gli egizi si credeva che Sekhmet, la dea dalla testa leonina, fosse stata mandata dal dio Ra per punire umanità dei suoi peccati; fattasi prendere dalla furia, avrebbe annientato quasi completamente razza umana prima che Ra intervenisse a fermarla.

Anche gli ebrei, al pari dei loro vicini, erano convinti che dietro catastrofi naturali, guerre e pestilenze vi fosse un preciso volere di Dio, o del suo Avversario. In Giobbe leggiamo che "un giorno avvenne che i figli di Dio andarono a presentarsi a Yahweh.

Ed in mezzo a loro apparve anche l'Avversario [direttamente Enki o un Enkilita]; sfidando Dio ed i suoi angeli (i "figli di Dio", i bene-Elohim che avevano peccato con le figlie degli uomini) Satana ottiene il permesso di accanirsi con ogni genere di calamità (morte dei figli e del bestiame, rovina economica, lebbra) su Giobbe, uno dei seguaci più fedeli di Yahweh.

E, l'episodio è noto, Dio [Yahweh, enlilita oltranzista] accetta, per dimostrare al Maligno quanto grande sia la fede, la sopportazione e l'ormai divenuta proverbiale pazienza, del suo seguace. L'evento in realtà presenta molti spunti curiosi e controversi; in primo luogo, se leggiamo il testo alla luce della teologia tradizionale, non si capisce lo strano connubio tra Dio, gli angeli caduti ed il demonio (addirittura, secondo l'esegesi esorcistica post-medievale, Satana dovrebbe fuggire al nome di Dio, altro che interrompere una delle Sue assemblee...); in secondo luogo non si capisce perché Yahweh, pur di dare uno schiaffo morale al suo avversario, gli permetta di tormentare in quel modo uno dei suoi servi più fedeli.

Ed ancora una volta, dunque, l'episodio acquista un diverso significato se si considera che lo Yahweh dei jewish files non è Dio, ma è solo uno dei Veglianti; ciò spiega come mai possa decidere di radunarsi in assemblea (il sod ebraico) con i bene-Elohim, "caduti" e scacciati come Yahweh stesso (che, come vedremo, seguì Noè nell'arca); e si comprende perché "dio" possa scendere in competizione con la figura dell'Avversario (l'Iblis o Shaitan), che altri non è che un suo pari grado.


L'intero episodio è stato letto per millenni dall'esegesi religiosa come la dimostrazione del fatto che le calamità che colpiscono l'uomo siano inviate da Dio, tramite il diavolo, per mettere a dura prova la nostra capacità di sopportazione, permettendoci in tal guisa di guadagnarci il paradiso.

Secondo questa strana logica, anche le disgrazie di portata planetaria altro non sono che celesti punizioni (lo credevano molti popoli antichi, dai sumeri ai greci, che attribuivano alle bizze degli dèi i principali sconvolgimenti).

L'assemblea degli dèi è citata anche nel papiro qumranita Rotolo della guerra: "El Elyon mi diede un seggio tra coloro che sono perfetti in eterno, un trono potente nell'assemblea degli dèi. Sarò ascritto nel novero degli dèi e riconosciuto nella santa assemblea".

I bene-Elohim che abbiamo citato a proposito dell'episodio di Giobbe compaiono, sempre con la qualifica di "figli di Dio", anche in Giuda 6 e 2 Pietro 2,4 della Torah. Giuda li definisce "gli angeli che non hanno conservato il loro Principato, ma hanno abbandonato la loro dimora, riservati per il giudizio del Grande Giorno con vincoli eterni nell'abisso (Tiamat)". "Dio non perdonò agli angeli che peccarono, ma relegandoli all'inferno li consegnò in antri tenebrosi a esservi custoditi per il giudizio", scrive S.Pietro nella Seconda Lettera, 29,4.

L'unione di questi angeli caduti con le donne della terra genera i Nephilim, termine che significa letteralmente "gli irruenti", ma che alcune versioni traducono con "giganti", altre con "i forti", Simmaco con "i viventi" e la Volgata con "i potenti" (o le Potenze). Secondo il fisico russo Matest Agrest la corretta traduzione sarebbe "gli esseri caduti".

