domenica 9 dicembre 2012

I Nomi della Vergine

L’Encyclopædia of Religion and Ethics cita il biblista W. M. Ramsay secondo il quale nel “V sec. l’onore tributato alla Vergine Maria a Efeso era una forma [rinnovata] del vecchio culto pagano anatolico della Vergine Madre”. Un dizionario teologico (The New International Dictionary of New Testament Theology) afferma: “I concetti cattolici della ‘madre di Dio’ e della ‘regina del cielo’, pur essendo posteriori al [Nuovo Testamento], hanno radici storico-religiose molto più antiche in Oriente.
 
Nella successiva venerazione di Maria ci sono molte tracce del culto pagano della madre divina”.
 
Queste tracce sono troppo frequenti e troppo precise per essere frutto di una coincidenza. La somiglianza fra le statue della Vergine Maria con il bambino e le statue di dee pagane come Iside non può non balzare agli occhi. Le centinaia di statue e icone della Madonna Nera presenti in chiese cattoliche di tutto il mondo non possono non far ricordare la statua di Artemide. Un’enciclopedia cattolica (Théo—Nouvelle encyclopédie catholique) dice a proposito di queste madonne nere: “Sembra che siano state un mezzo per trasferire a Maria ciò che rimaneva della devozione popolare a Diana [Artemide] . . . o a Cibele”.
 
Anche le processioni in onore della Vergine Maria il giorno dell’Assunzione trovano il loro prototipo nelle processioni in onore di Cibele e di Artemide.
 
Gli stessi titoli dati a Maria ci ricordano le dee-madri pagane. Ishtar era acclamata come “Santa Vergine”, “signora” e “madre misericordiosa che ascolta le preghiere”. Iside e Astarte erano chiamate “regina del cielo”. Cibele fu definita “madre di tutti i beati”. Tutti questi titoli, con piccole varianti, sono applicati a Maria.
 
Il Concilio Vaticano II incoraggiò il culto della “beata Vergine”. Papa Giovanni Paolo II è ben noto per la sua fervente devozione a Maria. Durante i suoi lunghi viaggi non perde mai un’occasione per visitare santuari mariani, incluso quello della Madonna Nera di Czestochowa, in Polonia. Egli ha affidato il mondo intero a Maria. Non sorprende, quindi, che alla voce “dea-madre” la New Encyclopædia Britannica scriva: “Il termine è stato applicato anche a figure così diverse come le cosiddette ‘Veneri dell’età della pietra’ e la Vergine Maria”.
 
Ma la venerazione cattolica di Maria non è il solo modo in cui il culto della dea-madre è sopravvissuto sino ad oggi. Fatto curioso, sostenitrici del movimento femminista hanno pubblicato svariati libri sul culto delle dee-madri. Esse credono che le donne siano state gravemente oppresse in questo mondo dominato dall’aggressività maschilista, e che l’adorazione di una divinità femminile rifletta le aspirazioni dell’umanità a un mondo meno aggressivo. Evidentemente credono anche che oggi il mondo sarebbe migliore e più pacifico se fosse più sensibile alle tematiche femministe.
 
Tuttavia, l’adorazione della dea-madre non portò la pace nel mondo antico, e non porterà la pace nemmeno oggi. Inoltre, oggi sempre più persone, sì, milioni di persone che si uniscono ai testimoni di Geova, sono convinte che questa terra non sarà salvata da Maria, per quanto rispettino e amino Maria quale donna fedele del I secolo che ebbe il meraviglioso privilegio di partorire e allevare Gesù. Né i testimoni di Geova credono che il Movimento per la liberazione della donna, per quanto giustificate possano essere alcune delle sue rivendicazioni, sia in grado di portare pace nel mondo.
 
Perché questo avvenga essi confidano nell’Iddio che Paolo proclamò agli ateniesi e agli efesini, “l’Iddio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso”. (Atti 17:24; 19:11, 17, 20) Questo Dio Onnipotente, il cui nome è Geova, ha promesso un glorioso nuovo mondo in cui “dimorerà la giustizia”, e possiamo riporre piena fiducia in questa sua promessa. — 2 Pietro 3:13.
 
Il culto della dea-madre è ancora vivo?
 
IL CULTO della dea-madre era ancora praticato ai giorni dei primi cristiani. L’apostolo Paolo dovette fare i conti con esso a Efeso, in Asia Minore. Anche lì come ad Atene, altra città dedicata al culto di una dea, egli aveva reso testimonianza all’“Iddio che ha fatto il mondo”, il Creatore vivente, che non è “simile all’oro o all’argento o alla pietra, simile a qualcosa di scolpito dall’arte e dall’ingegno dell’uomo”.
 
Questo era troppo per gli efesini, che nella maggioranza adoravano la dea-madre Artemide. Quelli che si guadagnavano da vivere producendo tempietti d’argento della dea fomentarono una sommossa.
 
Per circa due ore la folla gridò: “Grande è l’Artemide degli efesini!” — Atti 17:24, 29; 19:26, 34.
 
L’Artemide di Efeso
 
Anche i greci adoravano un’Artemide, ma l’Artemide adorata ad Efeso si può identificare solo vagamente con essa. L’Artemide greca era la dea, vergine, della caccia e del parto. L’Artemide di Efeso era una dea della fertilità. Il suo enorme tempio a Efeso era considerato una delle sette meraviglie del mondo antico. La sua statua, che si credeva fosse caduta dal cielo, la rappresentava come una personificazione della fertilità, con il petto coperto da file di mammelle ovoidali. La particolare forma delle mammelle ha suggerito varie interpretazioni: secondo alcuni esse rappresenterebbero ghirlande di uova, o anche testicoli di toro. Qualunque sia la spiegazione, il riferimento alla fertilità è chiaro.
 
È interessante notare che, secondo la New Encyclopædia Britannica, la statua originale di questa dea “era fatta di oro, ebano, argento e pietra nera”. Una famosa statua che risale al II secolo E.V. raffigura l’Artemide di Efeso con la faccia, le mani e i piedi neri.
 
L’immagine di Artemide veniva portata in processione per le strade. Il biblista R. B. Rackham scrive: “Dentro il tempio [di Artemide] si conservavano . . . le sue immagini, i suoi reliquiari e gli utensili sacri, d’oro e d’argento, che nelle grandi feste venivano portati in città e poi riportati indietro in una sontuosa processione”. (The Acts of the Apostles) Queste feste attiravano centinaia di migliaia di pellegrini da tutta l’Asia Minore. Questi compravano tempietti della dea e la acclamavano con appellativi come grande, signora, regina, vergine, “colei che ascolta e accetta le preghiere”. In un ambiente del genere, ci volle grande coraggio da parte di Paolo e dei primi cristiani per esaltare “l’Iddio che ha fatto il mondo” anziché gli dèi e le dee fatti ‘d’oro o d’argento o di pietra’.
 
Da dea-madre a “Madre di Dio”
 
Fu agli anziani della congregazione cristiana di Efeso che l’apostolo Paolo predisse un’apostasia, avvertendoli che sarebbero sorti apostati che avrebbero detto “cose storte”. (Atti 20:17, 28-30) Uno dei pericoli che incombevano continuamente a Efeso era il ritorno al culto della dea-madre. Si verificò questo?
 
Nella New Catholic Encyclopedia leggiamo: “Come meta di pellegrinaggi, Efeso era considerata il luogo di sepoltura [dell’apostolo] Giovanni. . . . Un’altra tradizione, attestata dal Concilio di Efeso (431), lega la Beata Vergine Maria a San Giovanni. La basilica in cui si tenne il Concilio fu chiamata Chiesa di Maria”. Un’altra opera cattolica (Théo—Nouvelle encyclopédie catholique) parla di una “tradizione plausibile” secondo cui Maria avrebbe accompagnato Giovanni a Efeso, e lì avrebbe trascorso il resto della sua vita. Perché è importante questo ipotetico legame tra Efeso e Maria?
 