I padri dei Nephilim, i bene-Elohim, peccano per avere desiderato e posseduto le donne della Terra; la loro colpa riguarda dunque il desiderio sessuale; altro che "puri spiriti"... Essi dunque potrebbero fare parte di una categoria (razza aliena?) assai diversa rispetto agli angeli caduti che la moderna teologia chiamerà "diavoli"; questi ultimi cacciati per aver contrastato Dio cercando di usurparne il potere o, secondo ad esempio il Corano, per essersi rifiutati di omaggiare l'uomo quale creatura di Dio ed erede della Terra.

Queste distinzioni appaiono nette nelle traduzioni correnti di Giobbe e dei Salmi. "Chi sulle nubi è simile a Yahweh, o chi è uguale a Yahweh fra i figli di Dio?", riporta il Salmo 89,7, sottolineando la differenza tra il Creatore caduto e di bene-Elohim.

E Giobbe, in 38,7, distingue nettamente tra questi ultimi ed i diavoli (definiti "luciferi"): "O chi pose la sua pietra angolare, mentre giubilavano insieme gli "astri del mattino" (in latino, luciferi; N.d.A.) e applaudivano tutti i figli di Dio?". I luciferi [gli Enkiliti], ci dicono gli antichi testi, vennero scacciati, non all'inferno, ma "sulla Terra" dall'arcangelo Michele. Ma anche Yahweh [non Yahweh, secondo me, quanto Enki], dopo avere creato di nascosto l'uomo, era stato esiliato dagli altri Elohim.

I jewish files ci dicono che Yahweh [Enlil], vedendo che il "suo spirito" era imprigionato nell'uomo, decise lo sterminio della razza umana, per mezzo di un diluvio.

"E disse Yahweh [Enlil]: Non rimarrà il mio spirito nell'uomo per sempre, poiché esso è carne. Allora Yahweh [Enlil] vide che la malvagità dell'uomo era grande, sulla Terra, e che ogni divisamento concepito dal suo cuore non era rivolto ad altro che al male tutto il giorno: di conseguenza Yahweh [Enlil] fu dispiaciuto di aver fatto l'uomo sulla Terra e se ne addolorò in cuor suo. Sicché Yahweh [Enlil] disse: Io voglio cancellare dalla faccia della terra l'uomo che ho creato: uomo e bestiame e rettili e uccelli del cielo, poiché mi dispiace di averli fatti".

Non sappiamo se sia andata veramente così; altre fonti ebraiche lasciano invece intendere che il diluvio sarebbe stato scatenato non per distruggere l'uomo, ma per annientare i giganti, i figli dello spazio che avevano popolato la Terra a milioni seminando morte e distruzione ed introducendo pratiche e riti a dir poco discutibili.

L'impressione che si ricava è che la versione mitica dell'episodio altro non fosse che il ricordo di un'antica battaglia tra dèi, la stessa che troviamo nei purana (testi sacri) indù, nella Cronaca di Akakor, nei sigilli sumeri; ove a darsi battaglia sono, a ben guardare, non dèi, ma razze aliene, impegnate in una lotta di conquista della Terra.

Non si spiegherebbe sennò perché lo Yahweh [Enlil] che intendeva sterminare l'umanità decidesse poi di preservarne una parte [Enki]; che l'episodio dell'arca non fosse un mito, ed anzi che le arche fossero più d'una, sparse per il mondo, è dimostrato dalle scoperte archeologiche: non solo il ricordo dell'episodio è diffuso in tutto il pianeta, ove troviamo tracce geologiche di inondazioni; ma sagome di enormi vascelli pietrificati sono stati identificati in diverse località del Medioriente.


Il diluvio sarebbe dunque stato devastante; molti però i sopravvissuti. La teologia moderna ci dice che Noè sarebbe stato salvato perché giusto; ben diversa la versione che emerge da una traduzione più attenta e che trova riscontri nei più antichi miti sumeri, ai quali i jewish files si sono chiaramente ispirati.

La versione originale che ci viene proposta è che non uno, ma due fossero gli dèi in lotta, per la distruzione o la salvezza dell'umanità. Uno di questi, il dio amico dell'uomo, avrebbe contrastato il dio distruttore, che come l'egiziana Sekhmet intendeva cancellare completamente la vita dal pianeta, mettendo segretamente in salvo alcuni campioni (o cavie) di vita terrestre: uomini e animali.

Nella sumera Epopea di Gilgamesh il racconto è chiarissimo: è il perfido dio Enlil (il "Signore del Destino") che intende scatenare un diluvio; ed è il dio buono Enki che segretamente avvisa il sovrano terrestre Ziusudra, il Noè egizio-sumero, e gli spiega come mettersi in salvo.

Lo stesso avviene nei jewish files, che traduzioni erronee hanno falsato accorpando due divinità in lotta in un unico dio a volte spietato ed a volte misericordioso. É proprio la traduzione letterale del verso 6,9 della Genesi che ci dice "Noè camminava con Elohim", ovvero con gli dèi. E proprio uno di questi Elohim lo avverte del pericolo imminente, fornendogli tutte le istruzioni necessarie per la costruzione di un'arca che preserverà una parte della vita della Terra.

Il mito sumero, che precede di mille anni la versione ebraica, così ci presenta l'episodio: "Il dio An (=cielo) ed Enlil colmarono di gentilezze Ziusudra (Zi-u-sudra, "vita di lunghi giorni"; anche di Noè si disse fosse particolarmente longevo; N.d.A.). La vita di un dio gli diedero, respiro eterno come quello di un dio gli portarono da lassù. Poi fecero sì che Ziusudra, il re, il conservatore del nome, della vegetazione, del seme dell'umanità, prendesse dimora nel paese del guado, nel paese di Dilmum, nel luogo ove sorge il sole".

Dopo la distruzione dell'umanità, allo scampato Ziusudra (che le tradizioni tarde chiamano Ut-Napishtim) viene conferita in premio l'immortalità; l'aspetto sconcertante è che è proprio il dio distruttore Enlil a premiarlo, una volta arenatasi l'arca sul monte Nisir (la Bibbia parlerà dell'Ararat); e ciò può significare una cosa sola, che Enlil, sconfitto dai suoi avversari, sarà poi costretto ad un atto di sottomissione verso l'uomo.

[Qui credo invece che subentri un altro aspetto: il concetto di Rinascita avanzato dal Progetto Atlanticus]

Che il diluvio non servisse a punire un'umanità peccatrice ed idolatra, oramai assoggettata a perfidi maestri spaziali, ma che dovesse annientare la stessa razza aliena, insediatasi sul pianeta e che si faceva adorare come divina dai nostri corrotti progenitori, viene confermato da varie fonti, come lo scrittore ebreo russo Zecharia Sitchin, noto sumerologo (nella foto sotto)


E già lo scettico Isaac Asimov, nel 1981, non poteva fare a meno di sottolineare: "Per quanto grandi i peccati, viene da pensare che una divinità più misericordiosa avrebbe semplicemente spazzato via i colpevoli dal mondo con una parola, senza farli soffrire, per poi ricominciare tutto d'accapo", senza dunque coinvolgere anche animali innocenti. Le cose dovettero dunque andare in maniera diversa.

Questa tesi emerge da una più attenta lettura delle antiche mitologie. Nella Teogonia del greco Esiodo si parla dei "Ciclopi dal cuore violento, con cento orride braccia"; e nei testi sanscriti essi sono ribattezzati "le Ombre Diafane", dalle molte braccia, che vennero coinvolte in a distruttiva battaglia fra dèi. Questi Ciclopi, i giganti dei jewish files, hanno lasciato tracce indelebili anche nell'epica islandese, nei Canti dell'Edda del 375 d.C. Si tratta di racconti pagani di genti germaniche, non contaminate, come conferma lo studioso Piergiuseppe Scardigli, dalle tradizioni cristiane; i Canti dell'Edda sono stati raccolti nel Codex Regius di Reykjavik.

In quest'opera i Nephilim proverrebbero da "Niffhel" (l'assonanza della parola germanica - che contiene il termine "Hel", inferno - con il nome ebraico dei figli dei Veglianti è probatoria ed impressionante); in uno di questi brani, la Canzone di Vafthrudnnir, il gigante Vafthrudnnir spiega al dio Odino che l'universo è abitato da "dèi giganti e dèi tutti" e che esistono almeno "nove mondi" abitati (verso 43); quest'ultimo dettaglio è confermato in un altro carme eddico, la Profezia della Veggente, che dice: "Ricordo i giganti nati in principio, quando un tempo mi dettero cibo. Nove mondi ricordo. Al principio dei tempi Ymir dimorava sulla Terra; non c'era il mare, né spiaggia né onde gelide; la terra non si distingueva, né il cielo in alto; c'era solo un baratro informe (il Tiamat ebraico, N.d.A.); non c'era erba in nessun luogo (2-3)". Secondo questa tradizione, che presenta una straordinaria somiglianza con il racconto della Genesi, dal sangue di Ymir vennero le acque che sommersero la Terra.