Lasciamo che a rispondere sia la New Encyclopædia Britannica: “La venerazione della madre di Dio ricevette impulso quando la chiesa cristiana divenne chiesa dell’impero sotto Costantino, e le masse pagane affluirono nella chiesa. . . . La loro pietà e la loro coscienza religiosa si erano formate per millenni attraverso il culto della ‘grande madre’ e della ‘vergine divina’, aspetto che risaliva alle antiche religioni popolari di Babilonia e Assiria”. Quale posto poteva essere migliore di Efeso per la “cristianizzazione” del culto della dea-madre?
 
Fu quindi a Efeso, nel 431 E.V., che il cosiddetto terzo concilio ecumenico dichiarò Maria “Theotokos”, parola greca che significa “Genitrice di Dio”, “Madre di Dio”. La New Catholic Encyclopedia afferma: “L’uso di questo titolo da parte della Chiesa fu indubbiamente decisivo per lo sviluppo, nei secoli successivi, della dottrina e della devozione mariane”.
 
Oggi, tra le rovine dell’antica Efeso, si possono ancora vedere i resti della “Chiesa della Vergine Maria”. Si può anche visitare una cappella che, secondo una tradizione, era la casa in cui Maria visse e morì. Papa Paolo VI visitò questi santuari mariani di Efeso nel 1967.
 
Sì, Efeso fu il punto focale per la trasformazione del culto pagano della dea-madre, come quello che Paolo dovette affrontare nel I secolo, nella fervida devozione a Maria quale “Madre di Dio”. È principalmente attraverso la devozione a Maria che il culto della dea-madre è sopravvissuto nei paesi della cristianità.
 
Babilonia, antica e moderna
 
Quando Nimrod, pronipote di Noè, cominciò a divenire potente sulla terra e s’innalzò quale “potente cacciatore in opposizione a Geova”, il principio del suo regno fu Babele, Babilonia. Fu a Babele che gli uomini, sfidando Geova, decisero di farsi un nome celebre edificando una città con una torre religiosa. Quello fu un atto d’apostasia, un allontanamento dall’adorazione dell’Iddio di Noè, una ribellione contro la sovranità di Geova. Ma il loro programma di costruzione fallì miseramente. Geova scese e confuse la loro lingua. Non essendo più in grado di comunicare l’uno con l’altro, si divisero secondo i gruppi linguistici e furono dispersi da Babele “per tutta la superficie della terra”. (Gen. 10:8-10; 11:1-9) Si portarono appresso la loro falsa religione. Venne così all’esistenza un impero mondiale della falsa religione, la mistica “Babilonia la Grande”.
 
L’origine comune delle religioni del mondo è evidente. Quante somiglianze! Per esempio nell’antica Babilonia si praticava il culto di Semiramide e di suo figlio Nimrod, tanto simile al culto della Madonna e del Bambino praticato dalla cristianità apostata. Nel suo libro “Ancient Pagan and Modern Christian Symbolism”, Thomas Inman dice delle immagini della madre col bambino: “Sono così comuni in India come in Italia, nei templi pagani come nelle chiese cristiane. L’idea della madre e del bambino è rappresentata in ogni paese antico della cui arte sia rimasta traccia”.
 
Questo non nega l'esistenza di Gesù Cristo e di sua madre Maria nè della storicità di quanto descritto e raccontato nei Vangeli, anzi il Progetto Atlanticus riconosce importanza fondamentale delle parole del Cristo e dei suoi insegnamenti nel perseguimento degli obiettivi di "Rinascita" oggi così come fu diverse migliaia di anni fa.
 
L'articolo vuole fare invece riflettere sulle mistificazioni perpetrate dalla Chiesa (Player A?) e dal sincretismo esistente tra le figure dell'iconografia cristiana e i riti pagani antecedenti al cristianesimo.
 

 

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