Acque inviate sempre per distruggere le razze mostruose di Nephilim (per l'occasione, nani e non giganti, ma comunque mostruosi e potenti) insediatisi sulla Terra per corrompere l'umanità: "Gli uomini nella corte giocavano a scacchi; erano ricchi; d'oro non si sentiva la mancanza; finché tre donne, figlie di titani possenti oltre misura, giunsero nel regno dei giganti. Dall'unione dei giganti con le tre donne nacquero dei nani, che crearono molte figure umane dalla terra" (ovvero, come gli Elohim, iniziarono a costruire l'uomo, disobbedendo alle regole. Si veda il verso 10,3-4 de La profezia della Veggente).

Ma, come ci conferma anche la Genesi, secondo la Veggente questi adamo nordici "non possedevano respiro né avevano coscienza, non calore vitale, non gesti né colorito. Odino dette il respiro, il dio Hoecnir la coscienza, il dio Lodhurr il calore vitale e il colorito. Donne molto sagge (= in possesso della scienza degli dèi; N.d.A.) scelsero la vita per i viventi nati" (18, 20). Ma non servì a nulla; il diluvio e gli altri dèi (compreso un simbolico "serpente" di biblica memoria), impegnati in una violentissima battaglia, ebbero ragione di quell'umanità.

Dice la Veggente (48-50-52): "Batte l'onda il serpente, mentre l'aquila grida. Strazia cadaveri. Tutto rintrona il mondo dei giganti; gli dèi sono a convegno. Gemono i nani davanti alle porte di pietra e precipitano massi di roccia; maligni cadono spiriti; battono gli uomini la via della morte. Ed il cielo si schianta...".

GLI ULTIMI ISTANTI DI VITA DEL MONDO


Solo in pochi si salvano, secondo il testo sumero: il biblico Noè, al quale il dio Enki (Ea in accadico, El in ebraico) comanda: "Uomo di Shuruppak, figlio di Ubaratutu, abbatti la tua casa, costruisci una nave, abbandona la ricchezza, salva la vita! Porta nella nave ogni sorta di semi della vita. Della nave che costruirai siano ben calcolate le misure".

E così nella Genesi: "Fabbricati una tevah (=cassa, arca) di legno di gopher; nell'arca farai delle camere e la spalmerai dentro e fuori di pece", consiglia Yahweh a Noè, quello stesso Yahweh che decide di salvarsi salendo a sua volta a bordo dell'arca, come rivela il verso - spesso prudentemente "dimenticato" - 7,16 della Genesi: "(Salpata l'arca) Yahweh chiuse la porta dietro di sé" (ovvero, entrò nella nave per ultimo, dopo gli uomini e gli animali, e chiuse la porta prima della partenza).

Ma si salvarono anche diversi alieni. I testi ebraici Genesi Rabba, Hadar, Da'at Huqqat, Nidda e Zebahim riportano: "Alcuni spiriti erranti entrarono anch'essi nell'arca e vennero salvati. Una coppia di mostri, i Reem, troppo grandi per entrare in una cabina, sopravvissero egualmente perché nuotarono dietro alla barca, e così pure il gigante Og.

Per gratitudine Og giurò che sarebbe diventato lo schiavo di Noè ma, sebbene Noè lo nutrisse generosamente attraverso un boccaporto, riprese più tardi al via del mare". [verso il Sudamerica???]

Anche le versioni sumere lasciano intendere che una parte degli dèi ebbe salva la vita. "Il rumore del diluvio fece tremare gli dèi che, battendo in ritirata, salirono ai cieli di Anu", affermano i testi antichi. La versione assira informa che per scappare gli dèi usarono rukub ilani, il "carro degli dèi". "Gli Anunnaki si sollevarono" ed i loro razzi "illuminarono con il loro fulgore la Terra circostante".

Dallo spazio, essi assistettero a scene devastanti che li impressionarono notevolmente: "Non si riusciva a vedere gli uomini nemmeno dal cielo", affermano i testi di Gilgamesh. Chiusi nella loro navicella spaziale, gli Anunnaki si sforzavano di vedere cosa stesse succedendo sulla Terra: "Gli dèi si accucciarono come cani contro il muro.

Ishtar gridava come una donna in preda alle doglie: 'Gli antichi giorni, ahimé, sono ormai solo argilla'. Gli dèi Anunnaki piangevano con lei. Gli dèi se ne stavano lì, seduti a piangere, le labbra strette, tutti quanti".

Il diluvio distrusse quasi ogni traccia di vita terrestre ed aliena, secondo le varie fonti ; "risparmiò chiaramente parte degli animali: i pesci", fece notare lo scienziato Isaac Asimov; in realtà così non fu: le fonti rabbiniche parlano di un "diluvio di fuoco" (un bombardamento atomico? una pioggia di meteoriti?) che fecero bollire le acque ustionando ed uccidendo ogni creatura.

Così nelle Leggende degli ebrei: "La folla dei peccatori tentò di irrompere nell'arca con la violenza, ma fu attaccata dagli animali selvatici che stavano di guardia tutt'intorno. Molti furono uccisi, mentre gli altri si salvarono soltanto per trovare la morte nelle acque del diluvio. Da sola l'acqua non avrebbe potuto averne ragione, poiché essi avevano la statura e la forza dei giganti.

Ma Dio [Enlil] ordinò ad ogni goccia di passare per il Gehinnam prima di cadere sulla Terra, e la pioggia bollente scottò la pelle dei malvagi. Più tardi, per arrestare il diluvio, Dio dovette spostare due stelle dalla costellazione dell'Orsa a quella delle Pleiadi. Il diluvio durò un anno inter. Allora furono sterminati tutti i malvagi, ognuno dei quali ricevette il castigo che meritava.

Tra gli altri perì Caino, e così venne vendicata la morte di Abele. La violenza devastatrice delle acque fu tale che nemmeno il corpo di Adamo fu risparmiato dalla tomba... Appena i figli di Noè ed i figli dei loro figli ebbero preso possesso delle regioni loro assegnate, gli spiriti impuri cominciarono a corrompere gli uomini e a tormentarli con dolori e sofferenze; Noè invocò Dio ed Egli mandò in terra l'angelo Raffaele che scacciò dal mondo i nove decimi degli spiriti impuri, lasciandone solo un decimo a Mashtemàh (il diavolo) per la punizione dei peccatori. Con l'aiuto del capo degli spiriti impuri Raffaele rivelò allora a Noè tutti i rimedi contenuti nelle piante, affinché potesse ricorrervi in caso di bisogno".

Che la vicenda del diluvio non fosse solo una leggenda, ma al massimo la cronaca di una serie di eventi locali (dunque, non universali) è ribadito dal biblista Werner Keller: "Oggi noi sappiamo che il verso dell'Undicesima tavola dell'Epopea di Gilgamesh deve essere stato ispirato dalla relazione di un testimone oculare. Solamente uno che abbia assistito ad desolanti effetti della catastrofe può farne una descrizione così efficace e tanto realistica; uno che al disastro era scampato deve aver visto coi propri occhi lo spesso strato d'argilla che ricoprì d'una coltre funebre ogni essere vivente e rese il paese uniforme come un tetto. Anche la precisa descrizione sumera di una bufera parla in favore di questa ipotesi.

Ut-Napishtim cita esplicitamente un vento australe che spirava, il che corrisponde con molta esattezza alla posizione geografica del luogo. Il Golfo Persico, le cui acque furono scagliate dal vento sulla pianura, giace a sud del delta dell'Eufrate e del Tigri.

Ut-Napishtim descrisse con esattezza, fin nei minimi particolari, caratteristici fenomeni meteorologici: l'apparizione di uno straordinario perturbamento atmosferico, il levarsi di nubi nere tra il fragore del tuono, la tenebra che piomba all'improvviso in pieno giorno; il mugghio del vento australe che trascina con sé le acque. Un meteorologo riconosce subito che qui si tratta della descrizione dello scatenarsi d'un ciclone.
La moderna meteorologia sa che nelle zone tropicali i territori costieri, le isole e soprattutto le pianure fluviali, sono esposti ad una particolare specie di marosi che tutto annientano e distruggono e che sono causati dai cicloni spesso accompagnati da terremoti e da piogge torrenziali".

Il diluvio universale sarebbe stato in realtà un'inondazione "locale", (del resto, l'idea del mondo abitato era all'epoca assai ridotta), ma susseguitosi a più riprese in zone diverse?

Ciò spiegherebbe perché in tutto il mondo sia presente tale tradizione, ma con differenti date. Del resto, l'idea biblica delle acque che sommergono l'intero pianeta è insostenibile. Asimov, nel volume In principio, calcolava che la massa d'acqua necessaria per coprire l'intero pianeta - prendendo dunque in senso letterale le affermazioni della Genesi - fosse inesistente sulla Terra: "Supponendo che il diluvio sommergesse il mondo intero quale oggi lo conosciamo, come di fatto supponevano e probabilmente suppongono tuttora la maggior parte dei lettori della Bibbia, dovremmo immaginare che il livello del mare salì di quasi nove chilometri, per ricoprire anche l'Himalaya.

La quantità d'acqua necessaria per aumentare in tale misura il livello del mare è più di tre volte e mezzo la quantità totale delle acque della Terra. Dal punto di vista scientifico ciò è chiaramente impossibile".

Inoltre la tesi delle alluvioni periodiche spiegherebbe la differenza nelle datazioni del "diluvio universale": 1656 anni dopo la Creazione (presumibilmente nel 2348 a.C.) secondo i jewish files ed i moderni calcoli dell'arcivescovo Ussher; 2800 a.C. secondo i sumeri.


Lo stesso Asimov rivela peraltro che "lungo le sponde nord-orientali del Golfo Persico c'è una frattura della crosta terrestre; è possibile che vi avvenisse un terremoto tale da sconvolgere il mare e da mandare su per il golfo una grande ondata di marea. Supponendo che il diluvio fosse in realtà limitato alla valle del Tigri e dell'Eufrate, non fa meraviglia che, come riferisce la Genesi, tutti gli alti monti fossero ricoperti.

La valle è pianeggiante e le alture non sono una gran cosa. Una grossa inondazione avrebbe in effetti sommerso la regione. Agli sgomenti superstiti sarà certo sembrato che tutte le alture che erano sotto tutto il cielo fossero state ricoperte.

Ma i sumeri del 2800 a.C. non potevano avere che un'idea molto parziale dell'estensione del mondo. Secondo il Codice P l'arca si arenò sull'Ararat; è questa una regione montuosa, situata nell'odierna Turchia orientale, in cui il Tigri e l'Eufrate hanno entrambi le loro sorgenti. Regno fiorente in epoca assira, il suo nome era Urartu, di cui Ararat è una versione.

La tradizione che l'arca andasse a posarsi sulle catene montuose di Urartu è un punto a favore della teoria del maremoto quale causa del diluvio. Una comune inondazione fluviale spingerebbe gli oggetti galleggianti a valle; un grande maremoto li spingerebbe a monte: a nord-ovest, verso Urartu".

Diversi teologi moderni ritengono invece diluvio collegato alle glaciazioni. Il biblista Alfred Lapple scrive: "I termini era glaciale ed era alluvionale sono comuni nella storia della terra e dell'umanità. Sebbene gli scienziati non siano affatto d'accordo riguardo al numero delle ere glaciali - si è parlato ora di una sola era glaciale, ora di quattro (Penck, Brueckner), ora addirittura di dodici (Milankowitsch) - oggi essi ritengono quasi generalmente che ci siano state quattro ere glaciali, poiché è stata provata l'esistenza di quattro morene fondamentali sovrapposte. Il diluvio si suddividerebbe perciò nel: glaciale di Guenz; di Mindel; di Riss; di Wuerm. L'uomo è stato testimone dell'avvicendarsi delle ere glaciali ed interglaciali".

Scrive Werner Keller: "Quando sentiamo nominare il diluvio universale, la nostra mente corre subito all'Antico Testamento. Senza sapere però che questa tradizione non è affatto unica o esclusiva dell'ebraismo. Nei popoli di tutte le razze esistono diverse narrazioni riguardanti catastrofi di questo genere, sebbene con modalità estremamente differenti. I cinesi hanno il loro Noè nella figura di Fa Li, gli scandinavi nella Regina Cesair, gli egizi in Ziusudra. Secondo gli aborigeni dell'Amazzonia il diluvio fu causato da una enorme rana che iniziò a vomitare acqua sopra il mondo. Il sole prese a muoversi e dalle spaccature della terra fuoriuscì nuova acqua.

Tra i greci, invece, era familiare la storia del diluvio voluto dal dio Zeus, che preservò una unica coppia, Deucalione e Pirra. Nella mitologia dell'epoca queste punizioni divine non erano infrequenti. Esiodo parla di una quinta stirpe affranta da fatiche ed affanni mandati dagli dèi e distrutta da Zeus (in Opere e i giorni, vv. 174-200). A perenne sorveglianza degli uomini scellerati, tre volte dieci per mille sono, sulla terra feconda, gli Immortali mandati da Zeus, custodi degli uomini, che guardano alle loro sentenze e alle opere scellerate, vestiti di nebbia, sparsi dovunque su tutta la terra (vv. 252-255).

Molto prima di Colombo numerosi racconti tenevano vivo tra gli aborigeni del continente americano il ricordo di una grande alluvione; anche in Australia, in India, in Polinesia, nel Tibet, nel Cashmir come in Lituania, storie di un diluvio sono passate di generazione in generazione fino ai nostri giorni. É mai possibile che tutto questo non sia altro che favola, leggenda, pura fantasia?". Difficile sostenerlo; nel 1928 l'archeologo Leonard Wolley scopriva un grande sedimento argilloso sotto la collina della sumera Ur, sedimento che si estendeva dal Golfo Persico a Baghdad. Dai cinque pozzi scavati emersero due sedimentazioni.

A circa 5 metri sotto un ammattonato, databile con approssimativa certezza del 2700 a.C., furono trovate le rovine della possibile Ur antidiluviana. Ai piedi della torre a gradini sul corso inferiore dell'Eufrate fu altresì scoperto uno strato argilloso spesso quasi tre metri. In base all'età degli strati di abitati umani fu determinata la data di quell'inondazione: 4000 a.C., ovverosia lo stesso periodo indicato dalla Bibbia. La Bibbia aveva ragione!

Del diluvio parla anche lo storico fenicio Beroso (o Sanconiatone), sacerdote di Marduk a Babilonia; ne accennava in una sua Storia del mondo del 275 a.C. andata perduta ma sopravvissuta nelle citazioni dello storico greco Alessandro Polistore, di Eusebio di Cesarea e di Sincello.

Lo Ziusudra fenicio si chiama Xisusthros; il dio salvatore è Crono; anche in questo racconto l'arca si arena su un monte ed il suo capitano (come nei testi sumeri ed in quelli ebraici) libera degli uccelli per verificare lo scampato pericolo, indi innalza un altare e sacrifica agli dèi alcuni animali (la traduzione Rosemberg conferma che aveva raccolto sette esemplari di ogni specie).

Quest'ultimo episodio ha acceso la fantasia di Isaac Asimov, che ha notato come gli dèi sumeri e quello ebraico provassero un bisogno quasi fisico di questi sacrifici: "Nella storia del diluvio sumerica anche Ut-Napishtim sacrifica agli dèi, che accorrono lietamente intorno al fumo, adunandosi come mosche. Si ha l'impressione che gli dèi abbiano fortemente sentito la mancanza dell'odore dei sacrifici, che è il loro cibo, e siano grati del loro ripristino.

Si direbbe che temano di morire di fame; e lo stesso Enlil si convince che è meglio lasciare che gli uomini vivano anziché fare a meno dell'odore dei sacrifici. Nella Bibbia questo aspetto è messo molto in sordina; tuttavia il Signore sente un odore soave e subito decide di togliere la maledizione imposta al suolo al tempo di Adamo, e di non devastare più la Terra". L'uomo dunque come servo e cuoco degli dèi alieni? É confermato anche nei testi ebraici.

E poi, quale è il reale significato dei sacrifici antichi, umani o animali? É forse casuale il fatto che gli alieni Grigi della moderna ufologia siano continuamente associati a ritrovamenti di animali stranamente mutilati e a casi di rapimenti di uomini, per scopi di studio?

Possibile che il sacrificio di forme di vita altro non fosse che una misinterpretazione dei bisogni degli "dèi" alieni, che da secoli sperimentavano e studiavano su cavie umane ed animali? Non è improprio pensarlo.

Il nuovo patto di alleanza [di Enlil secondo il Progetto Atlanticus] con l'umanità scampata al diluvio permette infatti ai colonizzatori della Terra di continuare a sperimentare, servendosi dell'uomo; che se ne farebbe un dio, o gli alieni, di un pianeta morto, sterminato? Nulla. Dio aveva bisogno degli uomini.

Il diluvio è infine citato anche nelle tavolette assire di Ninive e su un prisma d'argilla dall'inglese Weld-Blundell.

Il prisma, classificato dagli assiriologi con il numero d'inventario WB 444, riporta i nomi di cinque città antidiluviane, il nome del re di Shuruppak Ubar-Tutu e riferisce che l'umanità anteriore alla catastrofe aveva vissuto sulla Terra, dalle origini, per 241.200 anni! Poi, "il diluvio si riversò. Dopo di che il diluvio si produsse. l'Autorità discese dal cielo". Gli dèi scesero dunque dal cielo, invasero la Terra. Il pianeta era stato riconquistato.

L'episodio rappresenta una sconfitta per Yahweh [personalmente credo che qui il termine Yahweh sia improprio... più corretto secondo le mie teorie inserire qui la figura di Enki] che, secondo la Tanhuma Buber Genesi, la Genesi Rabba, il Bereshit Erubin e la Pesiqta Rabbati, "intendeva popolare la Terra con uomini e non con demoni; perciò aveva infuso nel cuore di Adamo un irresistibile desiderio di Eva" (dunque, il peccato originale non era il sesso; N.d.A.); ma quando i bene-Elohim iniziarono a congiungersi carnalmente con le donne della Terra, il pianeta venne invaso oltre misura dai figli degli alieni (che la Genesi chiama "i ribelli").

Che gli angeli caduti desiderassero da tempo insediarsi sulla Terra è confermato da varie fonti.

Yalqut Genesi e la Bereshit Rabbati narrano che gli angeli Shemhazai e Azael avevano messo in guardia il "Signore dell'Universo" del fatto che "l'uomo fosse indegno del Suo mondo". "Dio disse: Ma se distruggo l'uomo, che ne sarà del mio mondo? Dissero gli angeli: Potremmo abitarlo noi. Ma il Signore replicò: Forse che, discesi sulla Terra, non pecchereste peggio degli uomini?".

Di fronte alle insistenze degli angeli, l'Elohim acconsente; ma ecco che i bene-Elohim (tali sono Shemhazai e Azael) subito "furono attratti dalla bellezza delle figlie di Eva"; le possedettero e generarono figli mostruosi. Ma ciò che fu peggio, "questi ribelli, o angeli caduti, avevano un appetito formidabile, che Dio doveva mandare loro manna di diversi sapori, per tenerli lontani dalla tentazione di mangiare carne, un cibo proibito".

Shemazai in seguito si pentì e tornò al suo mondo di origine: "la costellazione che i greci chiamano Orione"; Azael continuò invece a peccare, congiungendosi anche con donne-demone provenienti dallo spazio (Zohar Genesis); solo una "vergine" gli resistette; si chiamava Istahar (figura nota agli ufologi come Itachar; si legga il terzo capitolo); Istahar ottenne di tornare nel suo mondo, "nella costellazione detta la Vergine o, come altri vogliono, le Pleiadi" (Liqqute Midrashim). Oltre al diluvio, fu "Gabriele che distrusse gli angeli caduti, incitandoli ad una guerra fra loro" (Libro di Enoch).


Questo fu l'inizio... Yahweh dopo il diluvio perse potere a vantaggio degli Elohim legati al mondo Enkilita e pertanto iniziò a escogitare un modo per riconquistare la posizione di prestigio che aveva durante l'epoca precedente al Diluvio in qualità di parente stretto di Enlil.

La sua idea fu quella di chiamare Abramo a sè e costruire il popolo di Israele...

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